Covid-19, contagi in aumento: la Calabria a rischio zona gialla

La situazione è complessa e i contagi da coronavirus sono in continuo aumento. Nulla di paragonabile al novembre di un anno fa, sia chiaro, ma sicuramente un periodo che va tenuto sotto controllo. Anche perché i dati parlano chiaro: tredici zone hanno superato la soglia dei 50 casi settimanali di covid-19 ogni 100mila abitanti. Questo rappresenta uno dei tre parametri di cui tiene conto il monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità. Proprio il superamento del limite dei 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti rappresenta un campanello d’allarme. 

Le tredici zone che hanno sforato il parametro sono Calabria (52,5%), Campania (56,9), Emilia Romagna (56,1), Friuli Venezia Giulia (139,6), Lazio (63), Liguria (52,1), Marche (50,2), provincia autonoma di Bolzano (189,1), provincia autonoma di Trento (63), Sicilia (51,7), Toscana (57,7), Umbria (51,4) e Veneto (75,3).

Spicca un’assenza, rumorosissima: quella della Lombardia. La regione che in assoluto è stata la più colpita dal covid-19 durante la parte più dura della pandemia non solo non è nel novero dei territori più a rischio, ma non si avvicina neppure alla soglia di guardia: nell’ultima settimana, può rilevando un aumento di casi, i contagi sono di 34 casi ogni 100mila abitanti.

Oggi tutta l’Italia, tranne le due micro zone rosse di cui si è parlato negli ultimi giorni per gravi motivi di eccezionalità, è in zona bianca. Ma se la situazione peggiorasse nei prossimi giorni le tredici zone che hanno sforato i 50 contagi ogni 100mila abitanti potrebbero passare in zona gialla. Con le restrizioni conseguenti che abbiamo già tutti sperimentato nei mesi passati. Tutto dipenderà dal monitoraggio dell’Iss di venerdì.

Per far cambiare il colore di una regione o di una zona non è sufficiente, per fortuna, il superamento di una sola soglia. I limiti da superare sono tre: quello dei 50 nuovi positivi ogni 100mila abitanti, quello del 10% dei posti letto occupati in Terapia intensiva e quello del 15 per cento di quelli occupati in area medica. E per quanto riguarda questi ultimi due parametri, le regioni che devono preoccuparsi maggiormente sono Calabria, Friuli Venezia Giulia e Marche.