Don Adamo Castagnaro parroco di Conflenti è premio “Calabrese eccellente”

Caro Tito, mi sono sempre chiesto (pure guardando in me stesso) come e quanto nella vita di ognuno di noi valga e si esprima l’essere umano in sé e per sé e, in aggiunta, come e quanto incidano il proprio ruolo e la propria formazione. E, ancora, come e quanto conti la genetica e la territorialità socio-antropologica. Nel caso di don Adamo Castagnaro, parroco di Conflenti (CZ) dal 1976, come e quanto pesi il suo essere uomo, come e quanto comporti il suo essere sacerdote, come e quanto influenzi l’essere calabrese!

Questo perché di monsignore Castagnaro (semplicemente don Adamo per tutti noi proprio come “don” resta Mimmo Battaglia di Satriano, anche se adesso è arcivescovo metropolita di Napoli e presto sarà cardinale) non riesco a vedere i confini tra l’uomo e il prete. Tra l’uomo, il prete, il calabrese. Infatti, a prima vista sembrerebbe un uomo, un prete e un calabrese comune e qualunque, mentre invece pare che non sia così. C’è dell’eccezionale in Lui. Del profetico.

1 – PERCHE’ PREMIATO COME CALABRESE ECCELLENTE?

Premetto che conosco don Adamo Castagnaro molto più dalle sue Opere e dalla sua fama, piuttosto che personalmente. L’ho incontrato, infatti, soltanto due volte (a distanza di 29 anni l’una dall’altra) e per così poco tempo (forse un’ora in tutto) che non saprei ricordare nemmeno il timbro della sua voce. Eppure l’ho sempre avuto in grande considerazione, non fosse altro per i non-consueti attributi umani, etici e cristiani che ha mostrato nell’occuparsi di tante cose sociali con coraggio e determinazione, in particolare per i due temi fondamentali e indivisibili ma assai difficili (anzi ardui e persino controversi) come il “perdòno” e la “riconciliazione”. Valori, questi, altamente strategici e salvifici nella vita delle persone e persino dei popoli. Addirittura dell’intero nostro pianeta!

Come quasi certamente saprai, Adamo Mario Castagnaro è nato l’11 febbraio 1949 in San Mango d’Aquino, comune del catanzarese prossimo alla Valle del Savuto, vicino all’autostrada Salerno – Reggio Calabria, al confine con la provincia di Cosenza e ad appena 18 km da Conflenti, paese della sua destinazione finale appena ordinato sacerdote il 18 dicembre 1976. Come età anagrafica ha un anno in più di me. Ci tiene a sottolineare la data dell’11 febbraio, perché Gli ricorda che è giornata dedicata dalla Chiesa alla Madonna di Lourdes e, quindi, agli ammalati e alla sofferenza in genere (fisica e spirituale), ma scandisce pure gli anniversari della firma dei Patti Lateranensi del 1929. Il tempo si misura pure così. Con i simboli ed i significati. Le più importanti tappe della vita e della società.

Come per il prossimo 4 novembre che per noi italiani ha pure il valore del completamento dell’Unità d’Italia (1918 – fine della prima guerra mondiale o quarta guerra d’indipendenza nazionale). Data scelta dall’Università delle Generazioni e dagli Amici della Calabria, in questa seconda parte dell’anno 2021, per la consegna del Premio “Calabrese eccellente” all’assessore del “Lanciano Day” Guerino Caporale di Lanciano (Lettera n. 350), al maestro ebanista Reginaldo Capparelli di Trani (Lettera n. 346), alla giornalista Doretta Coloccia di Campobasso, alla manager milanese Rosy Epifani (Lettera n. 347).  

E per il 4 novembre le due associazioni culturali riconoscono e premiano pure don Adamo Castagnaro come “Calabrese eccellente” per i suoi tanti meriti sociali e per essere persona e sacerdote di grande fede nell’essere umano, nonostante tutto. E per l’armonia, la felicità e la santità di questo essere umano Egli prega, agisce e lotta senza risparmiarsi. E, tra tanto altro, per fare ciò è andato al fondo del problema e di grande parte della sofferenza umana … il perdono e la riconciliazione … senza i quali è difficile (praticamente impossibile) vivere serenamente e in modo utile per sé stessi e per gli altri. E, adesso, cominciamo a conoscere almeno i principali meriti sociali con i quali don Adamo Castagnaro non soltanto ha dato il buon esempio, ma ha ben “fecondato in questo infinito il metro del nostro deserto”. Iniziamo dalla riconciliazione (che presuppone già il perdòno) …

2 – PREMIO NAZIONALE DELLA RICONCILIAZIONE

Per questo paragrafo 2 seguo (nei punti più salienti e significativi) quanto espresso da Mariateresa Marotta nell’articolo << https://conflenti.italiani.it/cera-una-volta-il-premio-nazionale-della-riconciliazione/ >> pubblicato il 03 giugno 2019.

