Confini magmatici in Europa


 Non so come finirà la questione della Groenlandia. So che l’immensa e disabitata isola era della Norvegia fino al 1814, quando la Norvegia venne conquistata da Bernadotte, già di fatto e dal 1818 re di Svezia, però il Congresso di Vienna lasciò alla Danimarca le norvegesi isole: Islanda, Far Oer e Groenlandia.

Come vedete, le complicazioni da quelle parti non sono di fine 2025 e inizio 2026, come se prima lì fosse tutto tranquillo come i pastorelli del Presepe. A proposito, la Norvegia nel 1905 si separò dalla Svezia, e nel 1930 tentò la riconquista della Groenlandia.

L’Islanda, a tappe, divenne indipendente, e le Far Oer lo sono quasi, come del resto la Groenlandia. La quale fa parte, più meno che più, del Regno di Danimarca, però nel 1985 è uscita dall’Europa. La Norvegia, a seguito di un referendum, non vi è mai entrata.

Complicazioni, vero? E invece sentiamo parlare di diritto internazionale e sacri confini come se l’attuale carta politica dell’Europa fosse la stessa identica e immutata dei tempi di Carlo Magno.

Non è così, e non solo nei remoti e bellicosi secoli, ma divertitevi a confrontare una carta del 1914, una del 1938, una del 1945, una del 1992, una del 2026. Guardate, e anche il più bacchettone dei politicamente corretti dovrà arrendersi alla dura forza dei fatti.

Nel 1918, finita la Prima guerra mondiale, e pochi anni dopo, nacquero, più o meno, spesso meno se ragioniamo secondo natura e storia: Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Unione Sovietica, Ungheria, Cecoslovacchia, Austria, Iugoslavia; e modificano i confini Romania e Bulgaria. Vi risparmio aborti politici come Memel, Fiume e la rovinosa Danzica.

Nel 1938 l’Austria si unisce al Reich; svanisce l’arlecchinesca Cecoslovacchia e nasce la Slovacchia. Avvengono, per arbitrati italotedeschi, modifiche di confini ungheresi. L’Italia si annette l’Albania. Nel 1941, dissoluzione sanguinosa della Iugoslavia, poi rimessa assieme da Tito, fino al crollo ugualmente cruento dopo il 1991.

Nel 1945, passano, di fatto, sotto dominio sovietico Polonia, Germania Est, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria; mentre vengono annesse a Mosca Estonia, Lettonia, Lituania. L’Italia perde Dodecaneso, Albania, Venezia Giulia, Zara (ed effimere conquiste 1941-3); Trieste diventa una buffa città libera occupata da Gran Bretagna, per poi tornare all’Italia.

Accenno solo al fatto che, fino agli anni 1970, Gran Bretagna e Francia e altri possedevano colonie in ogni angolo del mondo, e quasi l’intera Africa. A proposito, nel 1975 sparì il Vietnam del Sud.

Attorno al 1990, crolla, per saggezza quasi pacificamente, l’Unione Sovietica; segue la sparizione tutto il mondo comunista, inclusa l’Albania. Nasce la Germania attuale. Nel 1992 cessa, in una tranquilla notte e nell’indifferenza di abitanti e vicini, l’equivoco Cecoslovacchia, e nascono Cechia e Slovacchia.

Al contrario, si scatena il massacro nei Balcani, e nascono Slovenia, Croazia, Macedonia del Nord; e, in modo molto meno definito, Serbia, Kossovo, Bosnia, eccetera.

Non pretendo che studiate ognuno di questi casi, ma consultate almeno le cartine storiche.

In questa girandola di entità e confini, giusto per la vuota Groenlandia vi vengono tutti questi scrupoli del diritto internazionale? E mandate, come Macron, niente di meno che quindici soldati? Ahahahahah! Parlate di interessi, così ci capiamo.

O parliamo di fine della NATO? Come sapete, è musica per le mie orecchie.

Ulderico Nisticò