Elezioni dopo la vendemmia e ius condendum

Prima andremo a vendemmiare, poi, “all’ultimu d’a vindigna”, forse ci recheremo anche alle urne. Salvo incidenti… e dopo ottobre, viene Natale.

Non si vota in Calabria, però non si voterà nemmeno a Napoli, quindi De Magistris resta sindaco, e magari gli passano i bollori.

Mancano comunque otto mesi, e in otto mesi può capitare di tutto; e Tansi forse evita di intrupparsi con De Mag, Lucano e Pino Aprile con annesso genocidio e altre fandonie; eccetera. Boh, vedremo.

Intanto siamo in un palese caso di ius condendum, come si diceva quando il diritto parlava la lingua in cui è stato inventato (o, più esattamente, è stata inventata la lingua latina per il diritto). Lo ius conditum è quello vigente, che regola la situazione attuale, anzi, di solito, la situazione pregressa. Ma intanto le cose cambiano, e non possiamo aspettare che qualcuno scriva una legge, e la legge si scrive da sola, secondo i fatti.

Lo ius conditum diceva che, venuto meno per qualsiasi causa il presidente, si doveva votare entro 60 gg, quindi subito dopo Natale 2020; stiracchiando, il 14 febbraio ‘21; fino a poche ora fa, l’11 aprile. Intanto si dovevano sciogliere Giunta e Consiglio, salvo ordinaria amministrazione, o, al contrario, casi gravissimi. E invece ad oggi 5 marzo, c’è un presidente effe effe, si sono assessori e ci sono anche consiglieri. Lo ius conditum si oppone, ma siccome non possiamo stare senza Regione, il conditum è scaduto e di fatto abolito, è si sta formando quell’altro: il diritto non sancito, ma da sancire, condendum. Ah, il latinorum.

La Calabria, come è noto, è ultimissimissima di tutto, persino di vaccini; e la sua economia è collassata, pure quel poco che c’era. Eccetera. Ha urgenza di un governo, e non può aspettare ottobre più mesi per le trattative. Servirebbe un governo straordinario, formato da poche e serissime e decise persone.

Ovvio che non sto pensando a designazioni dai partiti, anche perché, soprattutto perché in Calabria non ci sono partiti. Esempio, la Lega, che nei sondaggi precipita dal 22 a nemmeno l’8; e il cui attuale anonimo commissario, Saccomanno, sta giocando alle nomine come quando da ragazzini c’inventavamo un esercito di tutti ufficiali, e soldato semplice il cane; e tutto il resto è noia. Il PD, invece di ottobre, può puntare dritto dritto al 2 novembre! Forza Italia vuole il presidente come il Cavaliere di Calvino, che era inesistente. Perciò il parere dei partiti conta il due di coppe con briscola a spade.

Mi divertirebbe un gruppo di autoconvocati; ma a una condizione, che la riunione la diriga io, con microfoni tarati a dieci minuti nel senso di seicento secondi, poi si spengono, parlassero anche Demostene o Cicerone. Basta questo, per escludere il 95% dei verbosi intellettuali calabresi.

Io farò, in questo sogno, il capo della cultura. E saranno dolori per tutti i piagnoni e sfilatori con fiaccole e antimafia segue cena e nostalgici di una Magna Grecia di cui non hanno la minima idea manco dove e quando ci fu… ah, dimenticavo gli sbarcatori di Ulisse ogni due chilometri e Templari anche più vicino. E la Calabria proverà l’ebrezza della cultura sul serio.

Tranquilli, non succederà mai, e la Calabria continuerà, per esempio, a dimenticare Dante con Gioacchino. Meno male che ci sono io, e che faccio da solo senza chiedere né soldi né il permesso a nessuno.

Ulderico Nisticò