Ideato nel 1985 da Don Adamo Castagnaro in Conflenti, tale Premio ebbe lo scopo di portare una ventata di positività, sottolineando il dono del perdono, in un’Italia che viveva nel terrore. Purtroppo quelli erano i cosiddetti “anni di piombo” in cui ogni momento si aspettava di sentire alla radio o alla TV quale uomo delle Istituzioni (in particolare della magistratura, delle forze dell’ordine, della politica, del sindacato o del giornalismo, ecc.) fosse stato gambizzato o addirittura ucciso. In tale clima sociale nazionale fu creata l’associazione “Amici della Riconciliazione” per preparare gli eventi che avrebbero ruotato attorno al Premio, ma anche per promuovere altre iniziative di sensibilizzazione, solidarietà e fratellanza. Infatti, tra tanto altro, gli aderenti si occuparono con entusiasmo dell’arrivo in Conflenti e della sistemazione in famiglie accoglienti di numerosi ragazzi di Chernobyl, giunti in Calabria dopo il terribile disastro di quella centrale nucleare del 26 aprile 1986. Una bella esperienza di solidarietà che si rinnovò in modo assai utile e significativo per tre anni.

Sette sono state in tutto le edizioni del “Premio Nazionale della Riconciliazione” dal 1985 al 1998, senza una scadenza temporale precisa. La prima assegnazione è avvenuta il 22 dicembre 1985 a favore di Maria Pia Moro (nata nel 1946), primogenita del noto statista Aldo ucciso il 9 maggio 1978 dalle Brigate Rosse, dopo una lunga prigionia durata dal 16 marzo quando furono uccisi gli uomini della sua scorta. La motivazione contemplava il fatto che Maria Pia avesse perdonato Adriana Faranda e Valerio Morucci (considerati gli esecutori materiali del delitto) e avesse intrattenuto con loro un percorso di riconciliazione. Ricordo che tale primo evento del Premio (effettuato intenzionalmente nei giorni immediatamente precedenti al Natale, simbolo di pace) suscitò grande scalpore nella stampa e nell’opinione pubblica nazionale!…

Conflenti, piccolo e sperduto paese tra le montagne presilane, era diventato una piccola Betlemme ed era riuscito a smuovere l’Italia con un grosso interrogativo: è giusto o no perdonare e addirittura riconciliarsi?… Sono interrogativi ancora e sempre attuali e di difficile ma (per quanto possibile) di necessaria risoluzione. Perdono e riconciliazione sono cardini umani e sociali, ma sono soprattutto le basi ineludibili del più vero cristianesimo (il metro di misura della propria fede e le premesse per poter chiedere perdono a Dio dei propri peccati). Senza perdono e riconciliazione non ci potrà essere misericordia divina. Il Vangelo parla chiaro, senza alcuna ombra di dubbio. Non ci sono scappatoie. Ma è anche logica umana e sociale laica.

La seconda edizione è avvenuta ancora una volta in clima natalizio, il 3 gennaio 1987, per assegnare il Premio alla famiglia Bachelet cui le Brigate Rosse il 12 febbraio 1980 avevano ucciso il congiunto Vittorio, a quel tempo Vice-Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. In pratica, due giorni dopo, durante i funerali, il figlio Giovanni ha invitato coloro che erano presenti nella chiesa di San Roberto Bellarmino in Roma a “pregare anche per quelli che avevano ucciso il papà”. Un gesto assai inusuale, di grande impatto e di particolare valore e significato, specialmente nel clima violento di quegli anni roventi. E assurdi.

La terza edizione ha avuto luogo il 27 dicembre 1987 ed è stato assegnato al generale dei Carabinieri Niccolò Mirenna, al vertice del Comando Nazionale Antidroga, per essersi distinto non solo per la repressione del fenomeno ma anche per la prevenzione … “ha dato così un esempio significativo di riconciliazione con la vita”. Pure il dramma della droga era, allora, di disperante attualità e crudeltà.

La quarta edizione si è svolta il 14 gennaio 1990 ed il Premio è stato assegnato alla Città di Assisi e alla Comunità dei frati della Basilica di San Francesco per essersi entrambe distinte nel lanciare un messaggio di riconciliazione e di fratellanza tra gli uomini e per interpretare la pace in terra. Un’altra Comunità cattolica, quella romana di Sant’Egidio, è stata al centro della quinta edizione, avvenuta il 6 gennaio 1993, per la mediazione avuta nella firma dell’accordo di pace tra il governo del Mozambico e la guerriglia armata, contribuendo così a porre fine ad una sanguinosa guerra fratricida durata ben 15 anni in un’Africa già di per sé stessa dilaniata da sanguinosissimi conflitti tribali e post-coloniali, specie per il controllo delle risorse.

