Consiglio a tutti il bel libro di Oliviero Beha sul nipotino nella giungla

Caro Tito, penso che gli italiani, in gran parte, sappiano chi sia il giornalista, scrittore e docente universitario Oliviero Beha (nato a Firenze il 14 gennaio 1949 e abitante in Roma) per averlo seguito spesso in televisione (in sue trasmissioni da conduttore o come ospite) oppure per averlo ascoltato in programmi radio di successo o per aver letto almeno qualcuno dei suoi tanti interessanti libri finora pubblicati o anche per apprezzarlo come giornalista (pure sportivo). Personalmente, ho tanta stima ed ammirazione per Oliviero, in particolare per la sua coerenza ed onestà intellettuale (doti che gli sono state ampiamente riconosciute ma che gli hanno arrecato, paradossalmente, non pochi fastidi). Ma rimando alla sua più dettagliata biografia che si può trovare in internet … principalmente su www.olivierobeha.it (che è anche un interessantissimo blog – redazione@behablog.it), ma anche su https://it.wikipedia.org/wiki/Oliviero_Beha oppure altrove.

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Qui ti voglio scrivere del suo libro più recente (novembre 2016) edito da www.chiarelettere.it di Milano ed intitolato “Mio nipote nella giungla – Tutto ciò che lo attende (nel caso fosse onesto)”…

168 pagine che tutti dovrebbero non soltanto leggere, ma rileggere, meditare, trasmettere e travasare.

E’ un libro che mi ha entusiasmato assai e che consiglio veramente a tutti, in particolare alle famiglie e alle scuole di ogni ordine e grado (ma anche alle parrocchie e alle associazioni di ogni tipo) proprio per i contenuti sempre più attuali nella descrizione del nostro mondo come una “giungla” insidiosa che comunque bisogna pur affrontare nel migliore dei modi e possibilmente in tutta onestà.

locandina Mowgli - IL LIBRO DELLA GIUNGLAL’accorato e preoccupato nonno Oliviero ritiene che il suo nipotino (che adesso ha un anno) sia destinato, crescendo, ad affrontare i numerosissimi pericoli di una feroce giungla umana e sociale, quasi un novello Mowgli … il bambino indiano che si perde nella giungla, come racconta lo scrittore inglese Rudyard Kipling (1865-1936) nei suoi due celebri “Il libro della giungla” e “Il secondo libro della giungla”. E, come ha fatto Kipling, immagino e spero che Oliviero Beha abbia già in mente di scrivere un secondo libro … del tipo … “Mio nipote nella giungla – come si deve districare per sopravvivervi (sempre mantenendosi onesto)”.

Caro Tito, dicevo “un libro che mi ha entusiasmato assai” sia come persona e sia come promotore-responsabile (dall’ottobre 1993) dell’associazione culturale “Università delle Generazioni”. Tu sai bene come mi sia impegnato e quanto abbia lottato, fin da adolescente e da giovane (ovunque sia stato), per il dialogo e la solidarietà tra le generazioni, fortificato in questo atteggiamento ed attivismo dalla cultura sociale della mia famiglia e dalla comunità di appartenenza, quando c’erano ottimi valori molto condivisi e concreti di reciproca sopravvivenza. Valori di riferimento che dimostra di avere pure Oliviero, non soltanto perché è mio coetaneo (quindi, appartenente alla mia stessa generazione … “ribelle”) ma anche perché la sua cultura familiare e personale lo ha fortificato in una dignità sociale che è sempre più difficile trovare in giro.

giungla urbana - citt_ della CinaCome ti ho scritto in parecchie “Lettere a Tito” (oggi giunte a questa numero 171) nel mio lavoro totale ho sempre privilegiato generazioni e territorio-ambiente-habitat, essendo inscindibili, poiché se non migliora l’uno aspetto non può migliorare l’altro, tanto sono interdipendenti, irrinunciabili ed obbligatori. Così ti ho informato delle tante mie iniziative a riguardo (anche editoriali) … tutte confluiscono sul miglior modo per “stare al mondo” (procelloso oceano o insidiosa giungla che sia). In particolare, insisto nel raccomandare a tutti (famiglie, scuole, religioni, sport, multimedia e altre stazioni socio-pedagogiche) una sempre maggiore e strategica attenzione ai bambini e agli adolescenti, specialmente a coloro che dovrebbero prepararsi meglio ai diritti-doveri ma anche alle problematiche piuttosto serie del raggiungimento della maggiore età. Ed è per questo che nel 1983 ho redatto e diffuso … “Il Manifesto dei Neo-Maggiorenni” (o dei Diciottenni).

