Dialetti calabresi e lingua italiana


Abbiamo dichiarato, venerdì durante lo spettacolo della Terza Età “Al contadino fai sapere”, che, otto forma di teatro, in realtà tenevamo una lezione di glottologia, linguistica e dialettologia. Per seguirmi e non dover scrivere decine di pagine, dovete avere sotto gli occhi il testo, che è disponibile in link di Soveratoweb.

Bastiano e Cosimino e Rosina parlano in un dialetto antico da contadini; Peppe e Peppina recitano due poesie zeppe di dialetto strettissimo e parole arcaiche che molti contemporanei, anche dialettofoni, non tanto capiscono. Raffaella parla italiano, però, con il pessimo vezzo di alcuni nostri studenti, toscaneggia, sebbene in modo approssimativo.

Joséphine è francese, anche se probabilmente si trasferirà in Calabria, come del resto fecero parecchi suoi compaesani normanni e più recenti. Il commento, il Prologo e il congedo sono in italiano corrente. C’è un poco di latino, affidato a uno che lo pronunzia come a scuola, con tutti i dubbi del caso.

Una vera Babele. Ora, in gran sintesi, la lezione. I dialetti italiani sono, sotto il profilo glottologico, lingue neolatine derivate dal latino popolare; e che hanno perso le declinazioni, però mantengono le coniugazioni dei verbi. Si distinguono in due grandi gruppi: italico (veneto e tutti gli altri dalle Marche alla Sicilia) e galloromanzo (piemontese, ligure, lombardo, emiliano-romagnolo). Le differenze sono nei sostrati: il primo gruppo risente molto dell’osco-umbro; l’altro somiglia a provenzale e francese.

I dialetti – attenti al plurale – calabresi sono distinti, a Nord con fonetica e sintassi simili a pugliese, lucano, campano, napoletano; a Sud, per quel che c’interessa, in una fonetica più vicina al latino e in una sintassi che sa di greco medioevale. Due soli esempi: aju iutu a Nord, ja/jivi a Sud. Per la fonetica: quann*/ quandu; palumm*/palumba.

Diversissime le fonetiche dei singoli paesi, quando non nei paesi stessi tra quartieri: Suvaratu (a Marina)/Suvarati u supi.

Il vocabolario della Calabria Sud è neolatino, con circa il 20% di parole greche, però molto di più greci i toponimi (Petrizzi), cognomi (Nisticò) e Santi (Agazio); non mancano i francesismi (a maddamma, u custumi); e, recentemente, gli americanismi (u bisinissi, a trastula, a iarda… ).

Che dobbiamo fare del dialetto? Coltivarlo, amarlo, studiarlo: però parlare in italiano, lingua che non è solo della scuola o deli uffici, ma consente di dire qualsiasi cosa, parolacce e barzellette incluse.

Accontentatevi per ora.

Ulderico Nisticò