Comiche e Festival di paese

Caro Tito, tu che come me sei fondamentalmente un ragazzo di paese (oltre che di città ormai da lungo tempo), sai bene come e quanto da ragazzi ci divertivamo innocentemente e con poco.

Adesso ti voglio raccontare alcuni episodi che sono emersi (tra i tanti) ieri sera tra alcuni amici, con i quali mi sono ritrovato dopo i lunghi “lockdown” e le sacrificate clausure delle recenti due stagioni di Covid-19 (2020-2021). Sono finalmente tornate le grosse e grasse risate (liberatorie), come ai bei tempi, quando eravamo più spensierati e a volte ci attardavamo fino all’alba, nelle “scialate” (le gioiose cene tra amici fatte specialmente in campagna) a raccontare barzellette e situazioni comiche di paese o di altro genere. Infatti, ognuno dei nostri paesi ha i suoi aspetti e lati comici, dovuti a situazioni e personaggi caratteristici o curiosi. Altrimenti non sarebbe paese! …

1 – COMICHE DI PAESE – LE GALLINE UBRIACHE

Ad esempio, ieri sera sono emersi parecchi di tali episodi e di questi personaggi. Di uno, in particolare, si dovrebbe fare addirittura un film comico di successo, tanto è esilarante. Sarebbe davvero un film comico di successo. Verso la fine degli anni sessanta, la madre di un nostro amico ha distrattamente versato del vino nella “canigghyata” (pastone di “crusca = canigghya”) per le sue galline. Queste, ovviamente, dopo aver abbondantemente mangiato, hanno mostrato tutti i segni dell’inaspettata ubriacatura. Chi si è addormentata, chi si è accasciata a terra a zampe all’aria, chi zampettava incerta e barcollante per poi accasciarsi, chi mostrava un occhio aperto e uno chiuso. Una circostanza davvero comica a vedersi, ma non certo per la signora, quando, andata dopo un’oretta a prendere le uova, ha trovato questa strana e sconosciuta situazione nel pollaio.

Spaventata e allarmata, ha prontamente chiamato il marito, il quale è rimasto assai stupìto in un primo momento nel vedere tutta quella specie di improvvisa e apparente morìa generale delle loro galline. Si è avvicinato e le ha toccato una per una. Erano tutte vive ma intontite o profondamente addormentate, come in catalessi. Sembrava stecchito, in morte apparente, persino il gallo che solitamente, come tutti i galli che si rispettino, era aitante e prosperoso, mentre adesso pure lui era disteso a terra con le zampe all’aria.

Il marito (che s’intendeva di vino) ha intuito che poteva trattarsi di ubriacatura (pure perché se ne sentiva il classico odore) ed ha chiesto alla moglie che fine avevano fatto quelle due bottiglie di vetro scuro ripiene di vino che aveva messo sul tavolo della cucina per portarle in campagna agli operai e che poi aveva dimenticate. La moglie, infatti, pensando che fossero bottiglie d’acqua le ha svuotate nella “caniggyata” per le galline, senza badare che era acqua colorata. Ed ecco spiegato il mistero! Per pura distrazione, le galline erano state ubriacate. E di brutto, da sembrare morte stecchite, come per un morbo improvviso e inspiegabile. Tanto è che la signora moglie, sentendosi colpevole e addolorata, sollecitava il marito a chiamare il veterinario. Non ce ne fu bisogno, poiché piano piano, passata la sbornia, la vita del pollaio è tornata alla normalità. Non ci è dato sapere se le uova del giorno seguente avessero risentito del tasso alcolemico piuttosto alto delle gallinelle.

2 – COMICHE DI PAESE – MAIALI UBRIACHI

Un altro di noi ci ha poi riferito un fatto simile, accaduto poco tempo prima ad una coppia famosa per la tirchieria e perché stava sempre a brontolare. Conoscevamo bene tale coppia, di cui si raccontavano una infinità di aneddoti di varia natura, quasi tutti comici. Una mattina, la moglie ebbe la geniale idea di versare (per non farlo perdere) pure il vino rimasto la sera prima a cena nella “brodata” (nel pastone brodoso, solitamente composto di tutti i rifiuti o residui alimentari della famiglia) da dare ai loro due maiali che ormai avevano abbondantemente superato i cento chilogrammi ciascuno e fra poco più di un mesetto, dopo Natale, sarebbero stati macellati per il fabbisogno di famiglia e per un loro cliente abituale.