IL LIBRO DELLA GIUNGLA - bimbo e pitone

Oliviero ed io (come tanti altri della nostra generazione nata nell’immediato dopoguerra, cioè dal 1945 in poi) lottiamo (ancora e sempre) per un “mondo migliore” che era slogan ed imperativo della gioventù degli anni Sessanta e Settanta dello scorso 20° secolo. E questa lotta per un mondo migliore si vede nei nostri comportamenti quotidiani e nei risultati della nostra scrittura e nelle più svariate attività professionali e di volontariato sociale. Purtroppo, i fondamentalismi di ogni genere (politici, economici, finanziari, religiosi, culturali, ecc.) hanno malamente piegato questo mondo all’indegnità, trasformandolo da oasi possibile di solidarietà tra i popoli a “tutti contro tutti” in una malintesa competitività a chi può rubare di più beni materiali ed immateriali, persino con tecniche considerate o fatte “legali” … ma – si sa – non tutto ciò che è legale è giusto. La generazione mia e di Oliviero ha sempre pensato che la competitività sociale ed economica fosse assai negativa e che fosse urgente e necessario sostituirla con la pace, la collaborazione, la solidarietà, l’amicizia, l’amore, la cooperazione, la condivisione … migliorando così sempre più il mondo!

E in tal modo, coerentemente, Oliviero Beha dedica questo libro al nipotino-simbolo-prototipo delle nuove generazioni proprio per cercare di spiegargli e contrastare le negatività dell’esistenza-società-giungla. Un libro, questo, che ha davvero tante preziose riflessioni e segnali di prudenza per il percorso esistenziale assai sconnesso ed impervio (soprattutto per chi vuole mantenersi onesto e in linea con i grandi valori di umanità). Si nota, leggendo le 168 pagine, che Oliviero vorrebbe dire molto di più ma che (forse per limiti editoriali o per altri opportuni e comprensibili motivi) deve soffermarsi soltanto sui principali temi e problemi che attendono, in tale e assai intricato mondo-giungla, i neonati di questi ultimi decenni di cattiva globalizzazione e di troppi cattivi maestri. Un libro-messaggio assai preoccupato pure per i neonati remoti.

Perciò, Oliviero per adesso non va oltre 20 importanti tematiche che (pur insufficienti per descrivere un siffatto complicato mondo-giungla) offrono però un primo prezioso paradigma da svolgere e approfondire, cui ispirarsi e attenersi per vivere (o sopravvivere o salvarsi) nel migliore dei modi possibili …. sempre se i piccoli candidati alla vita umana e sociale vogliano e possano mantenersi “onesti” (è bene ribadire) poiché l’onestà è la chiave di tutto (non ha caso è parola assai bene evidenziata in prima di copertina).

Tu sai bene, caro Tito, che attorno alla parola “onestà” (e conseguente obbligatoria coerenza) ho voluto scrivere e pubblicare (nel 2005-2007) i sette volumi del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (oltre 2800 pagine e circa 2000 immagini) destinati alle generazioni presenti e future della mia famiglia e larga parentela. Sono lieto che Oliviero ed io (ma ovviamente tantissimi altri nell’universo-mondo) concordiamo nel ritenere l’onestà la vera chiave del vero benessere, della serenità o della felicità umana e sociale. Persino in una giungla che regala martirii. La storia umana dimostra però che si può essere sereni o felici nell’onestà pur essendo costretti a patire sofferenze, ingiustizie e, appunto, martirii … dal momento che la serenità e la felicità sono essenzialmente il frutto conseguente, spontaneo e compensativo dell’onestà come anelito ad amare e amare e amare. Sempre, ovunque, comunque!

