Cosenza, specchio della Calabria senza politica


ulderico Cosenza Babele: buttano giù il sindaco Occhiuto. Buttano, chi? L’opposizione, e fin qui quasi saremmo nella regola; con tre tizi della maggioranza, uno dei quali, tale Morrone, è figlio di un consigliere regionale di centro(destra) e la Santelli lo ha nominato coordinatore provinciale di Forza Italia, stesso partito di Occhiuto, più o meno.

 In una terra normale, il Morrone sarebbe stato subito cacciato dal partito a pedatoni, altro che coordinatore; e la Santelli destituita per evidente culpa in eligendo. Per i non latinisti, è stata lei a sceglierlo, quindi la colpa è sua. A parte la culpa in vigilando, cioè doveva stare attenta al suo pollo… no, scusate, alla sua faina.

Invece, che mondo corre? Che, alla minaccia di essere levato da coordinatore, il Morrone annunzia che… tenetevi la pancia dal ridere, lettori: che ricorrerà al TAR. Al TAR, manco fosse un impiegato, un funzionario… Il suo è un incarico fiduciario, quindi decade con la mancanza di fiducia; e anche la Santelli, il cui incarico è fiduciario non si sa chi ad Arcore, non è che di meriti trasudi, quanto a fiducia! Al TAR! Però non è sicuro: forse si dimette. Così la Santelli in una nota impacciata e, secondo lei, satirica. DI: Debolezza Italia!

Ciliegina sulla torta, l’Occhiuto, ignaro della trappola, che aveva combinato? Pur di riempire la sala di curiosi, aveva indetto su Alarico un convegno con Sgarbi, uno che, improvvisatosi storiografo, appena è arrivato ha detto a tutti che la faccenda di Alarico non è vera. Autorete, Occhiuto! Uno così sprovveduto, figuratevi che si guardava da Morrone.

Secondo me, la cronaca di Cosenza è uno specchio del nulla politico in Calabria. Mancano, infatti, i partiti di qualsiasi segno e numero; e ciò mentre sovrabbondano le sigle e relativi organigrammi. Che differenza c’è tra partito e sigla? La sigla è una cosa che sta sulla carta intestata, e, più raramente, sull’insegna di una porta; il partito è un insieme di uomini veri e tangibili, che prendono la tessera e pagano la quota, che partecipano a riunioni anche vibranti e litigiose, che attaccano manifesti (ai miei tempi, attaccavano anche gli avversari: ma è arcaica mitologia), che sono pronti a sacrifici, candidature, spese… Di tali partiti in Calabria non si vede nemmeno l’impronta tipo “Ho scritto t’amo sulla sabbia”; o, sempre per latinisti, “in vento et rapida aqua”; in cosentino, congiura di destracentrosinistra.

Corollario: quelli della sigla diventano consiglieri comunali, assessori, sindaci, consiglieri regionali, presidenti di Giunta, deputati, senatori, sottosegretari e roba del genere. Politicamente valgono zero, ma occupano una sedia. A che serve? Ad evitare che la occupi qualcun altro, magari uno con i baffi.

Questa è una delle cause, diciamo una delle più serie cause dell’evidenza che la Calabria è l’ultima d’Italia. Essa, infatti, è come una macchina senza conducente: o sta ferma, o, se si mette in moto, finisce nel burrone.

A proposito: nessuno s’inventi frottole consolatorie. Non è che la classe politica sia zero e invece il popolo una meraviglia di onestà e cultura e castità e coraggio eccetera: questa classe politica è lo specchio di questo popolo.

Ulderico Nisticò


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