Il prof. Antonino Zichichi (Trapani 1929, noto fisico siciliano di caratura internazionale e divulgatore scientifico) ha beneficiato del riconoscimento alla sesta edizione, il 25 febbraio 1995, per aver considerato scienza e fede come doni di Dio ed aver così contribuito a riconciliare fede e ragione, fede e scienza.

Sabato 19 dicembre 1998, nella settima e ultima (finora) edizione, il premio è andato al noto ex sindacalista e fondatore di “Solidarnosc” (poi divenuto politico e anche Presidente della Repubblica di Polonia) Lech Walesa (nato nel 1943) … un personaggio sicuramente tra i più importanti ed illustri nel panorama internazionale per aver avuto un ruolo determinante nella transizione democratica nel suo Paese dopo i duri e lunghi decenni della dittatura comunista. Premio Nobel per la Pace nel 1983, Egli è ancora considerato un Uomo-Ambasciatore di Riconciliazione.

3 – ESPERIENZA CONCLUSA?

Ho chiesto a don Adamo come mai si sia conclusa così troppo presto, dopo appena sette edizioni, tale bella ed utile esperienza del Premio che, in pratica, era giunto ad essere “internazionale” con l’assegnazione del riconoscimento ad un personaggio di caratura mondiale come il polacco Walesa.  Non ho ottenuto (né forse poteva darmi) una risposta esaustiva, ma semplice e generica, basata sulla consueta mancanza di fondi e di collaborazioni a vari livelli. Sta di fatto che don Adamo e i suoi sostenitori erano riusciti a fare della Calabria (e di Conflenti in particolare) un laboratorio valoriale di enorme importanza a livello globale e su un tema di così difficile ma necessaria trattazione. Forse tale Premio (con tutti i suoi impegnativi significati) era diventata una manifestazione troppo seria e scomoda per i tanti che non hanno una buona coscienza.

Giunto attorno alla settima edizione, solitamente un qualsiasi nuovo evento ottiene da sé stesso un maggiore slancio ed un’affermazione definitiva e consolidata, diventando ormai un “classico” nel suo genere. Invece, l’elevato evento creato da don Adamo e dagli “Amici della Riconciliazione” si è chiuso (o è stato chiuso?) facendo perdere alla Chiesa Cattolica (prima di tutto) ma pure al popolo laico che crede in tali valori, nonché all’intera Calabria, un prestigioso laboratorio etico ed una luminosa “vetrina” che poteva generare tanto bene e tanto buon esempio! Tanta attenzione, tanta cultura e persino turismo! …

Le vie del Signore sono infinite e chissà che tale Premio non venga ripreso, magari sotto altre forme, più aderenti ai linguaggi della nostra contemporaneità! Quindi, mi appello, in particolare, ai giovani, ai credenti e non credenti, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà affinché si possa ripetere tale preziosa esperienza, magari sotto la formula del “Festival”. Oggi come oggi, ogni località di pregio (specialmente turistico o culturale) ha il proprio “Festival” dedicato ad una delle più varie discipline del pensiero e delle attività umane e sociali. Perché non realizzare a Conflenti un vero e proprio “Festival del Perdono” o un “Festival della Riconciliazione” o un “Festival del Perdono e della Riconciliazione”?…

Sarebbe, altresì, meraviglioso proporre Conflenti come sede di chi cerca o vuole riconciliazione. Una sede dove (magari sotto l’ala della Madonna della Quercia di Visòra o anche delle Istituzioni laiche, pure comunali o provinciali o regionali o nazionali o europee o dell’ONU) si possano incontrare le parti che vogliono riconciliarsi, pure in segreto, senza i riflettori della cronaca giornalistica. A Conflenti potrebbero trovare assistenza nel percorso di riconciliazione tutti coloro che lo cercano e lo vogliono. Il Premio sia da tràino per un’attività (la più diffusa e concreta possibile) di perdòno e di riconciliazione. Tutto ciò potrebbe portare ad una vera e propria “Scuola di Perdòno e di Riconciliazione” con ciò che attiene (editoria, formazione dei riconciliatori e quanto altro utile e necessario per strutture permanenti che intervengano anche nella pacificazione di controversie nell’educazione fin dalle scuole dell’obbligo). Utopia?… No, no, necessità obbligata, direi, se vogliamo che noi stessi, le nostre pur piccole comunità, le società più estese del mondo intero si possano giovare di tale balsamo risolutivo che guardi alla riconciliazione a 360 gradi per giungere all’Armonia o, almeno, ad un minimo di civiltà o di semplice accettazione, dignitoso rispetto o reciproca tolleranza. Senza tali valori la nostra vita gira a vuoto o addirittura può diventare pericolosa per noi stessi e per gli altri!…