Ma eccoti (per avere almeno un’idea della consistenza di questo … prezioso “manuale di vita”) l’elenco delle larghe e importanti tematiche trattate nei 20 capitoli evidenziati da Oliviero Beha nel libro “Mio nipote nella giungla – Tutto ciò che lo attende (nel caso fosse onesto)”: Prologo (pagina 3) – Ostaggi tra la salute e la sanità (9) – Mangio, dunque sono: ma chi? (16) – Che fine ha fatto la parola? (23) – Millennials, amicizia e prostituzione (32), Trucchi e parrucchi del pensiero digitale (40) – La libertà, ma quale: quella dei mafiosi? (48) – Il buco nero del futuro (60) – L’utero in affitto e la crisi degli alloggi (67) – A scuola di disintegrazione etnica (74) – L’Isis e la legge della giungla (82) – In discesa tra Isis, Camorra e politica (91) – Ebbene sì, è “Mafia nazionale” (99) – Magistratura giornalistica (107) – I buoni e i cattivi, ieri e oggi (115) – La fine del gioco. E dei Giochi (124) – Tutti fascisti nessun fascista? (131) – Le meraviglie della cristianità (139) – Intanto il clima è uscito dai gangheri (147) – La lotteria della nascita (156).

cartone-film VITA DA GIUNGLAL’impostazione di questo libro di Oliviero Beha mi ricorda un po’ gli “81 enunciati sui principali problemi contemporanei” che ho sciorinati ad un attento pubblico jonico nella conferenza tenuta a metà aprile 1974 nella gremitissima sala del Centro Culturale di Badolato Marina (pure per dimostrare come e perché bisognava votare a favore del divorzio in quell’imminente e storico Referendum del 12 maggio 1974 che ha tentato vanamente di abolirlo). Iniziavo così quel tipo di “Educazione alla realtà” che mi avrebbe, in sèguito, portato a moltiplicare le occasioni di riflessione sociale su piccoli e grandi temi della vita personale, familiare e sociale. Medesimo paradigma ho usato dal 1984 al 1986 tenendo sul mensile agnonese “L’Eco dell’Alto Molise” la rubrica “L’Eco dei giovani” (prima, durante e dopo il “1985 anno internazionale della gioventù” voluto dall’ONU). Cercavo, nel mio piccolo, di indicare ai giovani i migliori metodi per affrontare la disoccupazione, la forsennata ricerca e il difficile mondo del lavoro, nonché le innumerevoli ed attinenti problematiche personali e sociali. In tale appuntamento mensile insistevo sul concetto di “lungimiranza”.

Un paradigma più perfezionato ho poi usato per introdurre e spiegare quali e quante possano essere le tematiche che condizionano oppure esaltano uno dei più importanti e strategici componenti della vita individuale e sociale … l’Eros, realizzando la rivista mensile “Eros alta cultura erotika” (20 numeri pubblicati dal novembre 1984 nell’àmbito dell’EWA – Erotology World Association). Così ho agito pure per Thànatos (Morte), con alcune significative iniziative dall’aprile 1988 (anno di fondazione dell’Istituto di Tanatologia) e specialmente nel tenere un “Corso di preparazione alla morte” dal novembre 1996 al febbraio 1997 sempre in Agnone del Molise, dove ho cercato di diffondere pure la cultura della cremazione per molteplici buoni motivi. Mentre adesso mi batto per i temi strategici della bioetica (testamento biologico, eutanasia, ecc.).

 lettere_al_futuro-copertina-1990-Domenico-Lanciano_pg_-300x213“Mio nipote nella giungla” mi ricorda, altresì, le “Lettere al Futuro” che sto scrivendo dal 1989 (le prime cinque sono diventate l’omonimo opuscolo edito nell’aprile 1990). E queste mie “Lettere a Tito” che ti scrivo dall’autunno 2012 possono essere considerate il mio tentativo di ribadire il paradigma sia degli “81 enunciati” e sia delle “Lettere al Futuro” (ovviamente aggiornando le tematiche e le problematiche pure nella realtà delle mie incessanti iniziative sociali … sempre per “un mondo migliore” e migliori generazioni).

