Divagazioni sulla sconfitta del destracentro


 Un paio di settimane prima del 22 scorso, accadde che un amico di centrosinistra, e intenzionato a votare No, mi scrivesse così: “Vincerà il Sì”, aggiungendo, dal suo punto di vista, buie previsioni sul futuro dell’Italia.

Trattandosi di persona attenta, e tutt’altro che isolata, era un timore, direi una certezza, che dilagava nel centrosinistra. La sera del 23, i numeri hanno detto il contrario. Io ho votato Sì, ma qui voglio ragionare da politologo, e cercare di capire cos’è successo in quindici giorni per ribaltare le previsioni.

1. Già in corso d’opera, Forza Italia accusava di scarso impegno i suoi alleati di governo. A ragione, perché la Lega non si è sentita manco nominare. Quando a Fratelli d’Italia, è dovuta intervenire personalmente la Meloni.

2. Come mai? Ma perché FdI ha il 30% dei voti nazionali, però più si scende dal livello romano a quelli regionali e provinciali e comunali, meno esiste, e lo dico anche per le urne. Esempio: ultime regionali calabresi, FdI 14%, che è meno della metà del 30.

3. Se poi parliamo di organizzazione, FdI, che pure è erede di un MSI-DN che viveva quasi solo di militanza, proprio a militanza oggi sta malissimo, con generali e colonnelli senza soldati. In pratica s’identifica con Giorgia Meloni e Meloni Giorgia, il che, come abbiamo visto, non va bene, perché la Meloni deve fare il presidente del Consiglio e non mescolare le cose.

4. Lei parlava di referendum, e gli avversari rispondevano a guerra in Iran, che non c’entrava nulla, però era un argomento molto sensibile.

5. Tasto dolentissimo, la cultura di destra. I miei coetanei ricordano che, in tempi difficilissimi, si pubblicavano libri a decine, e riviste qualificatissime come Area, Candido, Identità, Il borghese, L’italiano, La contea, Linea… Oggi esce solamente il Secolo d’Italia, sul quale io scrivo come dal 1976. Film romanzi musica… zero. Qualcuno si è personalmente sistemato, ma non fa cultura di destra.

6. Torniamo al referendum. Il destracentro aveva iniziato tenendo ben separato il governo dal referendum; negli ultimi giorni, fiutando una pessima aria, è piombata la confusione di Babele. E ripeto, solo la Meloni si è sentita, e gli altri…

7. …oppure gli altri hanno fatto danno con uscite estemporanee e da quattro amici al bar, solo che le diceva Nordio in veste ufficiale, invece di spiegare la riforma.

8. Il fronte del No, prima perdente anzi proprio per questo, ha mostrato improvvisa vitalità, mobilitando attori, cantanti, giudici (cantanti e danzanti anche loro!), giornalisti, costituzionalisti (più o meno improvvisati), ecclesiastici, e quell’esercito semiclandestino ma potentissimo che sono i professori politicamente corretti.

9. Fu così che i giovanissimi, divenuti conservatori dell’esistente, votarono No. Ebbene, dov’erano i giovanissimi di destra? Oppure: esistono i giovanissimi di destra? Di destra, voglio dire, non buonisti generici.

Antico proverbio napoletano recita che “a Santa Chiara, doppo arrubbate, fecero porte di ferro”: tardi. Stiamo assistendo a una resa dei conti interna, che non riguarda solo il governo bensì i partiti: ed ecco il caso Gasparri/Craxi. Non vorrei che ci covasse qualche gatta; e io sento maleodorante fiato di manovre e manovrette e trappole procedurali.

Ne riparleremo, temo, tra un poco.

Ulderico Nisticò