Cristo è venuto per tutti

Bella frase, vero? Detta così, moltissimi, per effetto degli automatismi linguistici, pensano sia venuto anche per i poveri, i deboli, gli emarginati eccetera; vero, eh, è venuto anche per queste sfortunate circostanze umane, ma se fosse venuto solo e soprattutto per loro, ben difficilmente avrebbe avuto successo, il cristianesimo. Salvo miracoli, ma se Cristo avesse deciso di risolvere tutto con un miracolo, non servivano né Incarnazione né Passione né Resurrezione né Apostoli.

Gli emarginati, con tutto l’umano rispetto, non sono una categorie, sono “Lumpenproletariat”, direbbe il vecchio Marx, sottoproletariato casuale, quelli che domenica accolgono Cristo e venerdì lo crocifiggono. In termini moderni, votano per chi dà loro da mangiare, s’intende quel giorno stesso delle elezioni: domani è, notoriamente, un altro giorno, e votano per l’altro.
Gli Apostoli, di varia origine e cultura, vennero vivificati dallo Spirito Santo nella Pentecoste; ma s. Paolo non era tra loro, anzi stava dall’altra parte, e se poi, convertito, diffuse la Fede, lo fece in greco scritto, e ben scritto, e da cittadino romano qual era; e scrisse a gente che sapeva leggere.

Gli Apologisti si batterono con la filosofia; i Padri greci e latini sono uomini di grande cultura, e s. Agostino è in fondamento di tutta la filosofia, e soprattutto della psicologia dei secoli seguenti fino al nostro.
Intanto il cristianesimo si diffondeva non presso gli schiavi e tanto meno i contadini (“pagani”, da “pagus”, villaggio), ma nelle città e nei ceti medi e alti. Dal IV secolo sono cristiani gli Imperatori, ma anche i Re barbari, prima ariani poi cattolici.
I monaci salvano la cultura classica; e il nostro Cassiodoro, prima uomo politico poi teologo e studioso, dà l’esempio; a suo tempo, invieranno colonie di giovani forti e coraggiosi a ripopolare foreste e deserti con l’enfiteusi. Ma anche migliaia di anonimi preti tengono assieme la “plebem”, donde le “pievi”.

Dal X secolo, Papi come Leone IV, Re Imperatori come Berengario I, e poi gli avventurieri normanni, liberano l’Italia dai Saraceni. I “Crucisignati” rallentano per due secoli la minaccia turca. A Lepanto nel 1571 la flotta cattolica, nel 1683 Vienna e Giovanni Sobieski salvano l’Europa.
Dalla cultura in latino medioevale, s. Francesco d’Assisi crea la lingua volgare illustre, in concorrenza con il meno pio Federico II. Dante canta la Fede ultraterrena e la civiltà cattolica sulla terra. Giotto dipinge la rinascita del popolo. L’Europa è costellata di possenti cattedrali, opera di architetti dalla miracolosa abilità.

Navigatori italiani e portoghesi, e i Re Cattolici di Spagna scoprono altri mondi; Michelangelo scolpisce e dipinge; il Palestrina dà inizio alla musica moderna; il Vico, Pascal, Manzoni, Shaw… la Fede viene sostenuta dalla cultura.
Ora date un’occhiata al Calendario, e troverete santi di ogni condizione sociale, da umili schiavi a Stefano d’Ungheria e Luigi IX di Francia; da menti e animi coltissimi e attivissimi, a penitenti che vissero nell’ombra. Non c’è campo dell’umana esistenza in cui non abbia operato, secondo i carismi e le occasioni, un don Bosco o un Tommaso d’Aquino o un Francesco Saverio… Santi, non comodi santini buonisti e fuori dal mondo.

Perciò, se Cristo è venuto anche per i poveri, è venuto anche per i re e guerrieri e poeti e pittori e musicisti e scienziati e calciatori… e senza di questi, non ci sarebbe salvezza nemmeno per i poveri; non ci sarebbe cura dei malati, senza bravi medici.
La concezione cattolica della vita comunitaria è quella organicista: ciascuno deve fare quello che sa fare, e farlo bene, ed è meritevole e rispettabile se lo fa bene: “diversamente per diversi offici”, e non tutti tutto. E guai se chi non è capace si mette a fare qualcosa a caso, magari in nome di nevrotici “diritti”; ma guai anche a chi, avendo le capacità, non le esercita per pigrizia mascherata da umiltà.
Sarebbe ora di tornare, ogni tanto, a Cristo dei potenti e dei dotti e dei saggi… e dei ricchi. Sì, dei ricchi, e rileggetevi la parabola dei talenti, che è una vera lezione di economia politica: il denaro, sterco del demonio, può essere usato anche per il bene, e non solo per un infantile benessere.
E la spiritualità non è spiritualismo, e tanto meno retorica pauperistica a basso costo.

Ulderico Nisticò

ALTRI ARTICOLI