Cosa vogliono i terroristi?

 Un attentato, o due, a Londra, con morti; ovvia la memoria di Bruxelles, Parigi, Nizza, Berlino eccetera. Alle notizie seguono pietosi tentativi di negare l’evidenza, con la solita tiritera del lupo solitario, o pazzo, o ubriaco, o depresso o deluso in amore, o “insensato”… Scuse patetiche per celare la viltà dei politici e le contorsioni mentali degli intellettuali e giornalisti.

 Ma i fatti sono fatti: l’Europa è sotto attacco; e le polizie belga, francese, tedesca e ora britannica si sono rivelate incapaci. Del resto, le polizie non sono attrezzate mentalmente per combattere il terrorismo. Ed è questo il punto: il terrorismo non è una somma di solitari terroristi, è un nemico unico. E quando c’è un nemico, l’ultimo dei problemi è analizzarne gli umori e i pensieri. Non ha alcuna importanza fattuale che il Tale terrorista sia o non sia fedele di qualche fantasticata divinità; o abbia letto o meno un libro sedicente ispirato. Perciò, rinviamo la pacate considerazioni storiche o vagamente teologiche, e prendiamo provvedimenti.

 I provvedimenti possono essere solo di guerra (alla lettera!), e con applicazione del diritto di guerra. In guerra, non esiste che il singolo soldato X si fermi a pensare se il singolo nemico Y sia o no personalmente colpevole di qualcosa, bensì lo deve combattere in tutti i modi sanciti dal diritto di guerra. Ovvero, può anche darsi che il terrorista W ritenga di avere, dal suo punto di vista, ragione; o magari ce l’abbia davvero: in guerra, è solo un nemico. À la guerre comme à la guerre, dicevano i Francesi quando non si erano ridotti a generazione Bataclan.

 Secondo il diritto di guerra, sparare al nemico prima che spari lui non solo è lecito, ma è obbligatorio. Perciò se un Tizio si mette alla guida di un TIR in mezzo alla gente, la prima operazione è fermarlo, e ciò con tutti i mezzi possibili e fino all’uccisione. Secondo il diritto di pace di uno Stato di diritto, bisogna invece aspettare che commetta il reato e processarlo in tre o più gradi: ecco perché bisogna dichiarare guerra al terrorismo, per fare prima. Ogni Stato di diritto prevede, nel suo ordinamento, la guerra. L’Italia, all’art. 52 della costituzione, e altri.

 Perché ho tanta fretta di una guerra? Perché i terroristi vogliono esattamente questo, la guerra; e sono convinti che gli Europei non siano capaci di farla, siano davvero la generazione Bataclan, facili da sconfiggere perché non combatteranno. Pigliano sul serio le parole, è palese. Ma, ragazzi, quanto è brutta l’ignoranza della storia!

 Ci vorrebbero dieci pagine per elencare anche solo sommariamente tutte le guerre della storia europea, e non preistoriche: per farla breve, accenno solo a due bazzecole, la Prima e la Seconda guerra mondiale, combattute dai nonni degli Europei viventi, alcuni ancora viventi pure loro. Al confronto, tutte le guerricciole degli altri sono liti da bettola.

 E la generazione Bataclan e i temini in classe sulla pace… via, anche il più mollaccione dei cocchi di mamma, bastano due settimane di addestramento come si deve.

 E qui finisco, con una pulce nell’orecchio a chi è in grado di capire: l’Europa, se si decide a far guerra al nemico, forse si salva dalla sua depressione strisciante e da una classe dirigente di burocrati inutili e di economisti ignoranti come scarpe con cinque lauree; e trova quell’unità di cui è palesemente priva.

 Prima di fare risposte demenziali e, peggio, politicamente corrette, contate fino a dieci e pensateci. E, per aiutarvi, vi segnalo questa rivista dal nome già sufficiente: Polemos.

Ulderico Nisticò