Dal 2013, sto cercando di far confluire il meglio di tutta questa attività di sensibilizzazione (sempre e tenacemente per “un mondo migliore” e migliori generazioni) verso la proposta della “Patente umana” (vedi http://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-169-la-patente-umana/) .… proprio per sollecitare (dentro e fuori le scuole) le giovani generazioni a prepararsi adeguatamente e ad attrezzarsi molto bene nell’affrontare la vita (oceano o giungla che sia) … così come bisogna prepararsi per affrontare la guida di un qualsiasi mezzo meccanico od elettronico o qualsiasi professione o lavoro che comporti specialmente responsabilità assai importanti e gravi (civili, penali, economiche, esistenziali e morali) per se stesso e per gli altri. La “Patente umana” potrebbe essere considerata una vera pedagogia, parallela e complementare a quella più tipicamente scolastica … poiché, spesso, la scuola tende maggiormente ad istruire, troppo poco formando ed educando alla vita concreta che esige strumenti culturali e pratici assai più veri ed efficaci!!!

E, a tale proposito, il libro di Oliviero Beha “Mio nipote nella giungla” (che, ho notato, sta entusiasmando davvero tanto migliaia e migliaia di persone in ogni dove) è una preziosa testimonianza ed indicazione di come dovrebbe cambiare ed indirizzarsi una nuova, più concreta, quotidiana (ma anche escatologica) “pedagogia” soprattutto sociale, specialmente per le nuove generazioni che sono alle prese con un mondo incomparabilmente più difficile, persino rispetto alle ex generazioni ribelli cui apparteniamo Oliviero ed io.

Leggendo le 168 pagine dedicate al nipotino A.M. (immagino) “che mi allarga il cuore”, mi chiedevo come mai Oliviero non abbia scelto il metodo di una lettera scritta e proprio a lui indirizzata, a tu per tu, molto confidenzialmente da nonno a erede (pure morale). Avrebbe ottenuto, a mio parere, almeno due migliori risultati insieme: il nipotino avrebbe avuto una più intima lettera da parte del nonno (il che reputo assai significativo pure come valore affettivo, effettivo e intergenerazionale) e noi altri lettori avremmo avuto comunque, interi e incontaminati, i contenuti e il valore del libro. Sarà che io sono un patito per le lettere personalizzate, ma trovo che le lettere, essendo pure confidenziali e veritiere, assumono un più particolare e intimo significato ed un più suggestivo valore individuale, familiare, storico e persino letterario.

Una delle prove di tale mia convinzione è la conferma datami, ad esempio, da “Mollichina” … ovvero M.d.C. cui era stato dedicato un diario dall’estate 1984 (fin dal giorno delle analisi di laboratorio che accertavano la sua presenza in grembo alla madre) … un dialogo scritto (sotto forma di letterine quasi quotidiane) non soltanto dai suoi genitori ma anche dai quattro nonni, dagli zii, da chiunque avesse voluto lasciarle una testimonianza d’affetto o la narrazione di momenti della sua vita fin dal concepimento … vita di cui non avrebbe potuto, altrimenti, avere coscienza. Ho pubblicato parecchie pagine di diario nei primi numeri della rivista “Eros alta cultura erotika” (1984-85). “Il più grande e bel dono ricevuto finora in assoluto” mi ha dichiarato Mollichina quando, al compimento del suo 18° anno, ha ricevuto in regalo dai genitori proprio “Il diario di Mollichina” (un documento tanto amoroso, immenso e prezioso quanto consigliabile e auspicabile a chiunque assista alla nascita, all’infanzia e all’adolescenza di un figlio, di un nipote, di un fratello o di un amico). Non ha prezzo (anche per un sereno e reciproco equilibrio psicologico-esistenziale) constatare (con tale strategico diario dei sentimenti e del proprio vissuto) quanto si è stati amati o quanto abbiamo amato!