Mangiato la gustosa “brodata” entrambi i maiali si sono sdraiati in un sonno saporifero. Il marito, andato a pulire il porcile, si è accorto dell’anomalìa e, spaventato, ha chiamato la moglie che si è messa a gridare nel modo tipico paesano quando capita una disgrazia (oh spoventu meu! … oh focu meu! … ecc.). Non sapendo cosa fare e pensando di salvare la coppia di maiali, l’uomo chiamò il veterinario che visitò i due candidati ai salami e ai prosciutti di quella casa. Non avevano febbre e per essere vivi erano vivi (uno dei due russava addirittura). Fece alcune domande. Non poteva mancare quella rituale: “Signora, cosa avete dato da mangiare stamattina?” – “Ciò che è rimasto ieri sera a cena, qualche altra cosa del pranzo, verdura e frutta andata a male”. – “Non è che ci avete messo, sbadatamente, una delle medicine che siete soliti prendere voi e vostro marito?” – “No, ma ho messo il vino che stava diventando aceto”. “Ecco spiegato il mistero!” Esclamò il veterinario. I docili maiali erano stati soltanto ubriacati.

3 – COMICHE DI PAESE – UBRIACAMOLI TUTTI

Il giorno seguente era sabato e, a scuola, ho raccontato questi due episodi al mio compagno di banco. Questi, con gli occhi illuminati quasi esaltati come per una improvvisa idea geniale, mi propose di aiutarlo a fare la stessa cosa per tutti i pollai e i porcili del suo paese. “No – gli ho risposto – fallo tu con la tua compagnia. La notte voglio dormire. Verrò domani, domenica, a gustarmi i risultati assieme a tutti voi!”.

Così fu. La notte avevano messo da mangiare i pastoni col vino a tutti i pollai e i porcili del paese!… In verità, qualcuno aveva esagerato aggiungendo pure alcolici pesanti. Fatto sta che, per tutta la domenica, quel loro piccolo paese era tutto un vociare concitato e preoccupato di gente che aveva trovato galline e maiali stramazzati a terra. Fu indubbiamente uno spettacolo di grande effetto. Ma non potevamo ridere perlustrando tutti i pollai e i porcili colpiti. Ridemmo a crepapelle dopo nel raccontarlo ad altri. Ragazzate che si possono fare soltanto quando si è troppo giovani e, a volte, pure allegramente incoscienti. Tuttavia, senza procurare danni a nessuno, fu un modo per interrompere la “noia” di quel paesino abbarbicato in alta collina, dal quale alcuni anziani (specialmente donne), in vita loro, non erano mai scesi giù sul litorale a vedere né il mare né i treni.

4 – FESTIVAL DI PAESE

Caro Tito, ho cercato e ricercato su Google. Pare che non esita la dizione “FESTIVAL DI PAESE”. Perciò, sembra sia una definizione originale per indicare tutto ciò che un paese, un borgo, una cittadina (ma anche l’Italia tutta come Paese) possa e voglia mostrare e celebrare proprio ciò che ha di più tipico, più caratteristico. Infatti, ritengo possa essere utile RACCONTARSI per un paese (come Badolato, Guardavalle, Soverato, Squillace, ecc. ecc.) che abbia voglia di INVENTARIARSI pure a fini di attrazione turistica – culturale – commerciale – promozionale, oltre che per RITROVARSI nelle proprie figure e situazioni.

Prendo, ad esempio, Badolato, il mio paese natìo. L’indimenticato professore Nicola Caporale e poi il preside Antonio Fiorenza hanno dedicato a questo paese alcuni libri per descriverne i personaggi più indimenticabili e caratteristici, così come ho fatto io nel secondo volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (2005-2007) dalla pagina 31 alla 76. In tutti i sette volumi ho cercato di raccontare persone, personaggi, personalità e situazioni che non aspirano certo alla Storia ma cercano di evidenziare la larga e sincera umanità di un popolo che ha lavorato e sofferto tantissimo nel corso dei secoli. E che, nonostante tutto, ha conservato quella ironia e quella filosofia di vita assai utili a farlo sopravvivere abbastanza bene, significando molto (a modo suo) non soltanto nella mia vita ma pure nel contesto regionale e persino internazionale.

Una delle caratteristiche dei piccoli paesi come Badolato è il fatto che alcuni amici (solitamente compagni di scuola fin dall’silo o dalle elementari) fanno solido gruppo e restano così uniti fino alla morte, vivendo insieme una infinità di storie, situazioni gioiose, tristi e divertenti che varrebbe la pena di raccontare. Un po’ come gli AMICI MIEI dell’omonima fortunatissima trilogia cinematografica della più classica commedia all’italiana, ideata dal regista Pietro Germi (1914 – 1974) e poi realizzata dai registi Mario Monicelli (1915 – 2010):  1°  film nel 1975 e 2° nel 1982, mentre Nanni Loy (1925 – 1995) ha girato il 3° nel 1985.