4 – IL FESTIVAL DEL PERDONO E DELLA RICONCILIAZIONE

E’ risaputo che, al limite, ci possa essere “perdòno” senza “riconciliazione”. Sono due fasi assai utili ma distinte e, comunque, complementari. Certo sarebbe il massimo se, dopo il perdòno, si potesse giungere alla riconciliazione. Però non sempre è possibile ottenere il massimo. Ma già il “perdòno” è un buon risultato legato almeno alla serenità e alla nonviolenza … al non restituire il primitivo e vendicativo “dente per dente” … ad ammortizzare il malorgoglio, la rabbia e l’odio, anzi ad estirparli dal proprio animo … se non altro per vivere in pace con sé stessi, facendosi del bene, perché sì, bisogna sempre volersi bene!…

Si può, quindi, ben capire che il lavoro individuale e sociale è davvero impegnativo e, per ottenere efficaci risultati, è necessario fare un lungo lavoro di sensibilizzazione verso percorsi seri e, a volte, anche ardui. Necessitano vere e proprie squadre di esperti seri (sacerdoti, psichiatri, psicologi, sociologi, antropologi, medici, scrittori, umanisti, ecc. ecc.). Tutto questo peso non può essere certo portato avanti da un solo sacerdote (seppure attorniato e sostenuto da tanti volenterosi) ma da un saldo sistema di “perdòno e di riconciliazione” animato possibilmente da tutte le Religioni e poi dagli Stati che hanno interesse a spegnere gli incendi degli odi e delle vendette per una società più tranquilla e pacificata. Talune guerre (specialmente quelle tribali) si potrebbero evitare lavorando in tal senso. Meglio investire in riconciliazione che in armi!…

5 – LA CASA DEL PERDONO E DELLA RICONCILIAZIONE

Quindi, per realizzare un vero e proprio sistema di pacificazione, non basta certo un Premio o un Festival, ma ci vorrebbe una vera e propria “Casa” … una struttura fisica, pedagogico-morale aperta giorno e notte per accogliere coloro che vogliono o è necessario che ritrovino la serenità di animo e di prospettiva esistenziale, dal momento che il malorgoglio, l’odio e la vendetta bruciano le esistenze e tutto ciò che sta loro attorno. Avrò scritto da qualche parte (adesso non ricordo come e quando) che è necessario giungere ad uno speciale “Ordine dei riconciliatori” oppure “Ordine dei serventi” che animi e coordini tutte le attività del perdòno e della riconciliazione. Un tale Ordine può essere religioso ma anche laico o laico e religioso insieme con tutte le figure professionali che sono necessarie a sostenere la volontà e i percorsi salvifici di singole persone, di famiglie (si pensi a quante vite sono state perse con le lunghe e sanguinose faide!), persino di popoli e Stati (come testimoniano le diplomazie e stessa Comunità romana di Sant’Egidio)!…

Infatti, il prezioso e lungimirante lavoro iniziato da don Adamo Castagnaro è quello più essenziale e centrale di tutte le Religioni e degli Stati etici, in particolare delle Chiese cristiane e cattolica. L’Amore, il coraggio e la determinazione di don Adamo vanno almeno evidenziati e … “premiati” pur con questo nostro piccolissimo riconoscimento di “calabresità eccellente”. Un “premio-carezza”. Non ci illudiamo più di tanto, ma vogliamo sperare che questo nostro attestato di “Calabrese eccellente” possa significare un ripensamento sulla necessità di continuare con il discorso del “perdòno e della riconciliazione”. A ripartire almeno dal Premio. Si può fare “pedagogia” anche con una manifestazione del genere, per quanto rara e semplice. Ciò che assolutamente dovremmo tutti evitare è l’inerzia, l’indifferenza, il lasciar correre, il voltarsi dall’altra parte. Certo per agire ci vogliono energie, ma la fede o le motivazioni spingono all’azione!

6 – PERDONO E RICONCILIAZIONE ECOLOGICA

D’altra parte, oggi non soltanto è di moda, ma è una urgenza e una necessità impellente chiedere perdòno al nostro Pianeta per tutti i martirii cui gli abbiamo imposto e, quindi, dobbiamo riconciliarci con la Terra e con quei suoi abitanti che l’ingordigia di alcuni nostri popoli ha assoggettato o decimato. Insomma, il tema del perdòno e della riconciliazione è il più centrale se vogliano persino esistere ancora come genere umano!

A Conflenti o in Diocesi o in Regione o in altre Sedi, si potrebbe ragionare pure in questi termini (anche naturalistici-ecologici) per riprendere il discorso del “Premio della Riconciliazione” e per realizzare auspicabilmente la “Casa del perdòno e della riconciliazione” (le strutture edilizie ci sono già). D’altra parte il “Cantico delle Creature” di San Francesco d’Assisi può essere considerato il “manifesto” (assieme al Vangelo e a tutte le altre Scritture Etiche di ogni tempo e Paese) di questo nuovo corso del perdòno e della riconciliazione basato sull’ecologia totale, presupposto per giungere al Riequilibrio e persino all’Armonia!

