E se magari torna la politica?

 La politica in Italia – ma anche altrove – è una categoria sociologica sparita da almeno gli anni 1990. Sommersi i vecchi partiti dai loro scandali, ne abbiamo visti nascere e vincere e perdere e svanire a decine, con nomi di piante e animali e altre fantasie; e mentre non si scorge nemmeno un fiato che si possa chiamare idea, e figuratevi ideologia. Dal 2011, l’Italia è stata in mano a tecnici, ogni volta sbandierati come geni della finanza e salvatori della patria, e ogni volta falliti. Sparita è la politica dalle piazze: se uno di Soverato si volesse iscrivere a un qualsiasi partito, dovrebbe telefonare direttamente a Berlusconi, Letta, Meloni, Renzi, Salvini eccetera a Roma, perché a Soverato non c’è nessuno, e nemmeno a Catanzaro.

 Da un punto di vista politologico, c’è stato un fatto nuovo il 25 settembre: la vittoria di un movimento nettamente identificabile come di “destra” e di una coalizione di destracentro, e che non pare abbia alcuna intenzione di “tendere al centro” come fecero, dal 1994, i governi di centrodestra, di solito fallendo giocando al centro. Se gli elettori votano destracentro, è palese che non vogliono andare al centro ma restare di destracentro.

 NOTA: Uso le parole destra, e a seguire sinistra, giusto per brevità.

 La sinistra ha perso, nonostante un poderosissimo gramsciano apparato di intellettuali, tv (anche berlusconiane), giornali, film, canzoni e messaggi subliminali anche dai pulpiti. Ha mostrato il suo plurisecolare limite, quello di essere divisa in gruppi e gruppetti dalle insanabili fratture ideologiche… cioè di parole.

 Non è la prima volta che perde, la sinistra, però finora andava lo stesso al governo; oggi, per effetto del 25 settembre, ha perso e non governa. Stupita, per il momento annaspa: articoli femminili o maschili; riesumazione dell’antifascismo; letture approssimative della costituzione; magari speranza di far cadere Meloni… per la legge Scelba; scoperta della Fiamma che sta in vista dal 1946; agitazione di quattro studenti oggi in ponte dei Santi; e tentativi di reideologizzazione affidati a vecchi fanatici. Per ora, è solo annaspare; però, non si sa mai, la cura dimagrante del 25 settembre potrebbe anche sfociare in una sinistra non più intellettual-borghese-radicalchic; bensì attenta a quel che rimane della classe operaia e lavoratrice in genere. Esiste per questo, la sinistra, e non per poeti piagnoni segue cena con altre retribuzioni.

 Chissà se tornerà la politica, e senza equivoci e senza la favoletta che “in fondo in fondo diciamo la stessa cosa”, detta anche, più elegantemente “i valori comuni”, il che non è affatto vero, e fa solo confusione e compromesso e tira a campare.

 È anche una questione di cultura, se questa parola torna a significare cultura e non chiacchiere a ruota libera e frasi fatte e facce arrabbiate a favore di telecamere. Ovvero, e lo suggerisco a tutti, prima di decidere che deve fare o non fare qualcuno il 25 aprile, informatevi su cosa accadde almeno dal 1914-18 (interventismo e guerra), dal 1919 al ‘22 (crisi e fallimento di liberali e socialisti, nascita e ascesa del fascismo), dal ‘22 al ’43 (regime e sostanziale consenso; poi sconfitta in guerra); dal ’43 (RSI e partigiani: ma quelli di prima del 25 aprile, non quelli di dopo). Provate a chiedere in giro, e vedrete se la gente ne sa qualcosa!

 Però bentornata, forse, la politica.

Ulderico Nisticò