Concerto de Il Volo a Soverato

Finalmente arriva il 23 luglio e finalmente arriva l’attesissimo concerto dei tre tenori de “Il volo”. Dopo aver rimandato la data del 14 luglio, i giovani cantanti arrivano sul palco della Summer Arena. Tantissima la gente, quasi tutti i posti occupati (rimane vuota solo qualche seduta della tribuna centrale). Il pubblico attende l’inizio del concerto in religioso silenzio, anche perché l’età media degli astanti è abbastanza elevata.

L’orario di inizio è previsto per le 21:30. Ma ci si mette il più importante cittadino soveratese, quello onnipresente: il vento. Folate interminabili tormentano l’arena, tant’è che vengono immediatamente montati dei pannelli sullo sfondo del palco, per permettere la riuscita del concerto. Questo imprevisto ritarda ogni cosa: dalla prova delle luci a quella fonica. Intanto il tempo passa. Si arriva alle 22.00 e il concerto non è ancora iniziato. E siccome qui al sud le cose non le mandiamo mica a dire, iniziano gli applausi per incitare gli artisti a uscire sulla scena e poi fischi e alcuni decidono di alzarsi in piedi minacciando di abbandonare il proprio posto. Ore 22.30 entra in scena la Taormina Opera Stars, l’orchestra che accompagna i tre tenori durante l’esibizione, costretta a sorbirsi gli ultimi fischi di un dissenso iniziato tempo prima. Ore 22.45 entra in scena il maestro d’orchestra Diego Basso, elegantissimo e, anche lui, un po’ imbarazzato per l’estremo ritardo.

Si inizia a suonare. E il vento soffia sempre più forte e fa volare gli spartiti e agita i pannelli appena montati e stropiccia i capelli dei musicisti e la lunga barba del maestro d’orchestra e inizia a cantare al microfono. Sembra che Eolo accompagnagni con la sua voce cupa e bassa la dolce melodia degli strumenti. Una serata, insomma, che fatica ad ingranare. E finalmente arrivano i tre tenori Gianluca, Ignazio e Piero. Tutti in camicia bianca e pantaloni neri, tutti con camminata sicura di chi ha calcato infinite volte i palcoscenici del mondo, tutti accolti con molta freddezza da un pubblico stanco della lunghissima attesa. I tre si scusano per il ritardo e iniziano a cantare. Non c’è stato modo migliore di chiedere scusa (che poi, a pensarci bene, l’intoppo è stato dovuto ad un problema che esula dall’apparato organizzativo, ma l’uomo del sud non ammette intoppi). Nonostante ci siano in circolazione intenditori di musica fai da te con spiccate tendenze controcorrente, che giudicano i tre cantanti come un mero fenomeno televisivo, loro le voci ce le hanno eccome! Portano al bel canto un’aria di ritrovata freschezza, che lo svecchia da virtuosismi ridondanti per renderlo più fluido all’orecchio di chi ascolta.

Si dimostrano anche tre ragazzi brillanti e divertenti, che hanno spesso intrattenuto gli spettatori con delle gag spiritose e leggere, come solo dei giovani sanno fare. Alla fine il pubblico, partito freddo e quasi arrabbiato, è in delirio. Si canta su “Caruso”, “O sole mio” e “O surdato nnammurato”. Si battono le mani, dirette dal maestro d’orchestra, sulla famosa “Libiamo” de “La traviata”. Ma il delirio esplode sul loro successo “Grande amore”, vincitore del Festival di Sanremo. Quasi fosse ad un concerto rock, la gente si alza sulle sedie e corre sotto il palco e piange e riprende tutto con lo smartphone. Che dire, i fan sono sempre i fan. Certo, la sicurezza avrebbe potuto controllare meglio la situazione, giusto per i poverini delle ultime file che non hanno visto più nulla se non il lato b di quelli in piedi ad esultare. Al termine del concerto Gianluca, Ignazio e Piero ringraziano il pubblico per gli applausi, ringraziano il vento per l’accoglienza e si augurano di poter tornare a Soverato. Per ora si godono il riposo dopo una serata nella quale si è volato davvero!

Floriana Ciccaglioni

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