Diritti Umani e crisi della Tolleranza: Un Convegno Internazionale sui Diritti inviolabili dell’Uomo non basta

A seguito della maxi rissa nella quale, a Soverato, sono stati coinvolti una decina di ragazzi locali e tre giovani nigeriani senza fissa dimora, appare doveroso fare una riflessione sulla tutela dei diritti umani e sull’esasperazione che l’applicazione errata, non equilibrata e ammantata da falso buonismo delle norme, può scatenare.
Forse non tutti sanno che meno di un mese fa, nel nostro Capoluogo, si è concluso il Convegno Internazionale di Studi sul tema mondiale dei Diritti Fondamentali della Persona dal titolo: “Diritti Umani e crisi della tolleranza” organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze sociologiche e penalistiche HISCS e dall’Università “Magna Grecia” di Catanzaro con il patrocinio della Regione Calabria e della Farnesina Ministero degli Affari Esteri.
Il meeting, presieduto dal Prof. Avv. Nunzio Raimondi e dal Chiarissimo Prof. Massimo La Torre, si è celebrato in due giornate, la prima, nella Sala Consiliare del Comune di Catanzaro, ove hanno porto i saluti le Autorità Accademiche e Civili quali: il Magnifico Rettore dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, Prof. Aldo Quattrone, il Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche Prof. Luigi Ventura, il Ministro degli Affari Esteri Angiolino Alfano, il Ministro Plenipotenziario Fabrizio Petri, il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, Il presidente della Provincia di Catanzaro Dott. Enzo Bruno ed il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo.

Tutte le personalità invitate alla cerimonia inaugurale, hanno convenuto nell’ evidenziare come i Diritti Umani, che potevano ormai sembrare una conquista consolidata, alla luce della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, sono in realtà in forte crisi, paradossalmente anche nei paesi che si proclamano democratici e liberali. E se è vero che fra i diritti umani sono inclusi il diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della persona, il diritto a non essere sottoposto a tortura, il diritto all ‘ uguaglianza dinnanzi alla legge, alla sicurezza sociale, al lavoro e ad una remunerazione equa e sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della famiglia, per citare i più noti, é altrettanto vero che l’adempimento degli stessi è legato alle scelte di amministrazione delle risorse economiche di un Paese: “I diritti civili e politici sono indissociabili dai diritti economici, sociali e culturali, sia nella loro concezione che nella loro universalità poiché il soddisfacimento dei diritti economici, sociali e culturali garantisce quello dei diritti civili e politici” e dipende dall’equa distribuzione delle risorse sia economiche che sociali e dal rispetto per l’ ambiente. Il mancato riconoscimento di tali diritti significa discriminazione”. Pertanto quelli che potevano essere considerati diritti consolidati si rivelano, oggi in realtà, fortemente messi in discussione anche dagli attacchi terroristici, dalla detenzione illegale e dalla tortura ancora praticata da taluni governi, avallati dall’indifferenza degli stati c.c.d.d. civili.

Ulteriori risvolti negativi della crisi dei valori e dei diritti umani è l’intolleranza che alcune politiche di austerità stanno aumentando nei confronti degli immigrati. A tal proposito si è chiesto il Rettore dell’UMG : “ Il concetto di diritti umani è davvero unico data l’eterogeneità degli stessi?”. Informati alla formulazione di tale quesito, nella seconda giornata svoltasi nell’Aula Magna dell’UMG, sono intervenuti docenti di università straniere come Francisco Ravier, Cattedratico de “Derechos Humanos, Universidad Carlos III Madrid” sul rapporto tra la garanzia di assolutezza dei diritti dell’Uomo e le situazioni contingenti di emergenza e sicurezza pubblica; Rein Mullerson, professor of International Law, Tallin University Estonia sulla tolleranza intesa come accettazione e tutela dell’esercizio della diversità di opinione con un interessante spunto di riflessione sullo squilibrio tra il diritto alla reputazione dell’ indagato/imputato e il diritto di cronaca e all’informazione nelle sovente ipotesi del soggetto assolto ma previamente opinato dai processi mediatici; Bakhtiar Amin, Former Iraqi Minister for Human Rights (ministro dei diritti umani dell’Iraq) Mayson Al Damluji Member for Iraqi ( membro del Parlamento Iracheno) e Shahid Mobeen, professore della Pontificia Università Lateranense, in merito al fenomeno della globalizzazione e dei migranti, avvertito come una minaccia dalle culture locali che si sentono sopraffatte nelle proprie identità e nelle proprie certezze e che difendono mettendo a rischio il valore cardine della tolleranza . I docenti ed esponenti internazionali si sono confrontati con i professori rappresentanti delle Università italiane UMG, Università degli Studi del Piemonte Orientale, Università La Sapienza di Roma, Alma Mater Studiorum” di Bologna, Luiss G. Carli di Roma e Università degli Studi Roma Tre . Non sono mancati, infine, i contributi specialistici dei Presidenti del convegno, Massimo La Torre e Nunzio Raimondi, il primo sul tema della dicotomia sull’universalità e la relatività dei diritti umani, il secondo sull’attuazione dei diritti umani nel processo penale e comparato, interventi arricchiti dall’ apporto di insigni magistrati come il Presidente della III Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione Aldo Fiale e il Consigliere per gli Affari Internazionali del Senato Rosario Aitala.

Ebbene a fronte di un tale pregevole simposio che ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare i governi e le istituzioni su un tema tanto attuale quanto complesso e delicato, resta purtroppo la realtà di un’immigrazione eccessiva e non regolamentata che genera episodi sconcertanti ed allarmanti come quello accaduto la scorsa settimana appunto, che evidenziano il rischio di generare delinquenza da parte degli immigrati senza lavoro. Una condizione di cui questi immigrati possono essere considerati anche vittime, perché arrivano con speranze non realizzabili. E vittime, ovviamente, sono i cittadini locali, non più e non solo quelli dei quartieri periferici delle grandi città ma anche quelli una ridente e turistica cittadina dello Ionio, quale appunto Soverato che vive soprattutto di terziario. Esiste, è vero, un dovere morale di solidarietà umana, ad aiutare ed accogliere le persone in condizione di bisogno, ma esso va esercitato nei limiti in cui sia realisticamente possibile, nei limiti in cui l’accoglienza offerta sia dignitosa, nei limiti in cui siamo in grado di offrire un’occupazione, nella considerazione che purtroppo il lavoro scarseggia anche per gli italiani. Manca, invero, una programmazione del numero di coloro che possiamo accogliere, o, forse, c’è già sulla carta e se ne discute nei convegni ma sembra davvero che poco o nulla si faccia per assicurarne il rispetto. Occorrerebbe, purtroppo, nei casi in cui si rilevino i presupposti previsti per legge, contenere il fenomeno con respingimenti alle frontiere e rimpatrî obbligati. Perché ad un diritto delle persone ad emigrare non è detto che corrisponda un diritto all’immigrazione. Anzi, se è vero che ad ogni diritto corrisponde un dovere, e altrettanto vero che l’adempimento di questo dovere dev’essere possibile. Sarebbe, come dire, che se è vero che un figlio ha diritto alla migliore istruzione possibile, ciò non significa che possa pretendere dai genitori che non ne hanno la possibilità, la frequenza di un master all’estero o che lo stato estero glielo faccia frequentare a proprie spese.
Purtroppo è ingiusto, ma è così!

Marica Pirelli

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