7 – IL PERDONO QUOTIDIANO E L’I.S.I.

Caro Tito, chi più e chi meno, tutti noi abbiamo qualcosa da perdonare o da farci perdonare!… In ogni comunità (piccolo paese o grande città) ci dovrebbe essere veramente una “Casa del Perdòno” intanto e, ancora meglio una “Casa del Perdòno e della Riconciliazione”. Quante persone si sono inimicate nel corso della propria vita!… In quante famiglie ci sono fratelli contro fratelli o figli contro genitori e persino viceversa!… E quante beghe e vendette di paese, più o meno gravi, ci sono in ogni dove!… E tra coniugi?… fino ai più dolorosi divorzi (pagati principalmente dai figli) … a volte fino a tremende conseguenze … addirittura fino agli omicidi (pagati in gran parte dalle donne e, per questo, definiti “femminicidi”).

Le Religioni e le Istituzioni laiche dovrebbero collaborare molto per cercare di spegnere (possibilmente sul nascere) i diverbi che, poi con malorgoglio e ritorsioni, possono trascendere in fatti molto gravi ed irreversibili. Se ci sono i Vigili del Fuoco per spegnere gli incendi o salvare da situazioni di pericolo e di soccorso, ci dovrebbero essere pure speciali “Vigili della prevenzione e nel pronto intervento” nei diverbi quotidiani. Anzi, sarei del parere di giungere alla realizzazione, per legge, degli I.S.I. – ISTITUTI DELLA SANA INGERENZA, che possano intervenire ad arbitrare ogni situazione che possa essere solo potenzialmente nociva verso persone, famiglie, comunità. Ti ricordi, caro Tito, quando eravamo bambini ed anche un estraneo ci redarguiva, anche pubblicamente, se soltanto avessimo detto una parolaccia o fatto una marachella o messo briga con qualche compagno? … ecco, quella era una sana ingerenza! Ci richiamava alla buona condotta ed educazione! A volte, lo riferiva pure ai nostri genitori per i provvedimenti correttivi.

Inoltre, nella preghiera del “Padre Nostro” è chiaro ed evidente il riferimento al perdòno e alla riconciliazione quando dice “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Ma ho il dubbio che si reciti tale preghiera a mo’ di “pappagallo” senza più pensare a ciò che si dice. Altrimenti, non staremmo sempre punto e a capo con i soliti problemi!… E poi il “pane quotidiano” non è soltanto il nutrimento fisico o spirituale ma è anche e soprattutto la serenità e la pace quotidiana che ognuno di noi dovrebbe sforzarsi di conquistare per sé stesso, la propria famiglia, la propria comunità e l’universo-mondo.

Ed ecco che una “Casa del Perdòno e della Riconciliazione” si renderebbe necessaria, anzi indispensabile, in ogni comunità, in ogni comprensorio, in ogni città o nazione … ovunque c’è bisogno di intervenire per spegnere i conàti di maleducazione, di intolleranza e di violenza … prima dell’irreparabile. Ritengo che di ogni azione irreparabile (specialmente se commessa in famiglia o nelle nostre comunità) dovremmo tutti ritenerci responsabili, almeno per quota parte. Penso, altresì, che questo sia uno dei principali messaggi finali dell’Opera di don Adamo Castagnaro, persona di buona volontà, sacerdote ardito e spirito eletto!

8 – ALTRI MERITI DI DON ADAMO CASTAGNARO

A parte il preziosissimo ed esemplare lavoro svolto a Conflenti riguardo i temi della riconciliazione, il nostro don Adamo si guadagna la nostra più grande stima, il nostro più profondo rispetto, la nostra più convinta ammirazione anche per tante altre iniziative che Lo rendono prima di tutto testimone garantito della sua fede cristiana, pure in quanto sacerdote attivissimo, ma lo rendono anche “Calabrese eccellente”. Infatti, riteniamo che ci sia una buona componente di caparbia e lungimirante calabresità in tutto il suo operato.

E per tale operato religioso, civile e sociale, don Adamo ha ricevuto parecchi riconoscimenti, tra cui il “Premio Alda Merini” a Catanzaro nel 2019 con la seguente motivazione: << Autentico prete di frontiera, – scrive la premiante Accademia deiBronzi – don Adamo Mario Castagnaro ha saputo coniugare fede cristiana e impegno civile espressi in una serie di coraggiose iniziative non solo religiose ma anche sportive, culturali e aggregative ispirate dal principio “Costruiamo la famiglia, costruiamo la comunità” >>.