Tale trilogia narra, appunto, di una apparentemente allegra compagnia di cinque inseparabili amici fiorentini sulla cinquantina che affrontano i loro disagi sfogandosi con scherzi a danno di malcapitati. Scherzi di paese, si direbbe, là dove “tutto il mondo è paese”. Ed è proprio questo il motivo principale (come messaggio di umanità universale) del grande successo di tale trilogia cinematografica, interpretata da prestigiosi attori. Tale importante trilogia è stata “imitata” ed onorata dal regista Neri Parenti il quale nel 2011 ha diretto il film “AMICI MIEI, come tutto ebbe inizio” mettendo insieme un cast d’eccezione.

5 – FESTIVAL DI PAESE A BADOLATO

Non si denomina “FESTIVAL DI PAESE” ma, in pratica, a Badolato, gruppi di affiatati di amici danno vita ad iniziative davvero sorprendenti che SE RIUNITE IN UN VERO E PROPRIO FESTIVAL darebbero la dimensione e la caratura di cosa si fa in un borgo per animarlo o rianimarlo, cercando di vincere lo spopolamento e l’abbandono. Mi riferisco in particolare a personaggi come TURI CAMINITI che tiene in auge la cultura del “catojo” o come IL CLUB DEI VEDOVI NERI o come lo scultore GIANNI VERDIGLIONE o il cantautore MIMMO AUDINO o come le associazioni culturali LA RADICE o IL CIRCOLO LETTERARIO NICOLA CAPORALE o come la regista veneta IMELDA BONATO o come lo stesso cantautore di fama internazionale PIERO PELU’ o come tanti altri che qui sarebbe troppo lungo elencare (in primis GUERINO NISTICO’ e i componenti dell’AOPT – Associazione operatori turistici “Riviera e borghi degli Angeli”).

  • Foto n. 6 – Pelù e Badolato

Se tutti o parte di questi “fedeli amanti di Badolato” avessero l’intenzione di fare qualcosa insieme, allora sì che si potrebbe realizzare il primo FESTIVAL DI PAESE della storia, paradigmatico pure per altre realtà similari. Potrebbero invitare ad inaugurare la prima edizione del FESTIVAL DI PAESE il noto “paesologo” per eccellenza Franco Mario Arminio e/o altri personaggi ed associazioni che si spendono molto per dare voce e per difendere i piccoli borghi dallo spopolamento più irreversibile (come Legambiente con il suo annuale “”Voler bene all’Italia” un riflettore sui piccoli comuni).

6 – LETTERATURA DI PAESE

Ogni comunità (specie se piccola come Badolato) dovrebbe organizzare, realizzare e tramandare la propria “Letteratura” … intesa non soltanto come scritti storici, letterari o altro … ma come il tutto che caratterizza l’anima di un popolo nel contesto dei luoghi in cui vive da secoli. Ci avevo provato nell’autunno 1975 proponendo a tutte le associazioni locali la istituzione dell’UNIVERSITA’ POPOLARE BADOLATESE. Ma i dirigenti del Partito Comunista al potere al Comune hanno boicottato tale iniziativa condivisa da tutti, proprio da tutti (meno il PCI ovviamente). Era la prima volta in assoluto che in Badolato tutti si ritrovavano concordi attorno ad un tavolo per realizzare un qualcosa che cercasse di valorizzare al massimo possibile la totalità della nostra comunità! E pensare che le Università popolari erano nate a fine Ottocento proprio in casa socialista e progressista!… Il PCI si butta quasi sempre la zappa sui piedi, ha un autolesionismo storico!

Poi, circa venti anni fa, avevo proposto ai promettenti promotori di “Costa degli Angeli” e alle tre Congreghe (San Domenico, Santa Caterina e Immacolata) di realizzare d’estate (come promemoria per gli stessi badolatesi e come attrazione per i turisti e i vacanzieri) IL PALIO DEGLI STENDARDI consistente nelle seguenti due prove di abilità, proprie delle stesse Congreghe durante i riti e le manifestazioni religiose della Settimana Santa. Tale “Palio degli stendardi” potrebbe avere luogo nel borgo in Piazza Castello (con un percorso circolare) ed anche sul Lungomare o al Campo sportivo di Badolato Marina.

