Economia di guerra

 Premessa di fondo: i ciuchi con tre lauree che stanno a Bruxelles, o ne dipendono, sono riusciti nel miracolo, unico nelle millenarie vicende della finanza, a scatenare una potentissima inflazione in presenza di una moneta forte; quando anche uno scolaro del primo anno di ragioneria sa che dovrebbe essere il contrario. Asini! E veniamo ai guai che ci aspettano.

 In tutta la storia umana, l’economia condiziona la guerra, e la guerra condiziona l’economia. A noi stanno dicendo che, per una guerra sul Don e Mar Nero, dovremo subire restrizioni e sofferenze come se la guerra l’avessimo noi in casa.

 Durante la II guerra mondiale (1939-45), tutti gli Stati belligeranti imposero ovvie regole ai loro cittadini: l’oscuramento al tramonto per non dare segnali agli aerei nemici; censura su tutte le comunicazioni per non fornire informazioni… Quanto all’economia, razionamento delle risorse anche alimentari: in Italia, la tessera per poter comprare cento grammi di pane a testa; limitazioni di viaggi… Ma dal 1939 al ’45, quasi tutti gli Stati europei erano soggetto e oggetto di combattimenti. Per fare un riassunto, le forze armate italiane furono impegnate in Africa Orientale, Libia, Egitto, Francia, Grecia, Balcani, Mediterraneo, Atlantico, Russia… per un totale di quattro milioni di uomini, e l’ovvia necessità di produrre per lo sforzo bellico.

 Oggi, che, almeno alla data del 22 agosto, non siamo in guerra guerreggiata, ci dicono che dovremo ridurre il riscaldamento d’inverno e la pubblica illuminazione. Brutti segnali, vero? E già, da quando l’Europa ha imposto le sanzioni… a se stessa, le AUTOsanzioni!

 All’Europa (dis)Unita manca desolatamente la politica. I vari Prodi, Monti, Fornero, Ursula, Draghi eccetera sono come quei ragazzini che hanno superato brillantemente la prova orale di guida, e così così quella pratica; comunque hanno la patente, però non sanno guidare di fronte alla benchè minima difficoltà, e figuratevi se in pericolo.

 Del resto, insegna Platone, i tecnici devono eseguire, non comandare: un’operazione mentale di cui sono, per natura e per studi, incapaci.

Ulderico Nisticò