Cosa capisco io sulla Libia; e il 26 maggio

Ribadisco che, per la Libia, il meglio… beh, mi correggo a favore delle anime belle… il meno peggio era Gheddafi; e lo stesso dicasi per tutto il Mediterraneo.

Nel 2011, con la scusa di una non meglio nota primavera araba, tre tagliagole, Sarkozy Cameron Obama, attaccarono la Libia, ne devastarono i luoghi, uccisero Gheddafi: i morti, infatti, non parlano. Alla faccia della primavera: sulla Libia piombò l’inverno più tempestoso.

E l’Italia? Berlusconi, prima amico fino all’esagerazione di Gheddafi, fece l’8 settembre, e passò al nemico. Sperava così di salvare la poltrona, ma lo buttarono giù lo stesso pochi mesi dopo; e arrivò la disgrazia Monti.

I facili vincitori del 2011, Francia G. Bretagna USA, erano davvero convinti che, assassinato Gheddafi, la Libia sarebbe diventata non solo felice, ma anche democratica, con pacifiche elezioni tipo villaggi svizzeri del Medioevo? Sì, perché l’ideologia è un cancro della mente, e quella democratica è fatale. Forse erano davvero convinti, e infatti se ne andarono come se niente fosse.

Invece, dal 2011 al 2019, la Libia precipitò ed è nell’anarchia più evidente; con due sedicenti governi; e tribù armate e in ordine sparso; nonché il redditizio mestiere di smistamento migranti. Insomma, un disastro. Ora Haftar, con l’aiuto di Macron, mette mano alle armi.

L’ONU, pagatissimo ente inutile, blatera auspici, e non fa nulla.
L’Europa non solo tace (ve l’immaginate, aprire bocca, la Mogherini?), ma è la solita Europa Disunita, e la Francia sta fomentando, favorendo, anzi guidando l’attacco di Haftar contro Tripoli.

E l’Italia? Noi abbiamo vitali interessi: gas e petrolio; pericolo di un’invasione di profughi. E non scordiamo che ci sono già militari italiani a Misurata, vicinissima a Tripoli. Se venissero attaccati, dovrebbero reagire; e poi, andando vedendo… Intanto, l’Italia deve seguire una linea molto semplice: fare il contrario della Francia, e stia certa di non sbagliare.
Riassumendo: la Francia istiga Haftar; l’Italia, almeno a parole, aspetta; l’ONU non esiste; l’UE dorme.

Ecco un altro ottimo motivo perché, il 26 maggio, venga eletto un Parlamento europeo forte e capace di imporsi e di proporre politica seria, anche politica estera. Servono dunque candidati autorevoli. E non i soliti tromboni trombati che non si sa dove mettere.

Ulderico Nisticò

 

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