  • Foto n. 7 – Ballo stendardo
  1. BALLO DEGLI STENDARDI –  E’ quel ballo che (dopo la Cumprunta della Domenica di Pasqua verso le 12,10) viene eseguito da alcuni confratelli ardimentosi che ci cimentano nel tenere il più possibile lo stendardo della propria Congrega sui denti, ballando al suono incalzante dei tamburi (situazione non certo facile, pure per precari equilibri). Il Palio verrebbe vinto dalla Congrega che avrà sommato maggiore punteggio nell’esecuzione del ballo da parte dei propri concorrenti.
  2. INSEGUIMENTO DEL TAMBURO – Proprio poco prima della Cumprunta di Pasqua, uno stendardo insegue il tamburo che tiene i collegamenti tra la processione del Cristo Risorto e quella della Madonna. Se lo stendardo riesce a raggiungere il tamburo, questo viene issato come trofeo di vittoria in cima allo stendardo che è riuscito nell’ardua impresa. A volte il tamburo viene rotto.

Tale “Palio degli Stendardi” potrebbe essere associato ad altri giochi o imprese di abilità. Importante è realizzare, anche d’estate, una manifestazione che abbia radici nella tradizione del paese. Così IL FESTIVAL DI PAESE potrebbe durare tutto l’anno (con particolare enfasi estiva), suddiviso per eventi stagionali, legato all’espressività popolare più bella, significativa ed evidente (tra cui il Festival della canzone badolatese).

7 – SALUTISSIMI

Caro Tito, all’inizio di questa Lettera n. 334 ho cercato di strapparti un sorriso o una risata. Ci vuole un po’ di comicità, in questo triste clima di Covid-19 lungo ormai quasi due anni e chissà quanto ne avremo ancora! Poi ho cercato di essere propositivo (come sempre) presentando alla considerazione e alla buona volontà di tutti la possibilità di realizzare un vero e proprio FESTIVAL DI PAESE lungo un anno!

Foto n. 8 – Falcone e Borsellino

Infine mi sembra doveroso volgere il nostro ricordo e la nostra riconoscenza verso coloro che lottano (fino a perdere la vita) per la sicurezza e la democrazia in Italia, in Europa e nel mondo. Oltre al giudice Giovanni Falcone, un altro dei simboli, conosciuti a livello internazionale, di questa lotta e di questi martiri è il giudice palermitano Paolo Borsellino eliminato dalla mafia (con la complicità di apparati deviati dello Stato) nel feroce attentato di Via D’Amelio proprio 29 anni fa come oggi, nel pomeriggio del 19 luglio 1992 in cui sono morti pure i cinque agenti di scorta. Sorte che era prima toccata appunto al giudice Giovanni Falcone due mesi prima, il 23 maggio a Capàci (PA), sempre con la complicità di settori statali infedeli e complottisti, come in altre eclatanti stragi, rimaste nella triste storia del nostro Paese, negli ultimi 75 anni.

Ricordo, come se fosse adesso, che ho appreso con orrore la notizia del mortale attentato a Borsellino da Rai Radio Uno, immediatamente dopo il tragico evento, mentre ero in macchina sulla corsia nord dell’Autostrada del Sole A3 (Salerno – Reggio Calabria) all’altezza di Piano Lago (in provincia di Cosenza). Già avevo ricordato Giovani Falcone alla pagina 12 del bi-libro “SPIRAGLI DA UNA BOCCA DI LUPO” (di Rosa Gallelli) e “STORIA DELL’INTELLIGENZA” (un mio piccolo saggio), appena stampato (ero sceso a Badolato per distribuirne numerose copie). Con Falcone e Borsellino voglio anche qui ricordare tutti i màrtiri che hanno sacrificato la propria vita per la vita e il bene degli altri o di tutti noi! La riconoscenza è un dovere sacro e imprescindibile oltre che umano, sociale e civile. Sempre!

  • Foto n. 9 – Alluvione Germania

Caro Tito, la vita, si sa, è generalmente fatta sempre, ovunque e comunque di lacrime. Lacrime di dolore (più o meno grande) e lacrime per le risate (più o meno grosse e grasse). Dopo aver fatto riferimento alle risate con le comiche paesane, è doveroso rivolgere il nostro pensiero alla cronaca attuale che vede il centro Europa sconvolto dalle alluvioni. Noi italiani ne sappiamo qualcosa da sempre, quindi la nostra solidarietà è convinta, forte e consapevole. Così come la solidarietà per chiunque nel mondo (specie attorno a noi) muore o soffre (come i migranti che attraversano deserti e mari). Il dovere di ciascuno di noi (come Stato e come persone) è di alleviare, risolvere e possibilmente eliminare del tutto la sofferenza, di qualsiasi natura essa sia … altrimenti che senso è lo stare al mondo?….

Caro Tito, sperando nel tuo gradimento per questa Lettera n. 334, ti saluto assai cordialmente, con il pensiero alla prossima corrispondenza (la n. 335).

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)