Dubbi sulla Magistratura

 Non starò a fare il riassunto delle molte e contraddittorie notizie del caso Palamara… Palamara e tanto altro, pare; e tanti altri, pare, tra cui un giudice che è anche deputato del PD, tale Ferri. Con incontri notturni, cene e trattative per favorire Tizio o Caio.

 Avevamo già saputo di alcuni magistrati collusi, e condannati per mafia… Ma questo è un caso che coinvolge i più alti livelli, il Consiglio Superiore, cioè l’organo che deve controllare tutti i giudici: eh, quis custodiet ipsos custodes? Così canta Giovenale. A proposito di antichi, anche Esiodo, che ne fu vittima, chiama i giudici “mangiatori di doni”.

 Ovvio che un caso… e anche altri casi, non inficiano l’intera Magistratura, e che, grazie a Dio, ci sono ancora magistrati che non compaiono sui giornali. Ma un Ordine, per definizione, non è una somma di singole persone, è un ente collettivo, e deve funzionare come tale, tutto assieme, strutturalmente. Per questo esiste un CSM, il cui presidente – non lo dimenticate – è il presidente della Repubblica. Il quale si dichiara “sconcertato”, come chi viene colto di sorpresa e prima non ne sapeva nulla. Ma guarda un po’!  Il CSM, il cui presidente – non lo dimenticate – è il presidente della Repubblica, ha invece delle precise responsabilità, quelle che noi dotti di latino chiamiamo “culpa in vigilando”, e se non vigila, è gravemente colpevole; oggettivamente colpevole, se non altro.

 Il caso Palamara e soci, finalmente, fa venire alla luce quello che tutti prima o poi abbiamo sentito, ma che ora appare in tutta la sua gravità: i magistrati sono divisi in “correnti”, che è come dire partiti, o almeno gruppi. E non si vede perché i partiti dei magistrati debbano essere esenti dai vizi degli altri partiti.

 Ragazzi, sostenere a priori che un magistrato è un sant’uomo solo perché magistrato, è come sostenere seriamente che un professore è bravo perché è professore, e un idraulico è bravo perché è un idraulico; e un portiere para tutti i tiri, e un attaccante li mette tutti in porta: il che non è vero, o il pallone resterebbe sempre per aria.

 I magistrati sono persone che superano un concorso, ottengono una sede, fanno il loro lavoro. Alcuni si danno molto da fare; altri sono solo q. b. come il sale nelle ricette; altri se la pigliano comoda, molto comoda; qualcuno, certe volte, è corrotto. Sono esseri umani, non eroi e non profeti o maghi o sciamani: e vanno controllati come tutti gli altri. Per questo esiste il CSM, il cui presidente – non lo dimenticate – è il presidente della Repubblica.

 Quando poi il CSM è mal composto, scatta anche la “culpa in eligendo”, cioè nello scegliere. Se il CSM viene eletto secondo le correnti, io, modestissimo cittadino, non me ne fido. Quando poi un magistrato si candida alle elezioni in un partito X o Y, non ho alcuna fiducia in lui non soltanto quando si candida, ma con effetto retroattivo, cioè penso che non fosse credibile neanche prima.

 E non dimentichiamo che, in mezzo a un mare di leggi scritte spesso alla buona, non mancano i giudici dalla fantasia sbrigliata che se le interpretano secondo le loro privatissime ideologie; e, quando tutto manca, si ricordano di qualche convenzione internazionale del 1888 avanti Cristo! I magistrati non fanno le leggi, le applicano.

 Riassumendo, urge una profonda riforma della Giustizia, a cominciare proprio dal CSM. E il primo atto è ricondurre i magistrati entro le precise regole della divisione dei poteri; ed entro ancora più precisi limiti: un magistrato deve essere, e deve anche apparire, del tutto estraneo alle contingenze della politica. Non basta, come ciancia Palamara, che non compia “atti penalmente rilevanti”; basta che leda l’immagine della Giustizia, perché sia moralmente colpevole, e vada allontanato. Se no, io, cittadino qualsiasi e quidam de populo, non mi fido.

Ulderico Nisticò

 

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