Una mattina di settembre, a Villaggio Mancuso, incontriamo per caso Ali Ilhan, il regista turco che ha diretto Claudia Cardinale nel film “Diventare italiano con la signora Enrica”.
E’ reduce dal festival internazionale del cinema di San Pietro Magisano, dove ha vinto la sezione lungometraggi. Al riparo dai riflettori, se ne sta in pace a godersi il fresco della Sila, intento a gustare una crispella. Disturbare in certi momenti non è il massimo, perciò ci limitiamo a un veloce saluto con stretta di mano. Alì, invece, è molto cordiale. Accetta di essere contattato, non esitando a tirar fuori un biglietto da visita. Sta per tornare a Roma, dove vive e lavora come director. “Anche da lì- dice- possiamo sentirci”.
Fare domande su un film, però, non è facile se non si è visto il film. E “Being italian with signora Enrica” non è ancora uscito nelle sale. Il web ci viene in aiuto. In un video realizzato dall’associazione Work in Progress, Alì Ilhan svela alcuni retroscena. L’idea di trasformare in commedia la tenera amicizia tra la signora Enrica e un giovane di Istanbul è nata nella mente di Alì nel 2004, guardando una foto, durante un suo soggiorno a Rimini, città di cui è innamorato. Ma c’è un altro filo invisibile che lo lega a Rimini, la sua profonda ammirazione per Federico Fellini, presente in diverse scene del film. Ed eccolo, il regista di Amarcord, ripreso mentre sta seduto sulla “sua” sedia, al Grand Hotel: “Una delle forme di alienazione del mio mestiere- diceva il regista in quel video in bianco e nero – è considerare che di tutte le cose usate in un film, persone, oggetti, ambienti, intere città, vi sia una cancellazione. Quindi- aggiungeva scherzosamente- mi meraviglio un po’ che il Grand Hotel, di cui ho parlato in molti miei film, sia ancora qua”.
Il grand hotel è ancora là, si, ma stavolta su quella sedia è seduto un giovane regista emergente, felice di respirare la stessa aria del grande maestro. Un saluto finale e il video si conclude.
Il resto lo apprendiamo da Alì, via cellulare. Ha qualche minuto libero, mentre aspetta il treno. “Giusto un paio di domande”, promettiamo. Promessa, naturalmente, non mantenuta. Perché Alì Ilhan, prima di essere un regista, è un ragazzo di 36 anni, disponibile e amichevole.
“Cosa mi ha ispirato di Fellini? La capacità di sognare a colori, come in un circo- dice- Da lui ho imparato che la vita va presa con ironia. A Rimini si dice “la patacca”, cioè l’umor, la leggerezza che si trasmette al pubblico”.
Anche la vita di Alì ricorda un pochino il regista riminese. Come la sua scelta di venire in Italia. “Mi ero stancato di Istanbul – confida- e il destino mi ha portato a Rimini. Poi, mi sono spostato nella capitale. Insomma, ho fatto come il “vitellone”, che va via dal suo paese e si trasferisce a Roma”.
Racconta, quindi, la sua esperienza di lavoro insieme a Claudia Cardinale. “Inizialmente ero spaventato- dice – lei un’attrice mondiale, che ha girato 150 film e lavorato con registi del calibro di Fellini e Visconti, io un giovane regista al mio primo lungometraggio, credevo mi avrebbe schiacciato. Ma non è stato così. E’ stata così umile, mi ha aiutato tanto, ma senza suggerirmi cosa fare. Anzi, ascoltava sempre quello che le dicevo. Io avrei voluto lasciarle un po’ di scelta, sull’inquadratura o su come recitare. Ma non è mai stato così”.
La voce di Alì è carica di energia. Mentre parla, pronuncia spesso la parola “correre”. “Mi ha ispirato una scena bellissima di “Otto e mezzo”, quando lei a un certo punto– dice- sembra che voli, anziché correre. Come la corsa che fa la Cardinale nella scena del ballo”.
Infine, qualche dietro le quinte sulla vera signora Enrica: “Sono capitato per caso (o per fortuna) – racconta- in casa di questa signora. Era un personaggio. La sera si sedeva davanti al televisore con accappatoio blu e occhiali da sole. Mi ispirava tantissimo. Una volta mi raccontò di quando, da giovane, si trovò davanti a Fellini, che voleva affidarle una parte, ma lei era talmente timida che corse via. Questa scena ironica ho voluto metterla nel mio film. Mi manca molto. Purtroppo, non c’è più”.
La sua voce, ora, è bassa, si sente appena. Forse è coperta dal rumore del treno. “Ciao, Alì, corri”.
Anzi, vola, verso il successo.
(da Il Quotidiano del Sud, 20 settembre 2016)
Antonella Mongiardo