Deioce, Grasso e la dicastocrazia

Il popolo dei Medi dell’Iran versava, nel IX secolo a. C., in condizioni di disordine politico. C’era tra loro un uomo di prestigio e di sapienza giuridica, Deioce, e i litiganti si rivolgevano a lui per ottenere giustizia. Un giorno, però, Deioce disse loro che aveva molto da fare, e non poteva trascurare casa sua per loro; e i Medi pensarono bene di passargli un mensile. Un altro giorno, però, Deioce disse loro che, esercitando la giustizia, aveva molti nemici; e i Medi pensarono bene di assegnargli una scorta armata. Con questa scorta, Deioce assunse il potere politico, e divenne re, dando inizio all’Impero dei Medi, poi confluiti nei Persiani.

Così Erodoto ci racconta un evidente caso di quella che chi scrive chiama dicastocrazia, dal greco dikastès, giudice: quando un giudice inizia facendo il giudice e poi diventa re. Anche gli estemporanei dittatori degli Ebrei dopo Mosè vengono detti giudici; e il titolo romeo (bizantino) di ognuno dei quattro archontes della Sardegna fu tradotto in latino come iudex, e sinonimo addirittura di re.
Ciò succede quando si crea un vuoto politico, come tra i Medi, gli Ebrei e i Sardi; e il vuoto viene riempito da altri poteri. L’Italia degli anni 1960-80 era un disastro di governi trimestrali e “balneari”, e i partiti bande di autoassistiti e ladri. Oggi non è meglio, ma parlo di allora. Il vuoto fu riempito non ancora dalle persone dei giudici, ma già dal concetto sempre più magico di “magistratura”, e quello di “giustizia”. La magistratura allargò, più o meno consapevolmente, il suo prestigio e potere, e l’opinione pubblica vide nei giudici una sorta di entità diverse e superiori ai comuni mortali.

Alcuni giudici furono davvero forti ed eroici, i più erano corretti, lenti e tranquilli applicatori della legge. Poi qualcuno si a interpretare allegramente veri o presunti articoli della costituzione, a parlare di giustizia astratta… E siamo arrivati ai TAR e alla Cassazione, che spesso legiferano al posto del parlamento.
Da qui ai giudici in politica, breve salto. Per carità, anche i magistrati sono esseri umani e possono avere idee, ma dovrebbero lasciarle fuori dalle aule di giustizia; e tanto meno essere iscritti o simpatizzanti di partiti o di qualsiasi altra cosa che induca alla legittima suspicione.

Il cosiddetto “pool” di Mani pulite voleva “rivoltare l’Italia come un calzino”: non rivoltò nulla per incapacità di indagare seriamente e trovare prove, e perché stava più in tv che al lavoro, ma l’intenzione era eversiva e fuori dai limiti della legge. I magistrati non “rivoltano calzini”, fanno i procuratori e i giudici.
E abbiamo avuto Di Pietro ministro, e De Magistris sindaco di Napoli: però almeno hanno lasciato la toga. Non so se lo ha fatto la Lo Moro, se l’ha fatto Ingroia, se lo ha fatto Grasso; e mi piacerebbe saperlo.

Quello che è certo, se un domani Grasso non riuscisse nei suoi intenti politici e tornasse sugli scanni di giudice, e io incappassi sotto di lui, la mia legittima suspicione non gliela toglie nessuno. E già, non è che se un giudice è del partito X è cattivo e se di Y è buono: sempre legittima suspicione è.

Ulderico Nisticò

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.