Democrazia imperialista, gli USA

Una premessa filosofica. Insegnano i Greci, e in particolare Platone, Aristotele e Polibio, che la democrazia è una delle tre possibili forme di governo, e niente assicura che sia la migliore, e tanto meno sia l’unica e definitiva. Aggiungo io che la democrazia, storia alla mano, non è più buona e più santa e più mite, e tanto meno più pacifica di ogni altra forma; anzi, proprio la democrazia ateniese si rivelò quanto mai imperialista e guerrafondaia; finché gli Spartani non abbatterono la Lunghe Mura a suon di flauti. Sta per uscire un mio libro sull’argomento: quando c’è, vi avverto.

Una premessa polemologica. Le guerre dei regimi aristocratiche sono pochissime e brevi, e con pochi morti e uccisi; e non perché siano buoni, ma perché i nobili sono pochi, e soprattutto riservano la guerra a se stessi soli, come un sanguinoso privilegio che mantiene il potere. Le guerre moderne con milioni di armati e di morti sono un’invenzione della rivoluzione francese: e non so se sono stato chiaro!
Gli USA nacquero, nel 1776, da pacifiche e dimenticate colonie di una Gran Bretagna che, massima potenza mondiale dell’epoca, era però molto più intenta ad industria e commerci e corse di cavalli e latino e greco, che a far guerra. E invece gli USA iniziarono con l’ammodernamento della guerra proprio contro gli Inglesi; poi varcarono i monti, e comprarono la Louisiana; poi attaccarono e annientarono il Messico, conquistando fino alla California; poi sottomisero effettivamente il West… e intanto vararono flotte in Atlantico e Pacifico, e attaccarono frequentemente territori di Centroamerica; e nel 1898 la Spagna per prendersi Filippine, Portorico e di fatto Cuba.

Ah, non scordiamo che combatterono una guerra civile (1861-5) che è senza dubbio tra più feroci della storia: delle più feroci guerre, non solo guerre civili.

Contro le intenzioni dell’opinione pubblica, gli USA intervennero nella Prima e nella Seconda guerra mondiale. Dopo il 1918, però, l’interventista Wilson fu costretto a ritirarsi. Dopo il 1945, gli USA affermarono il loro potere militare sull’Europa Occidentale, per mezzo di uno strumento politico e militare, la NATO, che assicurava e assicura loro l’egemonia.

L’Italia fa parte della NATO; però pochi si accorgono che l’Italia è zeppa di basi e postazioni USA che nemmeno appartengono alla NATO, ma sono statunitensi, e con tutti i privilegi di truppe di occupazione: vedi Cermis… e un paio di strani episodi di natura privata.

A che serve, la NATO? A fare la guerra, sia pure fredda, all’Unione Sovietica e blocco comunista in genere, quando questo si estendeva fino al cuore della Germania. Ma l’Unione Sovietica non esiste dal 1989, e tanto meno esiste più il comunismo nel senso marxiano e leninista del termine. Ce n’è una versione poetica, dilagante in Italia, ma serve solo per i post in Facebook di certi miei degnissimi e sognanti amici miei.

Se manca il nemico, a chi facciamo la guerra? Infatti, nei quattro anni di Trump, non solo furono buoni i rapporti tra USA e Russia, ma gli USA stavano facendo capire all’Europa che era ora facesse da sé anche nella politica militare.
E invece arriva Biden, presidente democratico imperialista, il quale, mentre ricomincia a bombardare alla Obama maniera, sta provocando la Russia, anzi la persona di Putin. Ecco un bell’esempio di esportazione della democrazia: operazione che gli USA non si sognano di fare in Arabia Saudita o nei Territori occupati da Israele. Democrazia con lo sterzo, vero?

E ora? Se ci fosse un’Europa, dovrebbe dire “La guerra a Putin gliela fai tu”; ma l’EU a stento esiste per i vaccini, figuratevi per i carri armati; e gli Europei, dopo sessant’anni di politicamente corretto, sono come i Lidi in mano ai Persiani, educati, dice Erodoto, a “commerciare, cantare e danzare”. Ve lo immaginate, il cocco di mamma europeo, in prima linea?

Voi no? Io sì, perché ho fatto il militare, e ho visto come, in due settimane, ogni mollaccione diventa – a forza! – un soldato. Ma state tranquilli, era solo scena.
Nei fatti, ci tocca obbedire a Biden, imperialista democratico.

Ulderico Nisticò