Debiti e soldi pubblici: a Davoli è arrivato il momento della chiarezza


La politica, soprattutto quando si amministrano i soldi dei cittadini, non può essere fatta di silenzi, omissioni e risposte evasive.

Il Partito Socialista Italiano – Sezione di Davoli ritiene doveroso intervenire sulla vicenda del debito maturato nei confronti del Comune di Soverato e sulle modalità con cui l’attuale Amministrazione Comunale ha affrontato una questione che, per dimensioni economiche e per rilievo amministrativo, non può essere liquidata come una semplice “transazione”.

Non intendiamo ripercorrere l’intera vicenda né sostituirci agli organi competenti. Ma alcune domande politiche sono ormai inevitabili e l’Amministrazione ha il dovere di rispondere ai cittadini.

Perché i Comuni di Satriano e San Sostene hanno pagato e il Comune di Davoli no?
Dalla documentazione portata all’attenzione del Consiglio comunale emerge un dato preciso: quando il Comune di Soverato richiese ai Comuni consorziati il pagamento delle rispettive quote per l’energia elettrica necessaria al funzionamento del depuratore, i Comuni di Satriano e San Sostene procedettero al pagamento di quanto dovuto, mentre il Comune di Davoli rimase inadempiente.

La domanda è semplice e non può più essere elusa:
per quale ragione Davoli non ha fatto ciò che hanno fatto gli altri Comuni consorziati?
E soprattutto: perché una posizione debitoria che avrebbe dovuto essere affrontata e regolarizzata tempestivamente è arrivata, dopo anni di contenzioso, a trasformarsi in una esposizione di dimensioni enormemente superiori a quella originaria? I documenti parlano infatti di una sentenza del Tribunale di Catanzaro che ha riconosciuto in favore del Comune di Soverato la somma di € 474.503,68, oltre interessi e spese.

La successiva quantificazione complessiva riportata nella documentazione arriva a € 952.569,24, di cui € 474.503,68 di capitale, € 452.638,17 di interessi e € 25.427,39 di spese di giudizio. Quasi un milione di euro. Una cifra che pesa sul presente e sul futuro finanziario del Comune di Davoli.

E c’è una seconda domanda, ancora più importante
Questo debito non nasce con l’Amministrazione attuale, è una vicenda che affonda le proprie radici in anni precedenti e, come emerge dalla documentazione, era già conosciuta dall’Amministrazione comunale molto tempo prima della sentenza. Ma proprio per questo la domanda politica che rivolgiamo all’attuale maggioranza è ancora più netta: perché, una volta insediata l’attuale Amministrazione e soprattutto una volta intervenuta la sentenza del Tribunale, non si è proceduto immediatamente alla corretta regolarizzazione contabile della posizione debitoria?

Non chiediamo di attribuire oggi responsabilità personali che dovranno essere eventualmente accertate nelle sedi competenti. Chiediamo una cosa molto più semplice: che il Comune dica con chiarezza cosa è successo, quando ne è venuto a conoscenza, quali atti sono stati adottati e perché si è scelta una determinata procedura di riconoscimento del debito anziché quella prevista dalla legge.

Il punto più delicato: il debito fuori bilancio
Qui la questione diventa ancora più seria. Lo stesso consigliere Arena, secondo quanto emerso nelle scorse sedute consiliari, ha ricondotto la questione alla natura di debito fuori bilancio. E allora bisogna essere chiari: se siamo in presenza di un debito derivante da una sentenza esecutiva, non è sufficiente trattarlo come “transazione” per far scomparire la questione dal bilancio e dalle competenze del
Consiglio comunale. Il TUEL disciplina espressamente il riconoscimento dei debiti fuori bilancio. Il problema politico, dunque, non è la parola “transazione”.

Il problema è se una transazione sia stata utilizzata prima del necessario riconoscimento consiliare di una passività derivante da una sentenza esecutiva. Se così fosse, non sarebbe una questione meramente formale. Significherebbe aver sottratto al Consiglio comunale, cioè all’organo rappresentativo della comunità, una decisione che attiene direttamente alla situazione finanziaria dell’Ente.

E le conseguenze non sono affatto irrilevanti: una gestione non corretta di un debito fuori bilancio può determinare rilievi degli organi di controllo, la necessità di regolarizzare la situazione contabile e, laddove emergano condotte che abbiano prodotto un danno alle finanze pubbliche, anche valutazioni in materia di responsabilità erariale.

È bene essere precisi: non spetta alla politica stabilire se vi siano stati illeciti o responsabilità personali. Spetta agli organi competenti accertarlo. Ma alla politica spetta il dovere di fare domande.

E noi le facciamo.
Il PSI di Davoli non intende trasformare questa vicenda in una guerra tra fazioni. I cittadini hanno diritto di sapere:
Hanno il diritto di sapere perché un debito che altri Comuni hanno regolarizzato non sia stato regolarizzato da Davoli.

Hanno diritto di sapere perché una passività arrivata fino ad una sentenza giudiziaria non sia stata affrontata, sotto il profilo contabile, attraverso una procedura trasparente e pienamente rispettosa delle competenze degli organi comunali.
Il tempo dell’opacità e delle risposte elusive deve finire.

Partito Socialista Italiano PSI – Sezione di Davoli “Giacomo Mancini”