Emigrazione sanitaria

 Emergono numeri preoccupanti, di una spesa annua vicina a 200.000.000 di euro che la Calabria elargisce ad altre regioni, in particolare a Lombardia e Lazio, per cure mediche. E soprattutto a strutture private. Calma con le illazioni e le calunnie generiche: avviene da sempre e sotto tutte le Giunte regionali, quindi di centrodestra come di sinistra.

 Come succede? E lo sappiamo che tutti hanno un parente a Roma o a Milano, e si trova un volo a prezzi scontatissimi; ma il costo delle operazioni sanitarie lo paga la Regione; e quindi sottrae risorse a una sanità calabrese già in ben note difficoltà finanziarie e accresce il debito.

 E come mai un calabrese per curarsi emigra? Il primo motivo è che la sanità calabrese è avvolta da pessima fama. Io non sono sicuro sia meritata, e casi di “malasanità” avvengono da tutte le parti; e che, per casi veri, non ce ne siano tanti enfatizzati da giornali, tv e luoghi comuni da salotto; mentre tantissimi sono i casi che seguono un corso normale, ed esito soddisfacente.

 Vero che lunghe sono le liste d’attesa, e forse ciò è dovuto a difetti di organizzazione; ma i medici e infermieri calabresi non sono, mediamente, peggiori di altri; e non mancano eccellenze: quelle reali, dico, non quelle vantate sui cartelloni.

 Conclusione, si può capire che un calabrese vada a curarsi a Sassari o a Udine perché soffra di una patologia particolare e trovi lì un reparto specializzato; meno, molto meno, che vada a Cuneo o a Lecce o all’estero per generica sfiducia, quando la stessa cosa c’è a Catanzaro.

 È quindi, pure in questo caso, una questione di cultura. La prima cosa che dovrebbe fare la Regione a questo proposito è pubblicare i dati ufficiali: quanti ammalati calabresi curati in Calabria, e con quale successo o meno… Poi rendere nota la situazione reale in Calabria: quanti e quali reparti siano presenti, e come si rendano accessibili.

  Urge superare la mentalità dei “posti letto”, che sanno tanto di “posti”(roba da anni 1970!), e ammodernare non solo la strumentazione, ma soprattutto i medici. E ricordo che uno strumento iperelettronico megagalattico fantascientifico costa due soldi, e molto, molto di meno di un “posto letto”! Bisogna saperlo adoperare.

 E, perché no, è ora d’inventarsi qualche reparto anche in Calabria, che attiri flussi in senso contrario.

Ulderico Nisticò