Don Gnolfo, SdB


 Così canta, in traduzione approssimativa, il poeta Lucrezio: “Dolce è assistere dalla spiaggia alla tempesta del mare”; ed è quello che intendo fare al divampare della nota contesa; della quale non dico nulla, perché non ho sufficientemente chiare informazioni, quindi resto in attesa.

Noto solo velocemente che Soverato non fu mai certo dotata di un Piano regolatore personalmente vergato da Ippodamo, o dagli architetti settecenteschi della ricostruzione dopo il 1783, o da Piacentini; e che tante, troppe cose sono discutibili, o esplicitamente in discussione e peggio.

Tre esempi al volo: il Quarzo (o Comac) in abbandono; l’ecomostro 1 seguito da ecomostro 2; e gli innumerevoli “dehor” di tantissimi bar ed esercizi. Mi fermo qui, perché la sola cosa che m’interessa davvero di quella piazza è il Nome di don Giovanni Gnolfo.

Dovrei raccontarvi, ma lo evito, la fatica e i contrasti per arrivare all’intitolazione, e i tentativi di boicottaggio da parte di chi doveva invece esserne lieto… Cose vecchie, per buona sorte di Soverato, tempi da dimenticare secondo il procedimento romano della “damnatio memoriae”. E vengo a Lui.

A don Gnolfo, Soverato deve moltissimo: il primo studio scientifico delle emergenze dette Grotte sicule e la riscoperta della documentazione su Poliporto; e saggi sulle costruzioni, oggi quasi tutte scomparse, di Santa Maria di Poliporto poi Soverato Marina; e la rivalutazione di figure come Carlo Amirante. Per tutti noi, don Gnolfo è stato maestro di storiografia e di archeologia.

Nato ad Assoro nel 1904, fu innanzitutto un grande e devoto salesiano, innamorato, in Cielo, di Cristo, di Maria Ausiliatrice e di don Bosco. Su questa Terra, i suoi sentimenti furono l’arte, l’archeologia, la romanità e l’italianità. Anche qui mi fermo, perché lo scemo del villaggio è sempre in agguato.

Condusse gli anni giovanili in terra di missione e “in partibus infidelium”, tra la Turchia, la Terra Santa e l’Egitto. Sul Nilo lo colse, nel 1940, la Seconda guerra mondiale; e, per il suo mai celato patriottismo italiano, venne imprigionato dagli occupanti britannici. Lo ricorda in un intenso “Gabbie inglesi in Egitto”.

Giunse a Soverato negli anni 1970, insegnando al Liceo e studiando, e pubblicando molti saggi e opuscoli. Dovrebbero trovarsi nella biblioteca comunale, o in quel che ne rimane. Attraverso questi studi, don Gnolfo incise nella vita culturale della Calabria. Chiuse la sua attivissima vita il 1990, nella natia Sicilia.

Ecco chi fu don Gnolfo, cui è intitolata la piazza, e abbiamo voluto ricordarlo nel modo giusto, liberando il suo Nome dalle contingenze attuali. Ci sono altri problemi di toponomastica cittadina, ma ne parleremo un’altra volta.

Quanto alla piazza, ieri sera, 2 settembre, è stata bene utilizzata, e con numeroso pubblico. Dobbiamo continuare.

Ulderico Nisticò