Draghi, un genio in zona Cesarini

Si dice che a volte i morenti abbiano delle visioni. A Draghi, che sta benissimo in salute ma scade dalla carica, dev’essere successo, se, in articulo mortis politica, si fa venire un’illuminazione economica, dopo anni di obnubilazione finanziaria: “Chi può, spenda”. Ha finalmente capito che “la funziona del denaro è nella spesa”, come scrisse non un bieco capitalista, ma un monaco del XIII secolo, san Tommaso d’Aquino.

Davvero un genio, Draghi. Finora lui – anzi lui meno fanatico di altri – e l’Europa hanno ragionato come il tirchio di Orazio, che aveva ottimi vini Cecubi, però se li teneva chiusi centum clavibus; e morì di sete, però riccone. Pur di far quadrare i conti hanno affamato – letteralmente: 800 bambini morti d’inedia – la Grecia; e, più in generale, hanno bloccato l’economia reale pur di far trionfare la finanza di carta.

Con il bel risultato che la Grecia è alla fame, ma da qualche mesetto sta scricchiolando anche la Germania: e l’esempio basti!
Dal 2008, l’Europa, con un livello tecnologico altissimo, versa in una crisi da cui non esce, e nessun intelligentone con sei lauree ha trovato il modo di uscirne.

Che si fa, in casi del genere? Quello che hanno sempre fatto gli Stati di fronte al fallimento del libero mercato e degli economisti con dodici specializzazioni: prende in mano la situazione, e se ne frega delle teorie finanziarie.

Negli anni 1930, l’Italia, tramite l’IRI (quello serio, non quello di Prodi!), intervenne sulle industrie; salvò quelle in difficoltà; ne aprì di vitali e bene amministrate: pensate al nostro Quarzo, 1937. Condusse una grande politica di lavori pubblici, con le bonifiche, le ferrovie eccetera.

Lo stesso la Germania, che, con i grandi lavori pubblici, ridusse la disoccupazione al minimo.
Tentò simile via l’America, ma i risultati non furono encomiabili, se nel 1939 contava ancora sette milioni di disoccupati. Poi i libri esaltano Roosevelt, la cui soluzione fu la guerra.

Quanto ai Paesi liberali e rimasti tali, in particolare Francia e Gran Bretagna, patirono pesantemente la crisi.

Torniamo al 2019. Serve una politica seria e attiva, senza timori e senza riserve mentali. Servono quindi i lavori pubblici, ma fatti con criterio:

– se i soldi vengono “stanziati” oggi e arrivano tra cinque anni, i lavori rallentano o non si fanno proprio; o sono come le strade calabresi;
– i soldi vanno inviati subito e subito spesi;
– per fare ciò, la via migliore è il commissariamento;
– i lavori pubblici richiedono personale e fanno circolare il denaro;
– così l’intervento pubblico favorisce anche l’economia privata.

È una nozione così banale che, in zona Cesarini, se n’è accorto persino Draghi.

Ulderico Nisticò