Cultura calabrese solo in ordine sparso

 Il triste momento che stiamo attraversando, e la forzata prigionia, potrebbero costituire, paradossalmente, un’occasione di cultura: via social, come già abbiamo scritto, ma cultura.

 In verità, qualcosa si vede. Le tv private mandano vecchi spettacoli; i Musei archeologici s’inventano le visite virtuali; alcune compagnie teatrali – La chiave sta macchinando! – danno spettacoli; Soverato, per iniziativa di Amoruso, crea un contenitore; Vittoria Camobreco legge poesie…

 Bene, ma è tutto in ordine sparso, e senza coordinamento; e tanto meno una direzione. Se fossi io l’assessore regionale alla Cultura (tranquilli, è uno scherzo!), avrei già da un pezzo mandato una circolare, invitando chiunque può a sa a dire la sua, a suscitare interessi culturali. Il virus e la relegazione sarebbero una condizione utile a far sapere ai Calabresi quello che, detto in generale, ignorano; e spesso la loro ignoranza è DIRETTAMENTE proporzionale al titolo di studio e alle indubbie qualità professionali nel senso di lavorative. Per esempio, conosco fior di dotti soveratesi che non hanno mai visto la Pietà del Gagini; o messo piede a Roccelletta.

 I dotti calabresi sconoscono, detto in generale, la calabra storia, tranne qualche luogo comune tipo “monaci basiliani”, seicento anni di tutti e solamente monaci;

 sconoscono l’arte, anzi sono convinti che non ce ne sia;

 sconoscono le grandi personalità, tranne un Pitagora di fantasia, e Campanella, ma lui solo per una scombinata congiura;

 sconoscono… eccetera.

 Ebbene, cosa aspettiamo a colmare queste lac… eh, abnormi voragini di sconoscenza? Se io fossi… lo avrei già iniziato il giorno stesso dell’insediamento. Coraggio, che ci vuole? È gratis… O è qui che casca l’asino?

 Chi lo deve fare? Ma gli storici e filosofi e storici dell’arte, eccetera. Quelli genuini! Lo devono fare le  università, le quali sono di solito silenti, e in questo periodo versano nella catalessi.

 Chi NON lo deve fare? Ma i piagnoni a pagamento, e antimafia segue cena: costoro non c’entrano niente con la cultura; anzi, fanno danno d’immagine, e aumentano la già dilagante depressione.

Ulderico Nisticò