Una spiaggia calabrese, il mare cristallino di Grotticelle, Capo Vaticano. È una delle immagini più evocative del nuovo Sandokan, la serie kolossal che ha riportato sullo schermo l’eroe nato dalla penna di Emilio Salgari. Una scena breve ma potente, capace di accendere l’immaginario e suggerire un forte legame con la Calabria. Ma dietro quell’inquadratura suggestiva, la realtà delle riprese racconta tutt’altra geografia.
Secondo un’inchiesta pubblicata dal Domani, la produzione avrebbe ricevuto 800 mila euro di fondi pubblici dalla Regione Calabria, a fronte di un utilizzo del territorio regionale estremamente limitato. La serie, infatti, sarebbe stata girata quasi interamente tra Lazio e Toscana, lontano dalle coste calabresi che la promozione istituzionale ha spesso richiamato.
La Calabria compare, ma solo marginalmente. Una manciata di scene, una spiaggia simbolo, mentre il grosso delle riprese si è svolto in contesti completamente diversi: set ricostruiti, aree boschive, location interne, una vera e propria “giungla” cinematografica che poco ha a che fare con il mare del Sud. Un contrasto che solleva interrogativi sull’effettiva ricaduta economica e occupazionale per il territorio che ha finanziato il progetto.
Il caso riapre così un tema ricorrente nel rapporto tra fondi regionali e produzioni audiovisive: quanto conta davvero la valorizzazione dei luoghi rispetto all’uso dell’immagine come semplice vetrina? E quali criteri dovrebbero guidare l’assegnazione di risorse pubbliche quando le riprese si spostano altrove?
La scena di Grotticelle resta, potente e suggestiva. Ma rischia di diventare un’illusione cinematografica: pochi minuti di Calabria sullo schermo, a fronte di un investimento importante pagato dai contribuenti. Una discrepanza che, oggi, alimenta il dibattito politico e culturale sul senso – e sulla trasparenza – dei grandi finanziamenti al cinema e alle serie tv.