Cinque milioni di poveri assoluti…

…e otto milioni di poveri relativi, totale tredici. Poveri assoluti sono quelli che non hanno da mangiare e pagare le utenze; relativi, quelli che campano a stento.

 Complimenti all’Europa Unita, e a tutti i governi italiani da quando c’è l’euro; a quello Meloni diamo qualche mese di tempo.

 Che c’entra l’euro? Eccome, se c’entra. Il 2 gennaio 2001, tutte le cose che prima costavano lire 1.000, e che dovevano dunque costare euro 0,52, saltarono ad euro 1, cioè lire 1.936,27; praticamente, raddoppio; mentre i poveri relativi campano con euro 1.500; e quelli assoluti, con molto di meno. Riassunto: i poveri sono poveri in quanto non hanno soldi per comprare cose che costano troppo.

 Premetto che la soluzione della povertà non è aumentare ai poveri i soldi; ciò provocherebbe solo l’aumento dell’inflazione, già altissima all’11%. Ormai il giocattolo si è rotto, è ogni supermercato lo sa benissimo, che più soldi girano, più conviene aumentare i prezzi.

 Ora parlo da storico. Nei secoli antichi, ogni tanto capitavano le carestie; e queste non erano provocate da questioni riguardanti i talenti, le dracme, i sesterzi, i ducati e i fiorini, e tanto meno i fogli di carta; ma da disastri naturali, piogge o meno, siccità o meno, terremoti, alluvioni, guerre… E le epoche antiche, con tutta la loro indubbia superiorità culturale e filosofica e poetica e artistica, stavano malissimo quanto a tecnologia.

 Ma oggi, in un’Europa dove anche i cagnolini hanno un cellulare appeso al collo, eccetera; e se mai, come direbbe il vecchio Marx, se mai dovrebbe soffrire di sovrapproduzione, come è possibile che ci siano i poveri? Mi pare evidente che l’economia è sbagliata, e quindi va rifatta del tutto.

 Intanto è palese che in Italia ci sono, appunto, più cellulari che panini; più televisori (con programmi pessimi ma tanti!) che salame; più discoteche che case… Un’economia fatta di gingilli, non può durare, e va radicalmente cambiata; e anche alla svelta.

 Il solo modo serio per sanare la povertà è la produzione con il lavoro; e quando c’è la produzione, c’è anche la sola possibile giustizia sociale, perché i beni si distribuiscono da soli e senza interventi artificiosi, di solito maldestri e dannosi: vedi Unione Sovietica.

 Produzione prima del necessario, poi dell’utile, poi del superfluo. Per ora, l’Occidente liberale pare faccia il contrario. Ed ecco i tredici milioni di poveri in Italia. E non è che altrove stiano meglio.

Ulderico Nisticò