Come spendere i soldi europei

Faccio finta di credere che il mare di soldi arrivi davvero, e arrivi non tra un anno, come pare, ma subito. E fingo anche che ne possiamo disporre senza tante trappole burocratiche di Bruxelles.
Cominciamo dunque dalla causa prima per cui i soldi ci sono: la salute. La salute, non la sanità: e in Italia i due termini non sono sinonimi.

Soprattutto in Calabria, la sanità è servita ad assistere i sani; e non penso solo a guardarobieri, giardinieri, uscieri, archibugieri e altri “posti”… non solo, ma anche primari fasulli raccomandati. Basta: servono unicamente medici e infermieri; e un amministrativo (01) con dei computer funzionanti, non i catorci che so io. E medici cui sia vietato candidarsi: perché se è vero che la politica ha guastato la sanità, e anche verissimo che la sanità ha guastato la politica.

Servono scuole che insegnino due cose: la cultura eterna e senza età, e l’istruzione del 2020 quasi 21. Quanto alla prima, la scuola italiana va ancora bene; ma è arretratissima quanto alla seconda.
Serve l’ammodernamento dei trasporti: strade del tutto nuove; ferrovie; navi; aerei… E internet, che ancora per troppi, anche laureati, è una cosa da fantascienza.

Serve ripensare il sistema produttivo, con analisi serie della società e dei suoi bisogni reali.
Serve la garanzia dell’ordine pubblico, contro due mali sociali evidenti e sotto gli occhi di tutti: torme di clandestini stranieri spacciati per disperati e profughi ed eternamente minori, e che hanno occupato intere aree delle città; e bande di giovinastri di ogni etnia, italiana in testa.

Serve quindi una giustizia di cui fidarsi, cioè senza Palamara e roba del genere.
Serve una politica della cultura: quella vera, non piagnistei retribuiti e antimafia segue cena.
Per tutto questo e altro, servono soldi; e un modo corretto di usarli; e spenderli subito.

Ulderico Nisticò