Dicastocrazia ideologica e confusionaria

Dicastocrazia, da δικαστής, vuol dire potere dei giudici; e non quello di giudicare, ma il potere e basta. È un caso classico di sostituzione di un potere con un altro potere, avvenuta dagli anni 1970, quando i governi DC, PSI e robetta, con l’appoggio o non opposizione del PCI, cadevano ogni tre mesi; e il vuoto della politica venne riempito e dai giudici e dall’ideologia della legge. Per la storia, successe la stessa cosa ad Atene nel V secolo, e la città straperse la guerra, spedendo poi nell’Elisio Socrate.

Può darsi che il procuratore in parola abbia trovato un codicillo di qualche vagante norma, per accusare Salvini di non aver lasciato sbarcare; mentre il procuratore di un altro posto vicino non trova da ridire che faccia lo stesso la Lamorgese, e per di più con evidente scopo elettorale, se no il PD perdeva anche in Emilia. E il bello è che hanno mezza ragione tutti e due i procuratori.

Non esiste infatti una normativa chiara e solo sulla cosiddetta immigrazione, ma si va a colpi di umori e amori dei governi di turno, e dei giornali; e di un vaghissimo umanitarismo con “minori non accompagnati” alla cui tenera età non crede, ictu oculi, nessuno; e un presunto diritto ad immigrare, che però non sta scritto da nessuna parte. Ricordo che ci ha provato l’ONU, ma i documenti dell’ONU sono carta straccia (vedi Palestina!), e comunque l’Italia non ha firmato, anzi non si è fatta manco vedere. Però c’è anche l’articolo X…

Insomma, anche sulla cosiddetta immigrazione brancoliamo nel buio legale e nella legislazione immaginaria e autogestita, da pare di magistrati che, con evidente assurdo giuridico, sono legalmente divisi in dichiarate correnti ideologiche.
In mezzo a tutto questo bailamme, la mitologia dei giudici e della giustizia, sostenuta sì da figure nobilissime di Caduti sul campo e da magistrati solerti e seri, ma larghissimamente macchiata dai vari Petrini e soci, e socie. E, quel che è peggio agli occhi dell’opinione pubblica, di rinvii a babbo morto delle sentenze penali, e alle prossime generazioni di quelle civili.

Adesso dovrei scrivere che ci vuole una riforma. Poi mi ricordo che quando Renzi voleva appena appena ridurre le ferie dei magistrati, venne casualmente subissato di avvisi di garanzia, estesi alla famiglia.

Un caso, fu, anche perché papà e mamma Renzi non sono angioletti del presepe. Però, guarda caso!
Chiudo perciò affermando che bisogna urgentemente tornare alla distinzione dei tre poteri; e quello giudiziario dev’essere ben separato dagli altri due. I giudici, essendo cittadini, possono votare, ma non dire per chi votano.
Devono fare come me il 26 gennaio: ho votato, ma non saprete mai per chi.
E va fatta l’operazione di Giustiniano: cancellare tutte le leggi, soprattutto quelle lenzuolo, e riscriverle, e tutte e solo tipo “si noctu furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto”, dieci parole!

Ulderico Nisticò