Clonare anche gli uomini?

La genetica è tra le pratiche empiriche più antiche della storia: tutte le specie domestiche sono il frutto di incroci tra specie selvatiche, prima casuali, poi studiate secondo criteri di utilità; e sempre gli stessi uomini hanno elaborato operazioni di eugenetica con criteri di natura fisica prima che politica o economica.

Esempi storici: quando, dai secoli XVIII e XIX, le casate reali europee si ridussero a sposarsi tra loro, le malattie e degenerazioni corporali e mentali riempirono le cronache. Bene fa il principe di Salina del Gattopardo, a coniugare il nipote Tancredi con la plebea ma sanissima Angelica! Del resto, anche il rachitico Vittorio Emanuele III, figlio di primi cugini Savoia, sposò Elena, nipote di robusti briganti balcanici: e i risultati fisici, dico quelli, furono positivi.

Se oggi dunque, dopo le pecore e le scimmie, clonassero anche degli esseri umani, sarebbe la versione scientifica di quello che una volta facevano, o, sbagliando, non facevano, ma solo a naso. Oggi si può scegliere un Tizio, pigliarne una cellula, e farne le fotocopie. Credo che le tecniche siano già disponibili.

Ciò premesso, è necessario chiedersi e chiedere se ciò sia moralmente lecito e politicamente accettabile. A titolo personale, dichiaro che non sarei molto contento di trovarmi di fronte a un altro U. N. uguale uguale, né meglio né peggio, ma identico, solo che, fatto oggi, mi somiglierebbe nel corpo, ma non potrebbe essere nato a Catanzaro Sala, vissuto a Siderno e Soverato, laureato a Pisa, militare, sessantottino, incappato in burrascose vicende amorose, sovrappeso con stile, incidentato in bici, autore di libri e teatro, attaccabrighe politico, a volte troppo incline alla battuta di spirito, coltivatore diretto dai modestissimi risultati, insomma non sarei io, ma uno uguale.

Se avessero modificato il DNA di Giacomo Leopardi, egli sarebbe nato dritto come un fuso, alto e forte, e invece di cantare il vincitore nel pallone avrebbe giocato lui, e invece di sognare invano di prendere le armi, si sarebbe arruolato in una qualsiasi delle bande di matti di cui pullulò il suo secolo in Europa e nelle Americhe. Se lo avessero clonato, avremmo avuto un battaglione di conti Leopardi di eccelse qualità corporali, e tutte le Silvie di ottima salute avrebbero sgomitato per loro. Quanto alle poesie… beh, nella vita se ne può fare a meno.
E non solo il corpo, è in discussione. Cloniamo un Dante Alighieri, però senza il caratteraccio che lo condusse all’esilio, al rischio di rogo e a mettere all’Inferno re e papi, e immaginiamo un Dante politicamente corretto e di animo mite. Ne usciva una Divina Commedia piana di peccati e rigorosamente priva di peccatori.

Ci sono ottimi motivi, dunque, per non clonare l’uomo. “Pas ànthropos symphorè”, insegna Erodoto, ogni uomo è circostanza, e ogni atto e ogni incontro e ogni caso sono irripetibili.
Si consideri poi chi dovrebbe decidere se clonare o no, e chi clonare… Gli scienziati? Ma no, i tecnici, insegna Platone, devono eseguire, mica comandare. I giudici? I giudici devono applicare le leggi votate dal parlamento. Il parlamento? Ragazzi, vogliamo scherzare? Le famiglie? E se lui e lei litigano?
Concludiamo con questa riflessione provocatoria. Attraverso la clonazione, ci si potrà riprodurre senza sesso e senza amore. Fanno un utero di plastica, mettono una cellula presa dalla pelle del dito mignolo, frullano il tutto, e nasce un bambino, magari scelto con un catalogo di sesso, altezza, peso, colore. Però, che noia, un mondo asessuato: niente Guerra di Troia, niente Romeo e Giulietta, niente don Rodrigo…

Secondo me, la clonazione si può già fare: ma si deve, è lecito? Servirebbe quella cosa che non esiste più da un pezzo, e si chiama filosofia; oggi ridotta a opinioni vagamente sociologiche e pseudopolitiche corrette. Manca tuttavia la materia prima, i filosofi.
Proviamo a clonare Talete, Eraclito, Parmenide, Platone, Aristotele, s. Agostino, Gioacchino, s. Tommaso d’Aquino, Campanella, G. B. Vico, Kant, Fichte, Schopenhauer, Gentile… Manca qualcuno, dirà un professore: eh, ragazzi, il clonatore sono io, e clono chi mi pare. Croce, per esempio, no: mi sta antipatico, e credeva nell’autonomia dell’economia e della scienza. Hegel è razionalistico e pesante. I contemporanei, morti o vivi, sono scartine.
Clono chi mi pare e chi no, no: vedete, amici, i rischi della clonazione umana? Più prudente fermarsi alle scimmie e alle pecore.

Ulderico Nisticò

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