Questo di Oliviero Beha potrebbe essere, quindi, considerato pure un “documento altamente etico” e quasi un “libro-testamento” non soltanto per il nipotino e i suoi coetanei di tutto il mondo (ormai globalizzato, specialmente nei desideri), ma anche per noi lettori di ogni età, censo e geografia. Mi sembra di avere letto tra le righe delle 168 pagine un sottinteso avvertimento … “E poi non dite che non ve lo avevo detto!”.

unicef-logoCaro Tito, vorrei scriverti molto altro su questo libro di Oliviero, ma penso che, impegnato come sei su tanti fronti, tu non abbia adesso sufficiente tempo per darmi adeguata attenzione. Perciò, concludo con due sollecitazioni. Una rivolta a te personalmente, raccomandandoti di leggere e gustare (appena ti sarà possibile) “Mio nipote nella giungla” … ti servirà per quando sarai nonno (probabilmente è un orizzonte più vicino di quel che immagini). L’altra rivolta alle persone di buona volontà (forse ce ne sarà qualcuna più sensibile nelle istituzioni pubbliche e private o nelle associazioni) affinché si realizzi espressamente (meglio se all’interno dell’UNICEF) un CIDVIA – “Centro Internazionale di Difesa e Valorizzazione dell’Infanzia e dell’Adolescenza” … con protagonisti diretti proprio quei genitori, quei nonni, quegli zii e altre persone che, come Oliviero Beha, hanno più a cuore il destino presente e futuro delle neonate generazioni, da seguire ed accudire il più possibile fino al raggiungimento della maggiore età (ed anche oltre, ovviamente). Il mondo ha estrema necessità di quella che io chiamo “la generazione decisiva” adatta e preparata a riequilibrare popoli e territori, pianeta ed escatologia … per evitare un disastro globale! Il riequilibrio è un imperativo assoluto!

Un simile CIDVIA – UNICEF potrebbe fungere da coordinamento tra tutte le associazioni di volontariato, ONG – organizzazioni non governative (riconosciute dall’ONU e dagli Stati nazionali) ed Enti statali come, ad esempio, il nostro “Garante per l’infanzia e l’adolescenza” che ha, nelle Regioni italiane, una sede periferica e territoriale di riferimento. Potrebbero partecipare a tale progetto, come partner-finanziatori, tutte le industrie che producono per l’infanzia e l’adolescenza. I fondi economici di garanzia potrebbero essere gestiti da quella “Banca Umanitaria” che ho proposto circa venti anni fa e che potrebbe essere utile per ogni tipo di intervento a favore delle generazioni e dei popoli più svantaggiati in tutte le parti del mondo. Lo scopo finale resta ancora e sempre il riequilibrio del mondo-pianeta e del mondo-umanità-società!!!

7-vol_-copertina-L-MInfine, una curiosità. Alla pagina 101 Oliviero scrive riferendosi all’Italia: “E infatti ci siamo ridotti così, e negli ultimi anni siamo un Paese in svendita”. Come non pensare alla clamorosa vicenda “Badolato paese in vendita in Calabria” iniziata il 7 ottobre 1986?… Sai pure perché?… Perché alcuni dei tanti giornalisti (accorsi da ogni parte del mondo, pure con troupe radio-televisive, a vedere il borgo in vendita) hanno poi scritto che in effetti “Badolato era in svendita” ed era il simbolo e specchio di un’Italia in svendita (a quel tempo era già forte la “deregulation” in parecchi settori statali e si stava consolidando la privatizzazione di molti pezzi strategici e preziosi dello Stato). Inoltre, i concetti di vendita e di svendita erano riferiti pure alla compromessa sfera morale di persone della politica e delle istituzioni che, specialmente con il craxismo e con il pentapartito, avrebbe poi portato alla imminente stagione di “Mani pulite” e al disfacimento di taluni partiti della cosiddetta Prima Repubblica, cui non ne sarebbe seguita purtroppo una migliore, né Seconda né Terza. Anzi! E, quindi, adesso non riesco ad immaginare una Quarta Repubblica minimamente degna.

