Crescita zero? Recessione?

 La Confindustria avverte che l’Italia va incontro, per il 2023, alla crescita zero. Avverte tutti e il governo, ed io, nel mio piccolo, ricordo che l’attuale governo è quello di Draghi con un’immane maggioranza. Maggioranza che ha perso le elezioni: nettamente PD e 5 stelle, ma anche Lega e Forza Italia.

 È ovvio, infatti, che se le cose vanno male, la colpa è del governo; come ha la sua parte di ragione il governo stesso, quando se la piglia con l’Europa.

 Fatte queste utili premesse politiche, domandiamoci cosa significa crescita zero; e affermiamo che significa recessione, cioè l’economia in crisi, con meno produzione, quindi anche con meno occupazione e più povertà.

 E, infatti, la Confindustria avverte anche che l’Italia è carente di strutture, soprattutto nel campo energetico. Ah, scusate: ma la Confindustria cade dal pero l’8 di ottobre, o finora abitava sul pianeta Marte? La Confindustria non è un’associazione culturale, è l’associazione degli industriali, quindi di quelli che hanno in mano l’economia reale. Non hanno nessuna colpa, gli industriali? Ne hanno, e tantissime.

 Se l’Italia è vicina alla recessione economica… e dico economica, non finanziaria… vuol dire che non produce. E, con pianto agli occhi, aggiungo che il Meridione produce ancora di meno, molto di meno del resto d’Italia. La Calabria… scusate, ho esaurito le lacrime.

 Bisogna tornare a produrre, e non fogli di carta chiamati euro, ma energia elettrica, grano, frutta, oggetti, case, abbigliamento, strutture, servizi… Tutte cose di cui siamo carenti, e li importiamo dall’estero. E grazie che siamo in recessione e le strade pullulano di disoccupati in cerca di chi li mantenga, o a delinquere!

 L’unica soluzione per l’economia è la produzione; e solo la produzione fa ottenere la giustizia sociale possibile, quella vera: se la produzione c’è, c’è anche la distribuzione, senza interventi ideologici, generalmente maldestri e controproducenti. Oppure, nelle menti belle dei poetici seguaci di Rousseau, rischiamo di dividere in parti uguali… il nulla col niente!

 E invece le grandi imprese stanno riducendo la produzione; e quelle piccole, chiudono. Bisogna fare esattamente, e rapidamente, il contrario.

 Un corollario: il lavoro, quello genuino, porta con sé nobili e sani effetti morali, quindi politici; l’ozio, come sappiamo, genera vizi, e, peggio, pensieri accidiosi.

Ulderico Nisticò