Chissà quanti miei coetanei si ricordano dell’Educazione alla salute di una ventina di anni fa? Secondo il Ministero (chissà quale ministro di quando cadevano come le foglie?), doveva servire a spiegare ai ragazzi che la droga fa male; in realtà non salvò nessuno dall’ingurgitare porcherie, però ne beneficiarono alberghi, ristoranti, bar, e più o meno sedicenti esperti del nulla tranne che di chiacchiere.
Ora vi spiego come si fa l’educazione sentimentale, e, in qualche modo, anche sessuale. Si fa, semplicemente, attraverso l’arte e la letteratura. Avevo dieci anni, quando don Pacifico spiegò che la Guerra di Troia era scoppiata perché Paride aveva rapito… macché, perché Elena era scappata con Paride. E, senza entrare nei particolari pruriginosi, comunicò agli astanti che i due piccioncini non erano mossi da intenti turistici da Sparta a Troia!
Divenuto professore, io facevo commuovere gli allievi, soprattutto le fanciulle, con la storia di Paolo e Francesca, non dimenticando però di far notare che i due non si trovano nel Paradiso tra gli spiriti amanti el Terzo Cielo, bensì nell’Inferno in quanto peccatori. C’è anche un giallo, ma ne parliamo un’altra volta. Leggendo “Chiare, fresche, dolci acque” del Petrarca, non potevo tacere che la nobilissima Laura certo il bagno non lo faceva stravestita di lusso come alla corte (tiravo a indovinare) di Avignone.
L’anno seguente, a parte dover leggere come si (s)vestivano le “sfacciate donne fiorentine” (Purg. XXIII), turbavo in modo salutare la scolaresca con l’interpretazione psicanalitica (non ci vuole Jung, è palese) del duello fra Tancredi e Clorinda del Tasso. Quanto a turbamenti, erano tutti belli e cresciuti.
Più di una volta mi toccò chiarire che don Rodrigo non era un romantico rivale d’amore di Renzo, e tanto meno voleva sposare Lucia; e si trattava di tutt’altra e più losca faccenda.
Per la letteratura greca e latina sotto questo aspetto, mi ci vorrebbero centinaia di pagine. Mi contento di Catullo, dovendo circostanziare la classe che Lesbia lo amava sì, solo che nel senso che ella amava ANCHE lui in mezzo a “moechos trecentos” (carme 11); sebbene mi stuzzicasse di più, nello stesso componimento, la tirata contro Cesare. Aggiungo Saffo sul fatto che Elena non era una tenera madre di famiglia ma una che scappò per amore, dando la colpa ad Afrodite.
Quanto a statue e quadri e opere liriche… sorvoliamo.
A che serve questo mio retroattivo volo nei ricordi professionali? Serve ad affermare che compito della scuola è insegnare la verità; e non cascare nel politicamente corretto e trasformare l’insegnamento in stucchevoli cene a base di dolciastri bignè. Se no, i fanciulli vanno altrove a cercarsi del salutare peperoncino.
Amici lettori, se dalla poesia togliamo la guerra (49%) e gli amori sbagliati (altro 49%), resta solo la Vispa Teresa; se però volete sentire le due versioni goliardiche dell’antica storiella per bambini, ve le recito in privato.
Ah, i moduli. Ci stiamo già ridendo sui social, circa la legge sul consenso debitamente espresso con prestampati e marche da bollo, presente al talamo un notaio. Tranquilli, il primo processo serio mostrerà tutta la vaghezza della legge approvata all’unanimità.
Ulderico Nisticò