Cosa ha chiesto la Calabria per il recovery?


 Risposta facilissima e veloce: niente. La Calabria, dico, non i pochissimi pinoaprilati dalle buffe pretese di 70% tanto rodomontesche quanto infondate; dico la Calabria ser… beh, che dovrebbe essere seria, e non lo è.

 Cominciamo dal Consiglio regionale. E non mi venite a blaterare che è sciolto, perché quando vuole, vedi vitalizi e assunzioni, si riunisce e decide. Il Consiglio non ha proposto una virgola a Draghi e soci, quindi all’Europa. Questa è l’ennesima dimostrazione che i consiglieri regionali valgono, dal 1970 e con rarissime eccezioni all’opposizione, quando il due di coppe con briscola a spade; valgono in quanto persone, voglio dire, prima che in quanto consiglieri.

 Passiamo alla Giunta di Spirlì, la quale non dà segni di vita nemmeno nell’ordinario, figuratevi se progetta a livello europeo! Vedi sopra.

 I partiti politici, a parte che non esistono, tacciono come quei simpatici cani cinesi senza corde vocali, e che quindi, comunque la pensino, non abbaiano. I cani cinesi afoni qualcosa pensano, però; i partiti calabresi, no. Per esempio, sapete qualcosa di tale Saccomanno, capo assoluto della Lega, cioè di se stesso unico iscritto… forse iscritto? Idem per PD e roba del genere.

 Ogni tanto si sussurra qualche nome da candidare alle prossime [???] regionali: ecco cosa sono i partiti, sono uffici di collocamento per omertosi.

 I famosissimi scrittori calabresi antimafia segue cena; gli sbarcatori di Ulisse; le università pubbliche e private; i giornali e le tv… Parafrasando un bel verso di d’Annunzio, “il silenzio era morto”. Mica per altro, ritengo io, ma perché non hanno niente da dire.

 Poi vi lamentate se non ci daranno niente? Per concludere, dedico alla Calabria un noto proverbio calabrese: PALUMBU MUTU NON PO’ ESSERA SERVUTU.

 Se qualcuno ha idee concrete e possibili, per esempio U. N., tranquilli, non gliele chiede nessuno.

Ulderico Nisticò