Mi capita, in questi giorni, come immagino a tanti, di leggere e scorrere sullo smartphone notizie sulle prossime elezioni comunali e soprattutto nomi, liste, programmi, volti che si presentano, parole che provano a distinguersi.
Appaiono principalmente da Satriano, Montepaone, Davoli ciascuno con le proprie specificità, con la propria idea di futuro. Poco più in là Soverato, che in questa fase non è chiamata al voto, resta sullo sfondo.
Mi soffermo su queste realtà territoriali non per un motivo specifico, ma per una ragione più semplice: sono dentro una bolla di prossimità. Sono i luoghi che, per vicinanza geografica e per percorsi personali, si incrociano più facilmente nel mio sguardo, nella memoria e … sullo smartphone. È da qui che parte l’osservazione.
Ma sarebbe un errore fermarsi su questo punto, perché ciò che avviene, con variazioni minime, accade anche altrove. È un esercizio che conosco, per formazione e per abitudine. Anni fa mi è capitato di seguire queste dinamiche più da vicino, occupandomi di cronaca locale, entrando nei dettagli, leggendo tra le righe dei fatti e delle persone.
E la tentazione, lo ammetto, sarebbe quella di tornare lì, analizzare caso per caso, distinguere, valutare, perfino prendere posizione su singole realtà che non mi sono estranee, in primis Satriano a cui sono legato per origini paterne e Montepaone che conosco bene.
La penna, in effetti, “scappa” in quella direzione. Poi però, forse per una forma di disciplina o semplicemente per esperienza, prevale un’altra esigenza: provare ad alzare leggermente lo sguardo. Non per sottrarsi al merito, ma per collocarlo dentro una prospettiva più ampia. Perché il punto, oggi, non è solo ciò che accade in questo o in quel comune del basso Ionio. È ciò che questi comuni, insieme, rappresentano.
E, soprattutto, ciò che non riescono ancora a diventare. Chi conosce il territorio sa che le distanze sono minime e le connessioni continue. Si attraversano confini amministrativi senza accorgersene, si condividono servizi, si incrociano economie e bisogni. È già, nei fatti, un sistema. Ma spesso non viene pensato come tale.
E questo, alla lunga, pesa. Si pensi, ad esempio, alla mole quotidiana di studenti che si sposta da questi centri verso le scuole superiori, o ai percorsi, meno visibili ma altrettanto significativi, di chi si muove per accedere a servizi sanitari, all’ospedale, agli studi professionali, ad esercizi commerciali grandi e piccoli, a ciò che non trova sotto casa.
Traiettorie silenziose che raccontano più di molte analisi. E qui si misura la qualità della politica. Non sempre nel modo in cui la si racconta. Non nella capacità di amministrare bene la propria cittadina, cosa importante ma non sufficiente, bensì in quella di comprendere che nessun paese, oggi, può bastare a se stesso. Non più.
Le principali sfide che emergono, e che i candidati, ciascuno a modo proprio, intercettano, hanno una natura che supera il livello comunale. Riguardano la tenuta demografica, le opportunità per i giovani, l’accesso ai servizi essenziali, la qualità delle infrastrutture.
Questioni concrete, quotidiane. Che però non si risolvono da sole. È qui che si avverte, talvolta, uno scarto. Da un lato, una politica ancora legata a una dimensione strettamente locale, legittima ma insufficiente.
Dall’altro, la necessità, sempre più evidente, di una visione capace di tenere insieme i territori, di farli dialogare, di costruire quella rete che tutti evocano e pochi praticano davvero. Il problema non è che i comuni sono piccoli. È che continuano a pensarsi da soli.
Non è un passaggio semplice, perché implica un cambio di mentalità. Significa, in qualche misura, rinunciare a una parte di autosufficienza apparente per guadagnare in efficacia reale. Significa comprendere che la collaborazione non è una concessione, ma una condizione. E, soprattutto, significa riconoscere che alcune partite si giocano su un livello diverso.
Il basso Ionio, come altre aree della Calabria, non ha bisogno di essere raccontato come una periferia. Ha bisogno di essere interpretato come una parte attiva di un sistema più grande, con le sue fragilità, certo, ma anche con le sue risorse, che non sono poche né marginali.
Per questo, l’auspicio che accompagna queste elezioni va oltre il voto. Riguarda chi sarà chiamato ad amministrare domani in questi comuni, ma riguarda allo stesso modo chi già amministra nei centri vicini e chi lo farà nelle prossime tornate.
Serve una classe dirigente capace, sì. Ma anche riconoscibile. Una visione condivisa, una capacità di stare dentro un disegno più ampio, una consapevolezza che il territorio cresce solo se cresce insieme.
E se si allarga ancora lo sguardo, quanto basta per non perdere il contatto con la realtà, il discorso cambia scala ma non natura. Il Mezzogiorno, da troppo tempo, resta sospeso tra ciò che attende e ciò che arriva sempre dopo.
Non fa rumore, ma si avverte nelle distanze che si allargano e nei diritti che faticano a diventare reali. L’augurio è che col tempo riesca a farsi ascoltare anche oltre il luogo in cui quelle esigenze prendono forma. Nella fiducia che, prima o poi, ogni territorio sappia riconoscere le voci capaci di portarlo un po’ più lontano.
Fabio Guarna – Soverato News