Inoltre, il giornalista Francesco Ebani Gli ha dedicato un intero capitolo nel volume “L’ITALIA CHE NON CI STA, viaggio in un paese diverso” (Einaudi, 2019). Quindi, don Adamo è un calabrese che si fa onore e che ci fa onore! Basterebbe già e solo questo per indicarLo alle presenti e alle future generazioni come esempio da imitare. Perché, in fondo in fondo, a questo servono i premi, i riconoscimenti, le segnalazioni … non alla effimera vanagloria … ma semplicemente ad evidenziare (pure molto umilmente, senza ènfasi come cerchiamo di fare noi) le persone e il loro operato perché siano di esempio e di scuola per chi, generazione dopo generazione, voglia continuare a lavorare su quei preziosi ed irrinunciabili valori che s’intendono necessari, anzi indispensabili, per la migliore sopravvivenza, esistenza e significanza dell’Umanità!

9 – IL DON ADAMO STRAORDINARIO NELL’ORDINARIO

Ovviamente, don Adamo si fa e ci fa onore non soltanto nei poderosi fatti di particolare lungimiranza, anche come “eroe del quotidiano” nella vita ordinaria della sua missione di sacerdote, di parroco in un territorio difficile di montagna e afflitto dallo spopolamento e, purtroppo, vessato anche dalla povertà e dalla ‘ndrangheta. Provo ad orientarmi nel folto bosco delle sue attività “professionali” di religioso pastore di anime e di maestro di valori salvifici anche per i laici.

Intanto, ricordiamo che dal 1976 (da ben 45 anni) Egli è parroco “storico” di Conflenti (attualmente comune di circa 1300 abitanti disseminati in quindici contrade montane alle pendici del Reventino) e rettore della Basilica minore di Maria Santissima della Quercia di Visòra (risalente ad un’apparizione del 1578).  Già nel 1978 si è adoperato per costruire una chiesa nella popolosa contrada di San Mazzeo per alleviare le difficoltà di quei fedeli, specialmente in occasione dell’amministrazione dei sacramenti. Come quasi tutti i parroci, ha svolto anche la sua utile attività di insegnante di religione in una scuola pubblica (ben 35 anni al Liceo Scientifico della vicina cittadina di Decollatura). All’interno della Diocesi di Lamezia Terme, per diversi anni (fino al 23 settembre 2020) ha svolto l’incarico di Vicario generale, di Direttore dell’Istituto per il sostentamento del clero, mentre attualmente è Direttore dell’Ufficio tecnico e per l’edilizia di culto.

Nel territorio dove svolge il ministero sacerdotale Egli è punto di riferimento religioso per molti, ma pure per le più utili attività sociali. Infatti, ha fondato con altri soci, l’AVIS comunale (Associazione Volontari Italiani donatori Sangue) che ha dato la spinta anche ai paesi vicini per fare altrettanto. Per i giovani ha creato una squadra di calcio per partecipare al Campionato di terza categoria e, in sèguito, per mantenerla vivace e prestante, ne è diventato presidente, persino allenatore! Ovviamente, all’interno della parrocchia, non ha trascurato l’attività teatrale pure come sana aggregazione di persone di ogni condizione ed età.

Immediatamente dopo il terribile terremoto del 23 novembre 1980 si è recato a prestare soccorso, con un gruppo di volontari, alle popolazioni di Muro Lucano e dintorni. All’epoca non c’era ancora la Protezione Civile, ma solo Esercito e volontari spontanei, pionieri e coraggiosi (non organizzati da una centrale di coordinamento come adesso). Esperienza che ha ripetuto ancora nel 2016 per il sisma delle Marche.

Sempre attento agli avvenimenti del territorio calabrese e italiano, per darne evidenza e cercare soluzioni, ha organizzato con numerosi giovani una staffetta a piedi Roma – Conflenti (560 km circa) recando una fiaccola accesa da papa Giovanni Paolo II. Un’altra staffetta, la Conflenti – Bovalino (173 km circa), ha organizzato per la liberazione del dentista Giancarlo Conocchiella di Briatico (1991) e del fotografo Adolfo Cartisano detto Lollò di Bovalino (1993), sequestrati e poi uccisi dalla ‘Ndrangheta. Altra manifestazione di solidarietà ha organizzato dopo l’uccisione mafiosa dei coniugi Aversa di Lamezia Terme. A Locri ha portato conforto e speranza alla “mamma-coraggio” Angela Casella cui era stato sequestrato il giovanissimo figlio Cesare per ben 743 giorni. Un caso, questo, che ha smosso la coscienza nazionale per il grande clamore.

