Corsi, ricorsi e rincorse al Consiglio regionale

 Il Consiglio regionale pullula di ricorsi: qualcuno di Forza Italia ce l’ha con due di Forza Italia; qualcuno del PD ce l’ha con la Bruni, che intanto è sgattaiolata via dal PD, però siede in Consiglio.

 Tranquillizzatevi: se in Prima istanza i ricorsi verranno accettati, partiranno subito i controricorsi in Seconda istanza, Cassazione, Corte costituzionale, Corte dei diritti dell’uomo (e della donna, ovvio), Inquisizione e Ordalia. Ne passa di tempo, con certi giudici che di corsa non fanno mai niente, figuratevi i ricorsi contro i ricorsi…

 Ebbene, urge una legge “de ambitu”, ma seria, e che stabilisca con elementare precisione quali sono le fattispecie di incompatibilità. Se uno incorre in un conclamato caso incompatibile, non si può candidare; cioè, bisogna provvedere prima, non dopo e a cose fatte, e a Consiglio già in atto e operativo. E che magari tra un anno vedrà cambiare le carte in tavola e le facce dei consiglieri, o tutti e cinque i “sub iudice”, o quattro, tre, due, uno, nessuno…

 Chi si vuole candidare, dichiari di non essere in condizione di incompatibilità; se è vero, si candidi; se non è vero, non solo non si candidi, ma si becchi anche una denunzia per falso.

 Per fare ciò, e consentire controlli, le candidature devono essere presentate almeno tre mesi prima. Ciò impedirebbe ai partiti di recuperare in zona Cesarini la Bruni o altro Genio di turno? Bene, benissimo così. Ma ciò consentirebbe a una commissione di fare con bell’anticipo le pulci ai candidati.

 Lo stesso, ovviamente, per il certificato penale; così Morra non può dichiarare gli impresentabili due giorni prima del voto.

 Come avrete capito, il mio tacitiano scopo indiretto è scoraggiare le candidature degli avventurieri della ventitreesima ora e cinquanta minuti. Avventurieri della politica, dico: per tutto il resto, santi subito.

Ulderico Nisticò