Esordisce come scrittore alla sesta edizione de “Il maggio dei libri” Pasquale Allegro, consulente editoriale, presentando la sua prima fatica letteraria “Collezioni di cielo”. Benché veterano delle manifestazioni culturali lametine, soprattutto in veste di moderatore e critico letterario, il neo scrittore non ha nascosto l’orgoglio di trovarsi, ora, dall’ altra parte.
Pasquale Allegro è laureato in Lettere e Filosofia e si occupa di cultura per diversi giornali, riviste blog.
Raffinato interlocutore di poeti e scrittori, Pasquale Allegro ha confessato apertamente l’ emozione di passare dall’ editing alla narrativa, durante la serata tenutasi a Palazzo Nicotera, dove ha risposto alle domande sottilmente provocatorie di Daniela Grandinetti, la quale ha conversato col giovane autore sui contenuti del romanzo, oltre che sul suo stile di scrittura, sul suo rapporto con i libri, sul suo modo di essere e di pensare.
Il romanzo, scritto in uno stile elegante e asciutto al tempo stesso, che rivela la solida formazione umanistica dell’autore, è una radiografia dell’animo del protagonista. Un giornalista che, giunto alla soglia dei quarant’ anni, vive il disagio di un bilancio non soddisfacente tra desideri e realtà, alle prese con una quotidianità sempre uguale, con la paura di essere “sentinella di un cielo che non mi appartiene”. Una sensazione di inadeguatezza che si trasforma in sofferenza e in bisogno di cercare altrove il proprio posto nel mondo.
Ed ecco che Pasquale inizia un viaggio introspettivo dell’animo, tra sentimenti, sensazioni, ricordi, pensieri e impulsi, per inseguire una verità che il destino gli sussurra continuamente.
“E’ un viaggio tra l’essere e il non essere- dice il critico Tommaso Cozzitorto- che interseca, come stato d’ animo, con la teoria astronomica degli universi paralleli, in quanto il sentimento della nostalgia è vissuto come un paradiso perduto”.
Collezioni di cielo è un libro che, pur con un linguaggio delicato e poetico, tocca tematiche importanti, come il senso di precarietà, l’incomunicabilità, la malinconia e il rapporto con il tempo. “Più che un romanzo, uno sfogo letterario- ha commentato la scrittrice Antonietta Vincenzo- Una lunga poesia che l’io narrante rivolge alla sua donna e, in parte, anche a se stesso. Un tentativo di mettere a nudo, attraverso lo scritto, ciò che le parole non riescono ad esprimere. Un modo, comunque, di esorcizzare i demoni che lo invadono. Una vena di pessimismo kafkiano smorza i toni vagamente lirici che riecheggiano qua e là nel corso del raccontarsi. Lucidità nell’analizzare il proprio malessere e consapevolezza di non poter far nulla per cambiare la situazione, fanno sentire il protagonista come intrappolato. Ingabbiato e inerme sotto lo sprazzo di cielo che lo sovrasta”.
Per salvarsi, al protagonista non resta che fuggire, nel tentativo e nella speranza di cambiare il suo destino sotto un altro cielo. “E, nel frattempo- afferma Antonietta Vincenzo- nel vagare tra un cielo e l’altro, l’io inizia un percorso di maturazione, di nostalgia verso le cose lasciate. Fino alla consapevolezza che l’unica certezza è quella da cui egli è fuggito”. “Voglio tornare – scrive Allegro- per non avere paura di invecchiare, per osare di essere diverso sotto lo stesso sprazzo di cielo, e non ripetermi in copie uniformi sotto un cielo diverso”.
Antonella Mongiardo