Emergenza affitti: interviene l’avv. Elisabetta Saffioti


L’emergenza sanitaria avanti alla quale, l’ormai conosciutissimo, Covid-19 ci ha messi di fronte, costringendoci a rimodulare le nostre vite private e lavorative, ha fatto, altresì, emergere, a seguito degli urgenti e necessari interventi legislativi, una innumerevole serie di nuovi conflitti tra i consociati.
Tra le questioni che nel nostro territorio credo abbiano una maggiore rilevanza vi è certamente quella inerente al pagamento dei canoni di locazione da parte dei conduttori di immobili adibiti ad uso commerciale.

A partire dalla metà di marzo, quasi quotidianamente, mi giungono richieste di tutela tanto da parte dei proprietari degli immobili quanto da parte degli inquilini. I primi preoccupati dagli inadempimenti dei secondi e questi ultimi interessati, invece, alla revisione dei canoni concordati o alla sospensione dei pagamenti.

La questione non è affatto banale se si considera l’innumerevole mole di soggetti proprietari di immobili che vedono proprio nel canone locatizio la loro unica o maggiore rendita. Soggetti questi che, per come è strutturato il c.d. decreto Cura Italia, a fronte dei mancati pagamenti del canone di locazione alle scadenze prefissate negli accordi pattizi, si ritrovano senza alcuna entrata e senza alcuna tutela, non potendo neppure ricorrere agli strumenti previsti dalla decretazione d’urgenza.

Seppure il decreto non abbia previsto l’obbligatoria sospensione o decurtazione del canone di locazione è assolutamente concreto il rischio (ed anzi per i mesi di marzo e aprile è già successo) che gli inquilini – su cui sia chiaro nessuna colpa grava, posto che anche essi non stanno affatto vivendo momenti facili a causa della doverosa chiusura delle loro attività – non paghino il canone e, di conseguenza, i locatori la cui unica o principale entrata sia proprio data dalle rendite della locazione si ritrovino di colpo senza entrate e senza tutela, non potendo accedere ad alcuno strumento di contenimento degli effetti negativi che l’emergenza ha prodotto in tutto il tessuto economico e sociale.

Vero è che qualcosa il legislatore ha previsto, il riferimento corre al credito di imposta pari al 60% del canone di locazione per il mese di marzo, ma a parere di chi scrive non è bastato, non basta e non basterà.
Stiamo correndo il serio rischio che si crei una nuova categoria di soggetti (i locatori) improvvisamente sprovvisti di entrate e, soprattutto, di tutele.

L’auspicio è che il prossimo intervento di legislazione emergenziale abbia maggiore cura di tali categorie e contemperi meglio gli interessi in gioco, fornendo ai conduttori, a tutt’oggi impossibilitati ad esercitare l’attività lavorativa, concreta possibilità di continuare a corrispondere il canone di locazione, di modo che ambo le parti possano concretamente continuare ad ottenere le utilità connesse ai contratti in essere.