Conurbazioni e no, anzi no


 Arrivano da qualche parte d’Italia notizie di piccoli paesi che provano a formare conurbazioni. Premessa: conurbazione vuol dire esattamente e solo cum-urbs = un ente comunale solo, con un sindaco solo. Quindi, niente pannicelli caldi.

In Calabria c’erano 409 Comuni, oggi “appena” 404 con la nascita di Casale del Mango e Corigliano-Rossano. Dei 404, la gran parte, o massima parte, sono comunità di pochissime centinaia di persone; e di queste, numerose sono iscritte all’anagrafe però di fatto vivono altrove.

Questi villaggi del Presepe hanno un sindaco, un consiglio, un’opposizione… Spesso i paesini quasi spopolati detengono vasti territori, eredità… fermi lì, non eredità del Medioevo ma di Giuseppe e Murat (1806-15), conservata, come quasi tutto giusto o sbagliato, dai Borbone e dallo Stato unitario.

Sarebbe nella natura delle cose ridurre i 404 a un centinaio. Esempi: Cosenza-Rende; la Piana, che è integrata da sempre; Reggio, che è circondata da villaggi; Locri-Siderno; il Reventino; Valentia, di cui si parlò, poi silenzio stampa; Preserre; Serrese; Grande Catanzaro; Valle del Neto; Sibaritide…

Come si fa? Basta un decreto. Il primo giorno, vibranti manifestazioni di piazza (“il Comune non si tocca… chi non salta… ”); il secondo, lacrime; il terzo lamenti di intellettuali depressi; il quarto, tutti muti.

Chiunque ha occhi per vedere sa che gli abitati di Soverato, Satriano Laganosa, Davoli Marina e San Sostene Marina sono conurbati da decenni, e ci vuole una mappa e un tecnico per sapere dove finisce un agro e dove inizia l’altro. Quanto a Gagliato e Petrizzi, rientrano nelle suddetta categoria dei Presepi.

E invece nel 2027 si tornerà alle elezioni comunali nei singoli Comuni, quindi, anche ammesso che sui borghi cali un’improvvisa (e incredibile) ondata di buon senso, se ne riparlerebbe, se mai, nel 2032, con rinvio al 37. La Calabria è la patria antichissima del “poi vediamo”. Poi…

Ulderico Nisticò