Diciamo ancora del presidio ospedaliero

ospedale_di_Soverato1 Siccome non devo essere stato a tutti molto chiaro, ripeto il mio pensiero:

  1. Quello di Soverato non è un ospedale, è un presidio ospedaliero: la differenza è sostanziale.
  2. Il furbetto gioco di parole, che dura da mezzo secolo, è fonte di confusione e sofismi: ma se Soverato ha un presidio ospedaliero e non un ospedale, può contare su alcuni servizi e non su altri, e deve sempre fare riferimento a qualche ospedale propriamente detto e meglio munito.
  3. Un presidio ospedaliero è, in ultima analisi, un ottimo poliambulatorio.
  4. La locuzione “posti letto” è preistoria della medicina, di fronte a tecnologie infinitamente più avanti.
  5. Tali tecnologie possono però essere adoperate solo da chi è in grado di adoperarle.
  6. Sgura ha scovato, in Calabria, 82 pinchipalli che, senza avere i titoli, fanno i primari fasulli con stipendi veri. Spero non dover utilizzare molte parole per far capire che a me della sorte di costoro non importa un fico secchissimo, e non sono disposto a sostenere i loro comodi. Chi vuole “lottare” per i primari, si accomodi senza di me.
  7. Vero che il presidio di Soverato è punto di riferimento di un vasto e difficile territorio. Serve dunque un 118 potenziato, con ambulanze bene attrezzate.
  8. Serve un Pronto soccorso all’altezza, con le strutture adeguate. Altrimenti, ricordate che, con le nuove strade, Catanzaro è a pochi minuti da Soverato.
  9. Servono ambulatori rispondenti ai bisogni del territorio, compresi gli ormai rari e brevi ricoveri.

 Corollario: se volete ragionare in questi termini, fatevi vivi; ma non sperate di sentirmi gridare “L’ospedale non si tocca”; lo gridavano anche a Chiaravalle, e lo toccarono, eccome!

Ulderico Nisticò

 

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