Dal Politeama ai palazzi di un “vecchio” capoluogo di Regione

La nostra città di Catanzaro conserva un calco di arretratezza evidente da vantare quasi come primato, essendo collocata tra le ultime d’ Europa.
Il caso Politeama ha rappresentato non pochi segni di discordia storica ed odierna per le risapute vuotezze di sfuggite “macro” economie, fatti di cronaca che peggiorano lo status quanto l’ imagine dei catanzaresi all’ interno della stessa regione.

“Eppur si muove” , direbbe più di qualcuno, ma non bastano più i “soliti” volti scuri e con limitati argomenti che declassano “giuste” ambizioni.
La migliore governabilità in tal senso, potrebbe addivenire ad un risultato mediante buon uso di strumenti competenti, dal settore artistico in sinergia con gli altri Ministeri, coesi e preposti alla prevenzione mediante corretto uso di fondi di riserva, che pare non godano di logici orientamenti.

Il cittadino si nutre di ciò che diventa notizia, assiste al battibeccaggio mediatico e meriterebbe, invece, di andare oltre il decantato recupero di luoghi di aggregazione.
Quando lo scenario teatrale si trasforma in caso “politico”, immaginiamo, dunque, quanto faticose siano le lungaggini, di opposte posizioni e (in)solite contraddizioni.

Si attende che in gran finale venga scelta la giusta “medicina” come salvezza non solo del Politeama, quanto di un già “vecchio” capoluogo, ben corredato di conferenze stampa e riunioni prendi tempo, poiché il ruolo “costoso” del personale addetto volga a programmazioni esperte e bandi culturali previsti mediante ripetuta divulgazione.
Catanzaro detiene l’aria più pulita, ma per soggiornarvi tra ripetuti silenzi e “basse” saracinesche di libero mercato.

Si faccia, dunque, il possibile lavorando anche di notte se necessario, dal Sindaco a tutti i consiglieri “ancora” in pole position, perché ci si aspetta quanto si debba al senso civico e morale, principio di sviluppo comunitario e collettivo ma a scanso di “equivoci”.

John Nisticò