Per queste ed altre sue coraggiose testimonianze contro la mafia, la difesa dei più deboli in avvenimenti di sopraffazione (una pure nel suo stesso territorio parrocchiale in località San Mazzeo) ha ricevuto la visita di Pier Luigi Vigna (allora Procuratore generale antimafia) e della giornalista di Rai Tg2 Carmen Lasorella. Per un lungo periodo don Adamo ha dovuto avere l’attenzione protettiva delle Forze dell’Ordine.

In collaborazione con l’Amministrazione comunale del sindaco Giovanni Paola, nel 1999 ha accolto un centinaio di immigrati, per lo più di nazionalità kurda, sbarcati sulle coste della Calabria. Sempre nel 1999, con alcuni giovani coordinati dalla Regione Calabria, è andato a Valona in Albania, nella “Missione Arcobaleno” (in soccorso e sostegno a profughi kosovari (specialmente bambini) per dare vita ad una scuola e all’insegnamento della nostra lingua pure per favorire il lavoro dei medici italiani lì operanti. Nel 2011, con altri giovani ripete la staffetta a piedi Roma – Conflenti in occasione della visita di papa Benedetto XVI in Calabria (9 ottobre).

Tra i più stretti e fedeli collaboratori di don Adamo fin dalla prima ora, annovero pure il prof. Corrado Porchia (classe 1951) ex docente di scuola media e adesso dirigente del Centro U.N.L.A. (Unione Nazionale Lotta contro l’Analfabetismo) ex Centro di educazione permanente. Ringrazio il prof. Porchia per avermi fornito molto gentilmente alcune delle fotografie presenti in questa “Lettera n. 352”.

10 – IL DON ADAMO SEGRETO

Caro Tito, c’è pure un don Adamo segreto, quello di maestro di carità silenziosa ed efficace. Egli era solito distribuire, in forma assai riservata, ai più bisognosi il suo stipendio di docente di religione, così come altre offerte. Ma, spesso, i richiedenti aiuto, forse per troppa urgenza, andavano ad aspettarlo all’Ufficio postale, quando si usava ritirare la mensilità allo sportello, mentre ora il dovuto viene versato sul conto corrente. Altrettanto spesso era solito donare una busta che, ricevuta da un benefattore, Egli non apriva e donava al primo venuto, senza sapere se ci fossero stati messi pochi o molti soldi, lasciando alla Provvidenza la scelta.

Nei primi anni del suo ministero a Conflenti, quando era più giovane, si metteva a pulire le strade e a fare ordine pure là dove non gli competeva, pur di mantenere il decoro dei luoghi comuni. Da vero instancabile stakanovista, nella sostituzione di sacerdoti e parroci è sempre stato il primo a rendersi disponibile. Come direttore spirituale, Egli riceve o ascolta ancora persone provenienti da fuori diocesi, persino da fuori regione. E ci sono molti altri aspetti della sua vita altruistica che devono comunque restare riservati. Come è giusto che sia per la rispettabilità del suo ministero e la dignità dei beneficiati. Di sicuro non ha mai lasciato e ancora non lascia nulla di intentato per venire incontro a qualsiasi tipo di esigenza Egli possa soddisfare per chi è in difficoltà, più o meno serie.

Un lieve cruccio ha per il “monumento della riconciliazione” che sorgeva in Conflenti accanto alla chiesa e che da tempo è stato smantellato e rimosso altrove con la scusante di alcuni lavori in zona. Spera che possa tornare al suo posto, pure perché era diventato identificativo del paese oltre che della manifestazione. Lo stesso Premio era costituito da una riproduzione artistica in scala di tale monumento, opera del maestro Gerardo Sacco, disegnatore e realizzatore di gioielli, noto pure all’estero. Il monumento era di ferro ed era composto da due aste. All’apice tre cerchi che simboleggiavano la riconciliazione con Dio, con gli uomini e con la natura. Alla base una specie di braciere pieno di pietre dalle quali spuntava lo stelo di una piantina verde, simbolo della speranza del perdòno che si voleva divulgare e che può nascere pure dai cuori aridi o di pietra.

11 – COME HO SAPUTO DI DON ADAMO

Caro Tito, non ti saprei dire, adesso, su due piedi, l’anno preciso in cui ho saputo dell’attività sociale di don Adamo Castagnaro. Ricordo soltanto che ho sentito di lui in televisione e, in particolare, ho letto qualcosa sui giornali e sicuramente su “il piccolissimo” (l’agile e prezioso settimanale fondato e diretto dai giornalisti Vincenzo De Virgilio e Moisé Asta di Catanzaro, stampato e diffuso dall’editore Rosario Rubbettino di Soveria Mannelli negli anni ottanta). Poi mi sono ricordato del suo “Premio Nazionale della Riconciliazione” quando, nella primavera del 1992, stavo preparando l’edizione del bi-libro con il romanzo di Rosa Gallelli “Spiragli da una bocca di lupo” abbinato al mio piccolo saggio sulla particolare e quotidiana “Storia dell’Intelligenza”.

