Creatività intelligente di un Istituto scolastico

 Se la Settimana della creatività dev’essere, sia creativa, e non spacciata per tale, e poi è la solita rifrittura a colpi di pistolotti buonisti di fronte a ragazzi dormienti. Così devono aver pensato, a Decollatura e Soveria Mannelli, la dirigente Antonella Mongiardo e la professoressa Barbara Borelli, e altri docenti e tecnici, e hanno deciso per la cosa più creativa che ci sia: il teatro. 

Hanno chiesto soccorso a uno che di teatro se ne intende, Ulderico Nisticò, il quale, pro bono, ha offerto loro uno spettacolo storico da far recitare ai ragazzi: “Cinque re Borbone”. È un argomento, dice nel prologo la Storia, interpretata dalla stessa Borelli, pochissimo conosciuto; e, se mai, o inventato di sana pianta come fanno i pinoaprilati, o ingiustamente calunniato.

Sono così comparsi: Carlo (re di Napoli e di Sicilia 1734-59); Ferdinando IV/III, poi I delle Due Sicilie (1759-1825); Francesco I (1825-30); Ferdinando II (1830-59); Francesco II (1859-61); e, tra le donne della Casata, Carolina d’Asburgo, moglie di Ferdinando IV/III; Maria Carolina, moglie dell’erede al trono di Francia, e donna di grande spessore politico; Maria Teresa, moglie di Pedro II imperatore del Brasile, e ricordata come la Madre dei Brasiliani; e l’ultima regina, Maria Sofia, la volitiva sposa di Francesco II, che resta significativamente muto. In mezzo alle vicende di Ferdinando IV/III, la vivida scena dei Vespri soveritani, quando nel 1806 iniziò a Soveria Mannelli la lunga e sanguinosa insurrezione calabrese contro Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat.

 I vari momenti sono stati illustrati, con chiara sinteticità, dallo stesso Ulderico Nisticò, che ha invitato ad approfondire ognuno dei tantissimi argomenti rappresentati; e a farsi un giudizio ponderato su quei 130 anni di storia meridionale. Ha infine manifestato il suo apprezzamento per l’Istituto, la dirigente, la professoressa, i ragazzi attori, e i tantissimi che si sono rivelati un pubblico educatissimo e intelligentissimo. Questo sì che è un modo di fare scuola!

 A furor di popolo, è stata chiesta qualche altra attività, che è già in cantiere per la prossima primavera. Non è vero, grazie a Dio e alla buona volontà, che i ragazzi sono disinteressati e ignoranti: ma dipende molto da come uno li fa! E da come una scuola sa (o, spesso, non sa!) approfittare delle buone occasioni culturali.