Partono linee guida ministeriali sullo studio della storia, e qualcuno protesta. Infatti, secondo il ministro, e lo dico in sintesi, bisogna studiare i fatti. I fatti, esattamente come fecero per millenni prima i poeti epici, poi Erodoto, Tucidide, Livio, Tacito, Machiavelli, Guicciardini, e i grandi storiografi moderni dal XVIII secolo.
Gli storiografi, dico, non gli ideologi, i quali, per definizione, stravolgono i fatti per dimostrare le loro tesi; e se i fatti non le dimostrano, gridano che i fatti non sono veri, oppure li nascondono.
Invece, che fa di bello uno storico serio? Intanto, applica il dettato del Vico: gli occhi della storia sono due, cronologia e geografia. E basta scorrere i social, ma anche sentire dotti di moda, e si scopre che i luoghi sono poco noti; e le date… niente date, se no è nozionismo! E si leggono e si sentono le peggiori castronerie.
Poi, lo storico serio, si ricorda dell’insegnamento di Plutarco, che spesso una battuta, un gesto, un aneddoto dicono di più di grandi battaglie e operazioni politiche. Ed ecco perché la storiografia classica ha sempre evidenziato anche le biografie, ben sapendo che Napoleone e Cesare, prima di dittatore e imperatore, furono esseri umani come ognuno di noi, con tante cosette che non erano proprio da salotto.
Difficile capire Napoleone senza Giuseppina, e non serve la “storica” militante che si arrampichi sugli specchi a dimostrare che a Waterloo comandava lei e non lui… anche perché (ahahahahahah! le date) lei era morta l’anno prima, già da un pezzo divorziata.
Gli aneddoti? Ma sono indispensabili, o è noiosissima la narrazione della storia. Un bravo prof sa raccontare Muzio Scevola perché è un fatto epico… e approfittare per spiegare ai fanciulli il concetto di mitopoiesi eroica ed elettorale, cioè per giustificare il soprannome di Scaevola, ovvero mancino. Come unire l’utile al dilettevole.
E le idee? Certo che le idee hanno potentemente fatto la storia; ma questo non significa che fossero idee giuste, anzi spesso furono sballatissime. Marx sostenne che il comunismo sarebbe andato al potere prima in Inghilterra, ultimamente in Russia: ecco un esempio di idea campata in aria. Lo stesso per le guerre: ad Alamein non vinse la “democrazia” contro il “fascismo”, ma uno schieramento britannico divenuto molto più potente di quello italotedesco, e l’errore di Rommel e di chi per lui di non ritirarsi… Nella citata Waterloo, Wellington e Blucher erano molto, molto meno democratici di Bonaparte, e vinsero lo stesso.
Peccato mi sia andato perso, il mio testo di Liceo, il Moroni, che i fatti li raccontava tutti e nel modo più chiaro, inclusa la Seconda guerra mondiale, e senza alcuna retorica pro e contro, e nella più spudorata assenza di buoni e cattivi.
Evviva dunque il ritorno ai fatti. I buoni e i cattivi, lasciamoli alle favolette per bambini poco cresciuti.
Ulderico Nisticò