Come cambia la sicurezza nei luoghi di lavoro ai tempi del coronavirus

Il coronavirus, come ho detto in una precedente riflessione , sta cambiando gli usi ed i costumi di tutti i cittadini  nella vita quotidiana e,soprattutto, nel mondo del lavoro, regolato  dal D.Lgs. n.81/2008 e smi . Nel Titolo II di detto decreto , l’art. 62  definisce i luoghi di lavoro come quelli ” destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro”.

In pratica riguarda , salvo le dovute eccezioni, quasi tutti le attività lavorative. Le figure responsabili, con compiti e ruoli specifici e ben determinati, ai fini della sicurezza previste dal decreto sono :

·         Il Datore del Lavoro,

·         RSPP ( Responsabile Sicurezza Prevenzione e Protezione),

·         Medico Competente Rls ,

·         Addetto antincendio,

·         Addetto primo soccorso.

Fondamentali per la sicurezza durante la progettazione e l’esecuzione  dei lavori sono inoltre:

·         il coordinatore sicurezza in fase di progettazione  (C.S.F.P.)

·         il coordinatore sicurezza in fase di esecuzione lavori (CSFE )

Il Coordinatore della Sicurezza in Fase di Progettazione è un tecnico incaricato dal committente o dal responsabile dei lavori, dell’esecuzione  e della redazione dei piani di sicurezza  ( PCF,POS, DVR…) secondo i  compiti di cui all’articolo 91 comma 1 lettera a del D. Lgs. 81/08.

Il  coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione lavori provvede  ad integrare il Piano di sicurezza e di coordinamento e la relativa stima dei costi con tutti i dispositivi ritenuti necessari.

Le due figure possono coincidere o essere distinte. E’ del tutto evidente che i piani di sicurezza redatti finora non tenevano conto del rischio biologico del Coronavirus e che pertanto vanno aggiornati e cambiati   nel rispetto delle linee guide   e dei vari decreti emanati rispettivamente dal Governo e dal Mit per l’emergenza in corso.

Esse riguardano le modalità di comportamento da tenere in cantiere , le modalità di accesso dei fornitori esterni, la pulizia e sanificazione dei luoghi di lavoro, le precauzioni igieniche personali, i dispositivi di protezione personale, la gestione degli spazi comuni, l’organizzazione del cantiere (turnazione, rimodulazione dei cronoprogramma delle lavorazioni), la gestione di una persona sintomatica, la sorveglianza sanitaria. Tutte queste prescrizioni dovranno trovare attuazione anche in presenza di oggettivi ostacoli  .

Penso, ad esempio, alla difficoltà di reperire i DPI ed in particolar modo le mascherine di protezione che  si dividono in DPI  ( dispositivi di protezione individuale ) o DM ( dispositivi medici) .Tutte  le mascherine   devono avere il marchio CE.  e sono regolate e classificate  dalla norma europea UNI EN 14 . Tale norma, a seconda dell’efficienza filtrante, classifica le maschere in FFP1, FFP2, FFP3, dove FF significa Semimaschera Filtrante. Le mascherine consigliate (a chi si deve proteggere dal virus, quindi medici e persone a contatto con malati) sono di classe FFP2 o, meglio, FFP3 che hanno una efficienza filtrante del 92% e 98% .  

L’impossibilità di acquistare le mascherine nel mercato europeo ha indotto gli Enti Locali ed il Governo ad acquistarle nei paesi extraeuropei . Ciò ha comportato l’emissione   di un’apposita  norma del Governo che validasse anche quelle prive di marchio CE.

Tutte queste nuove disposizioni implicano nuove responsabilità, aumenti dei costi sulla sicurezza ed ingenti rischi agli attori della sicurezza, ciascuno per le proprie competenze. I datori di Lavoro devono sostenere l’aumento dei costi , mentre i lavoratori  devono sopportare i rischi che non sono mai del tutto eliminabili, ancor più con questo coronavirus, ma solo ridotti dai dispositivi di sicurezza. Tra i lavoratori, quelli più esposti oggi sono gli operatori sanitari:  medici, infermieri, tecnici, che stanno dimostrando un encomiabile senso del dovere ed un grande coraggio.

Da tecnico comprendo quanto sia difficile gestire una così grave ed imprevista  emergenza, anche se, per restare nell’ambito della sicurezza, prevedibile  e quanto    improbo lavoro  legislativo,  tecnico,  economico essa comporti.

 Ing. Nicola Iozzo