Corte d’Appello di Roma: se la suocera è troppo invadente non è causa di addebito nel divorzio

La suocera invadente non giustifica l’addebito al coniuge nel divorzio. A dirlo è la Corte d’appello di Roma con la sentenza 7112/21. secondo la quale “non scatta l’addebito della separazione alla moglie se non si dimostra l’imposizione della presenza e delle decisioni di sua madre nella vita coniugale”.

Il fatto: un cinquantatreenne aveva proposto ricorso presso la Corte di merito contro la sentenza di separazione chiedendo l’addebito alla moglie e la riduzione del contributo di mantenimento posto a suo carico.

A suo avviso, la domanda era motivata dalla pretesa imposizione della moglie di frequentare sua madre. In particolare, il ricorrente ha raccontato di pranzi e di cene abituali presso la suocera, di contrasti e di discussioni con quest’ultima per questioni quotidiane legate al rapporto coniugale e genitoriale, sempre assecondate dalla moglie la quale non prendeva mai le difese dello stesso.

Nella sentenza, di cui ha scritto il sito Cassazione.net, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per il giudice capitolino, che ha respinto il ricorso, la pretesa imposizione della presenza e delle decisioni della suocera nella vita coniugale è irrilevante: il fatto che la famiglia consumasse i pasti presso la casa della donna è una circostanza neutra che, anzi, denota l’aiuto dato al nucleo familiare.

E che, comunque, non dimostra la circostanza che fa scattare l’addebito alla moglie perché non definisce la reale sussistenza e peso di una pretesa ingerenza della suocera, assecondata dalla moglie, nella vita coniugale della coppia.

Anche se i suoceri sono la causa del 30% delle separazioni, la sentenza ha confermato in modo netto un nuovo principio di diritto secondo cui non costituisce implicitamente “giusta causa” la decisione del coniuge che lascia la casa coniugale in costanza di matrimonio in presenza di gravi ingerenze e provocazioni della suocera non convivente assecondata dalla moglie.