Elezioni obbligatorie

 Pare che l’intenzione di non voto vada verso il 40%. Io stesso, se devo fare appello a concezione della vita e del mondo, filosofia, ideali e ideologie, beh, la mia scelta su come trascorrere il prossimo 25 settembre sarebbe più che ovvia: in campagna, e fino a tarda notte. Se però faccio due conti, scopro, con questa assurda e truffaldina legge elettorale, come non votare sia esattamente lo stesso che votare, perché, tecnicamente, va a vantaggio di qualcuno. Se tolgo un voto a X, il vuoto numerico verrà riempito da Y.

 Osservate le liste in formazione, gli apparentamenti, le vaghe somiglianze: toccherà a moltissimi votare per chi sia meno lontano. Nel mio caso, lontano semestri luce invece di anni luce. Forse.

 Idem e peggio per i nomi. I candidati verranno scelti dai partiti, come è sempre successo dal 1946; ma allora, e per qualche decennio seguente, almeno i partiti c’erano; oggi sfido chiunque a mostrarmi l’elenco dei tesserati con tessera e quota sociale; e dirmi quale congresso ha eletto segretario Pinco a Palla. I candidati saranno dunque, per dirla all’antica, octroyès, cioè nominati da qualche re… ahahahahah, re lo dico per ridere.

 Votare senza preferenze? Lo stessissimo, perché le liste sono compilate per aiutare Caio invece di Sempronio.

 Ebbene, visto che tutti vi riempite la bocca di democrazia inglese (ignorando come si siano formate le istituzioni da quelle parti, con decapitazioni di re, tirannidi repubblicane, monarchia intangibile scandali inclusi, compromesso vittoriano, imperialismo: studiate!), allora facciamo davvero all’inglese: collegi uninominali a maggioritario secco; e risulta chi piglia un voto in più. I candidati, in genere, sono due, e chiaramente distinguibili per ideologia: altro che tre cambi di partito in quattro anni! se la camera non va bene, si scioglie e si vota di nuovo. E, in pieno 2022, resta una camera ereditaria (con qualche cooptazione), in cui siedono i discendenti dei medioevali cavalieri normanni e dei più moderni pirati, e per il solo fatto di essere nati in un albero genealogico.

 Da noi, come già avvertiva padre Dante in Purg. VI, “un Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene”, cioè il primo insignificante avventuriero che s’infila in un partito qualsiasi.

Ulderico Nisticò