Collasso demografico

Lo si legge non su un foglio clandestino di nostalgici, ma sulla prima pagina del quotidiano ufficiale dei vescovi italiani, L’avvenire. Si legge che l’Italia e l’Europa sono in collasso demografico. Accolgo con soddisfazione il ritorno di un tema da sempre intrinseco alla cultura cattolica: la difesa delle comunità nella loro esistenza stessa.

I numeri sono desolanti, e basta riflettere su uno solo, datato ormai dal 2013, e da allora sempre così: il numero dei morti supera quello dei nati, e non perché ci sia una pestilenza, anzi non muore nessuno, ma perché non nascono bambini.

Per chi, come chi scrive, alla statistiche crede poco, basta guardarsi intorno. Per venire a Soverato, sono sufficienti gli occhi, e un giro sul Lungomare popolato… beh, spopolato, e da anziani.
Se dunque non nascono figli, ciò è dovuto, in sintesi, a due cause oggettive e una antropologica e morale. Le oggettive, e non devo sprecare molte parole, sono:

– I giovani a stento trovano lavoro, e, se anche, è in età di 30, 35 e più anni; ed eternamente precario e per condizione e per sede.
– Sono gravemente carenti i servizi, e costosi; e assenti anche i pur tisici assegni familiari di un tempo.

Ovvio che, se lo Stato si vuole preoccupare del futuro dell’Italia, deve intervenire su questi fattori.
Ora, state bene attenti. Nei secoli, anzi anche nei decenni passati, la natalità era molto più alta, purtroppo accompagnata da una non meno alta mortalità.
La natalità era alta per evidentissime ragioni naturali (e spero i lettori siano maggiorenni e vaccinati, e non mi debba spiegare meglio); le signore erano spessissimo mamme, diciamo per tutta l’età fertile; e non ve ne venite fuori con luoghi comuni sociologici libreschi: l’imperatrice Maria Teresa fece sedici figli come le sue suddite più plebee; tredici la sua pronipote omonima maritata Borbone; la regina Vittoria, solo nove; in compagnia della Blondet maritata Manzoni! Tale prole popolana e aristocratica veniva ottenuta con le normali modalità di alcova e dintorni, suscitate dalla più arazionale e spiccia e condivisa passione, e per merito di Francesco Stefano, Alberto, Ferdinando e Alessandro. Non so se sono stato chiaro!

Oggi, se un marziano scendesse all’improvviso sulla Terra, all’inizio immaginerebbe di trovarsi nel Regno della dea Venere, dove di altro non si parla che di sesso e d’amore; subito dopo, se è un marziano intelligente, arriverebbe al volo alla conclusione “can che abbaia non morde”, e che di amore si parla assai e se ne pratica ben poco. Quando delle belle signorine in fiorente età trascorrono le serate in eleganti locali, circondate da giovanotti altrettanto eleganti… beh, hanno altissime probabilità di tornare a casa come ne sono uscite, ovvero deluse… se non illibate! Però, macra consolatio, hanno “bevuto qualcosa”!

I giovani maschi hanno acquisito, ahimè, le stesse delicate e gentili abitudini dei cicisbei settecenteschi: accompagnavano a spasso le signore! Poi arrivarono la ghigliottina e il castigamatti Napoleone. Sperando di non dover giungere a tanto, la prima condizione per recuperare la demografia è dunque che le ragazze e i ragazzi tornino – rispettivamente, bene inteso – femmine e maschi. E basta con l’apologia della debolezza morale devirilizzante, e del piagnisteo come condizione quotidiana! La vita è bella perché è dura e aspra, alla fine!

Conclusione, e qui dovrebbe intervenire ancora più decisamente la cultura cattolica, bisogna rivendicare i diritti e doveri della e verso la natura, finendola con un deformato spiritualismo che non è affatto spiritualità, ma pretesa di fare come Dio e la Natura non ci fossero: diciamo, l’effetto Torre di Babele; e si sa come terminò.

Corollario: fare e crescere figli è bellissimo e difficile. E il mondo occidentale, avvertiva già 70snni fa l’etologo Lorenz, patisce “l’ipersensibilità al dolore e iposensibilità al piacere”, e l’incapacità di affrontare problemi e sofferenze anche banali. Dilaga l’edonismo nella versione più ridicola e patetica, quella piccolo borghese, del “divertimento”: vedi sopra, a proposito di insulse serate.
Insomma, bisogna urgentemente cambiare mentalità.

Ulderico Nisticò