Rosa Gallelli, in questo suo drammatico racconto autobiografico, fa riferimento ad un fatto di sangue di cui pare sia stata autrice all’età di quattordici anni o poco più. Ho intravisto la possibilità (peraltro assai remota ma praticabile) di tentare una riconciliazione con le parti offese (ammesso che queste fossero state disponibili). Pure per questo ho chiesto a don Adamo di scrivere una sua testimonianza da inserire nell’introduzione al volume. Di cui, una volta stampato nel luglio 1992 a Pescara, Gli ho donato alcune copie, portandole personalmente a Conflenti, conoscendoLo così per la prima volta, sebbene per pochi minuti, poiché ero di passaggio per Agnone del Molise, mia residenza di esilio dalla Calabria dal primo novembre 1988 dopo la mia intrepida vicenda di “Badolato paese in vendita” del 07 ottobre 1986 di cui ricorrono proprio in questi giorni i 35 anni dall’avvio (articolo pubblicato da “Il Tempo di Roma” pagina 22).

12- MOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA RICONCILIAZIONE

Fin dall’adolescenza (specialmente durante l’esperienza effettuata con il complesso musicale etico degli “Euro Universal” 1967-74) sono stato assai sensibile ai temi della pace, dell’amicizia e della fratellanza, del perdono e della riconciliazione, preceduti dalla percezione della felicità e dell’Armonia negli anni dell’infanzia trascorsi al casello di Cardàra (1950-1962) come ho ampiamente descritto nel libro “Prima del Silenzio” (1995) e nel “Libro-Monumento per i miei Genitori” (2007). Importantissima è stata poi la frequenza universitaria a Roma, in un periodo di determinanti ed utili fermenti socio-culturali (1970-77).

A Badolato, specialmente in parrocchia, e a Soverato, all’Istituto salesiano, ma anche dalla stampa giovanile laica, nell’àmbito della rivoluzione culturale giovanile degli anni sessanta, sono venuto a conoscenza di movimenti che diffondevano ed esaltavano questi valori. Ed io stesso (come ti ho detto altre volte) sono andato a Roma, nell’estate 1967, per farmi dare, dagli Uffici dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) e dell’Europa Unita, materiale informativo circa gli ideali di pace, di nonviolenza, di cooperazione internazionale, di europeismo e di volontariato. Materiale messo poi in mostra pure in piazza per tutti.

In tale clima di entusiasmo e di impegno socio-culturale fu facile venire a conoscenza di enti, associazioni, variegate esperienze collettive e movimenti basati sul pacifismo e sui personaggi che lo rappresentavano. Tra questi il M.I.R. –  Movimento Internazionale di Riconciliazione ( https://it.wikipedia.org/wiki/ Movimento_Internazionale_di_Riconciliazione ). Poi, quando nel 1988 mi sono trasferito definitivamente in Agnone del Molise, ho conosciuto le “Edizioni dell’Amicizia” del prof. Remo de Ciocchis, il quale dopo qualche anno ha fondato il “Centro di Spiritualità Nonviolenta”. Affinché fossero esaminati per la candidatura al Premio Nazionale della Riconciliazione di Conflenti, ho sollecitato l’amico Remo ad inviare a don Adamo Castagnaro e ai suoi “Amici della Riconciliazione” tutti i libri prodotti dalle sue “Edizioni dell’Amicizia” che, basati sulla nonviolenza, diffondevano gratis le copie e rinunciavano ai diritti d’autore.

13 – SALUTISSIMI

Caro Tito, come vedi, ti ho fatto conoscere, un po’ più approfonditamente, don Adamo Castagnaro, uno dei personaggi di cui non solo la Calabria ma tutto l’universo-mondo dovrebbe andare orgoglioso e fiero. Un uomo di fede e di cultura, di umanità e di lungimiranza da imitare e moltiplicare nel suo esempio. Speriamo che tutta la sua Opera (fatta pure di altri aspetti, come l’importante edificazione del convento delle suore Clarisse inaugurato il 25 marzo 2017, della monumentale croce alta 28 metri e benedetta nel 1996, nonché dell’area attrezzata del Santuario di cui è rettore a Conflenti) possa essere meglio conosciuta, apprezzata e valorizzata. Ecco, magari proprio come “Casa del perdòno e della riconciliazione”!!!… Chissà se le future generazioni avranno il privilegio di assistere alla proclamazione di beato e di santo don Adamo! Lo merita!

 

Adesso, intanto che ti possa preparare la prossima “Lettera n. 353”, ti ringrazio tanto per l’evidenza che vorrai dare a questa “n. 352” scritta nel contesto dell’assegnazione del Premio-Attestato di “Calabrese eccellente”. Un cordiale saluto,

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)