E il CSM?

Secondo l’art. 87 costituzione scritta, il presidente della Repubblica detiene moltissimi poteri; secondo la costituzione materiale, che è quella reale, i presidenti hanno sempre rinunciato ad esercitarli, con qualche estemporanea, rara e confusa eccezione. Perciò l’imminente elezione m’interessa poco.

Tra i poteri c’è la presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), quel CSM che tutti sanno tutti tranne giornali e tv, essere chiacchieratissimo, anzi oggetto di precise accuse.

L’attuale CSM non ha fatto nulla per difendersi, anzi non ha battuto ciglio, e ha fatto finta di non sentire; e il presidente del CSM (vedi sopra) non solo non ha detto una parola, ma non si è mai fatto vedere da quelle parti. Tutto questo, ovvio, per nobilissimi e legittimissimi motivi, che però io non condivido minimamente. E mi ricordo sempre di Cromwell del 1653, quando, per liberare l’Inghilterra da un parlamento corrotto, riassunse la questione così: “In nome di Dio, andatevene!” Fu preso subito sul serio. E invece il CSM è sempre lì: legalmente, è chiaro, chiarissimo.

A luglio 2022, il CSM dev’essere rinnovato.
Ogni tanto qualcuno sussurra, molto timidamente, di riforma, e c’è in corso anche un referendum. Sulla faccenda è calato un silenzio pesante quanto una piramide. Ad oggi, 15 gennaio, se si votasse stasera, si voterebbe con le stesse regole scritte – e, peggio, con le stesse manovre reali e non scritte – dell’attuale e chiacchieratissimo CSM.

Intanto vi faccio notare che del CSM non parla più nessuno. Alla faccia della libertà di stampa!

Ulderico Nisticò