logo_telefono_azzurroNel biennio 1986-88 mi sono maggiormente convinto che la vicenda di “Badolato paese in vendita” si sia conclusa malamente soprattutto ad opera delle stesse istituzioni (nazionali, regionali e locali) proprio perché l’abbandono dell’antico borgo d’arte di Badolato (prototipo di decine e decine di migliaia di borghi e di centri storici spopolati e morenti in Italia, in Europa e nel resto del Mondo) era il simbolo di una classe politica e dirigente (centrale e locale) che pensava quasi esclusivamente a se stessa, ignorando le più vere e più urgenti esigenze del Paese reale (soprattutto inteso come identità, valore irrinunciabile e popolo, in particolare giovani e territorio). Una classe politico-amministrativa che nei decenni successivi sarebbe stata denigrata e definita spregevolmente “casta” con tanta indignazione da costituire una dissociazione di lunga durata (forse anche insanabile) con il popolo e con la sua realtà quotidiana e di utili prospettive future.

Mi verrebbe voglia di sorprenderti parlando della “dissociazione mentale” che accompagna molte delle vicende del mondo e specialmente italiane … ma sarebbe troppo lungo spiegare e descrivere. Qui mi basta evidenziarti che, proprio per questa dissociazione mentale generalizzata che produce poi la costante “fuga dalla realtà”, le cose (pubbliche e private) vanno molto male in ogni parte del pianeta. La situazione mi sembra talmente grave che supera ogni immaginazione, tanto da voler dire ad Oliviero Beha che definire “giungla” questo nostro mondo (che accoglie il suo amato nipotino) mi dà l’idea che qualche probabilità di sopravvivenza (pur in mezzo a tante insidie) tale giungla la offra … mentre ciò che stiamo vivendo adesso sta ampiamente e quotidianamente dimostrando che il mondo è un diffuso “mattatoio” … un mattatoio che produce innumerevoli tipi di massacri (non soltanto cruenti) … massacri che stanno geneticamente mutando l’Umanità … anche dal momento che (come lascerebbe intendere pure Oliviero in queste sue 168 pagine) i nuovi poteri forti ed occulti stanno distruggendo il cervello ed il cuore delle nuove generazioni.

LogoGarante infanzia e adolescenzaLa giungla indicata da Oliviero non è di per sé criminogena poiché ti dà almeno la possibilità di difenderti, mentre invece è fin troppo criminogeno questo nuovo tipo di società perversamente globalizzata. E le sue sono radici assai lontane. Lo avevano capito già (millenni e millenni fa) Omèro, Pitagora, Cristo … giusto per dare qualche nome veramente importante, evidenziato pure dalla “Nuova Scuola Pitagorica” del nostro amico e scolarca Salvatore Mongiardo che io chiamo “il filosofo delle donne” poiché soltanto le donne e le mamme potrebbero, forse o probabilmente, salvare il mondo, dal momento che noi maschietti lo abbiamo già compromesso fin troppo anche climaticamente, ipotecando il futuro delle generazioni future … altro che genocidio! … si paventa addirittura un “suicidio” per l’intera Umanità, continuando di questo passo!

Vorrei dire anche ad Oliviero Beha (che da sempre si interessa di sport e che nel libro alla pagina 124 intitola un intero capitolo “La fine del gioco. E dei Giochi”) che il grande filosofo Pitagora di Crotone (570 – 495 a.C. circa) sosteneva che pure la competitività sportiva e persino i Giochi Olimpici erano criminogeni anche perché portavano ad una competizione diseducativa (come ogni tipo di selezione e concorso, anche letterario, aggiungerei). Infatti pure lo sport di oggi è marcio come lo stesso genere di competitività esaltata in tutti i settori sociali. Esaltata e guerreggiata con quali drammatici e tragici risultati globali, caro Tito?!…

E allora … buona giungla a tutti!
Domenico Lanciano  (http://www.costajonicaweb.it/)

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