Dpcm, 6 regioni col fiato sospeso: da gialle potrebbero diventare arancioni

Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Campania e Alto Adige. Sono le sei Regioni che aspettano con il fiato sospeso i nuovi dati della cabina di monitoraggio. Dal governo filtra qualche previsione. Guardando la curva epidemiologica nnon ci dovrebbero essere altri territori ad entrare nella fascia rossa. Ma quelle sei ballano tra la gialla e l’arancione, e potrebbero essere soggette a nuove misure restrittive nel giro di qualche giorno. Ma per il report bisognerà attendere almeno fino a domani.

I tecnici che si dovevano riunire oggi hanno rimandato a domenica il faccia a faccia. Così come per domani è stato convocato anche il Comitato tecnico scientifico. C’è un problema sulla raccolta dei dati che dovrebbero andare a comporre i ventuno indicatori che determineranno le nuove zone di rischio. “Alcune Regioni sono più accurate e rapide, altre forniscono i dati tardi e male”, accusa Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministero della Salute.

“E’ un problema che va avanti da mesi”, racconta una fonte di governo. Che spiega che finché dalla raccolta non si desumevano direttamente le misure per il territorio la questione è rimasta sottotraccia, adesso è deflagrata con violenza. Il monitoraggio che doveva essere venerdì è slittato prima a sabato, poi è stato posticipato ulteriormente di altre ventiquattr’ore: “Ma non possiamo permetterci di chiudere territori su dati incompleti”. Anche per questo c’è chi al ministero e nel Cts ha spinto affinché i parametri fossero ridotti a sei o sette, ipotesi che non ha trovato accoglienza generando qualche malumore.

C’è una questione politica che viaggia in parallelo a quella tecnica. “Se i dati fossero stati elaborati e diffusi venerdì si sarebbe creata una situazione paradossale” dice una fonte dell’esecutivo. Quella per cui, dopo giorni convulsi per definire le prime zone rosse, se ne sarebbero dovute creare delle nuove nel giorno stesso di entrata in vigore delle prime.

L’orientamento prevalente è quello di far partire le nuove ordinanze lunedì, ma c’è chi nel governo vorrebbe aspettare il prossimo monitoraggio, per dare una scadenza ordinata di settimana in settimana. Ricevendo un non se ne parla dal ministero della Salute, preoccupato da numeri che oggi hanno visto registrare quasi 40 mila contagi e 425 morti. “I dati nuovi sarebbero peggiori – taglia corto Ricciardi l’epidemia sta avendo un andamento esponenziale, e stiamo vedendo che i casi raddoppiano ogni 15 giorni.

Le polemiche con le Regioni non si placano. Oggi nuovo vertice, per dare modo a Roberto Gualtieri di illustrare il decreto Ristori-bis approvato in Consiglio dei ministri nella notte, durante il quale Paola De Micheli ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 300 milioni per il trasporto pubblico locale. Raccontano i presenti che è andato in scena uno show da parte di Nino Spirlì, reggente in Calabria dopo la prematura scomparsa della governatrice Jole Santelli. “Noi il commissariamento non lo accettiamo, sono pronto ad andare sotto i palazzi a protestare con i cittadini, Speranza si deve dimettere”, ha tuonato Spirlì. Talmente fuori contesto da ricevere una dura reprimenda di Stefano Bonaccini, ma anche il gelo degli altri governatori del centrodestra. “Lo fa perché vuole essere ricandidato da Salvini”, suggerisce una fonte di governo, raccontando che, una volta sciolta la riunione, il presidente calabrese ha fatto pervenire il suo rammarico ai presenti.

Ma la situazione calabrese ha ripercussioni anche sull’esecutivo, che rischia di non uscirne indenne. Una fonte M5s spiega sì che Cotticelli, il commissario silurato ieri direttamente da Conte, sia stato designato dal governo gialloverde, ma su indicazione di Pierpaolo Sileri, attuale viceministro della Salute in quota 5 stelle. Ennesimo tassello che si riverbera sulla lotta intestina interna ai pentastellati. Sileri non rischia, assicurano, sperando che la pratica venga archiviata nel più breve tempo possibile. ( HuffPost Italia)