Cold case del 2000 a Rho: la DDA di Milano chiede il processo per il boss Gallace e altri tre esponenti del crimine organizzato


 La Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Milano chiude ufficialmente il cerchio su uno dei delitti rimasti per oltre due decenni senza un colpevole, segnando un punto di svolta decisivo nell’inchiesta sull’omicidio di Nicola Vivaldo, il sessantaseienne assassinato a Rho la sera del 23 febbraio 2000.

I sostituti procuratori Rosario Ferracane e Alessandra Cerreti hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei presunti mandanti, organizzatori ed esecutori dell’agguato, accendendo i riflettori sulle dinamiche della cosca ‘ndranghetista dei Gallace.

Al centro dell’impianto accusatorio della Procura milanese spiccano quattro figure di primo piano del panorama criminale lombardo e calabrese.

La figura chiave è quella di Vincenzo Gallace, 79 anni, nativo di Guardavalle, considerato dagli inquirenti lo storico e indiscusso vertice dell’omonimo clan rooted a Guardavalle e da decenni ben ramificato al Nord.

​Insieme al boss calabrese rischiano il dibattimento:
​Vincenzo Rispoli (63 anni, originario di Cirò Marina), noto alle cronache giudiziarie come elemento al vertice della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo;
​Massimo Rosi (58 anni, di Legnano);
​Stefano Sanfilippo (61 anni, originario di Gela ma residente a Pogliano Milanese).

Per tutti e quattro gli imputati l’accusa è di omicidio volontario, aggravato sia dalla premeditazione sia dalle modalità mafiose, per aver agito con la finalità specifica di agevolare e consolidare gli interessi economici e criminali della cosca Gallace e delle sue articolazioni operative in territorio lombardo.

Con l’atto depositato dai magistrati della DDA, la vicenda giudiziaria passa ora al vaglio del Giudice per le indagini preliminari, chiamato a decidere sulla richiesta di processo che potrebbe fare luce definitiva su una pagina di sangue rimasta nell’ombra per ventisei anni.