Emilia Romagna, e Calabria

Nicola Bombacci

Come sono significative le facce dei giornalisti nazionali quando ci annunziano che, con ogni probabilità, le sorti politiche del Conte 2 e dell’Italia in genere possono dipendere dall’esito delle elezioni regionali del 26 in Emilia Romagna… poi si ricordano, e, con sguardo tra furbo e rassegnato, aggiungono anche Calabria.

Della Calabria è fin troppo ovvio che non gliene importa niente a nessuno in tutta la Fatal Penisola. Et pour cause:

– L’E. R. conta quattro milioni e mezzo di anime; la Calabria, ufficialmente, due, ma sappiamo bene quanti vivono stabilmente altrove.
– L’E. R. è una delle aree più ricche e attive dell’Occidente, quindi del mondo; la Calabria è la terzultima fra 360 regioni d’Europa.
– L’E. R. produce di tutto: agricoltura di quantità e qualità; industria avanzata; turismo tutto l’anno, integrato con l’economia locale. La Calabria campa di stipendi, e, oggi, pensioni. Il turismo calabrese, sono 15 giorni arrangiati di chiasso agostarico.
– L’E. R. vanta servizi efficientissimi; sulla Calabria stendo un velo pietoso di granito.

Ma poiché stiamo parlando di politica, ebbene, la differenza di fondo tra l’Emilia Romagna e la Calabria è squisitamente politica. La Calabria, nel caso meno peggiore, conta dei filosofi della politica, un evidente ossimoro; ma quasi tutti furono e sono politicanti, onnipotenti al paese, quasi ignoti nel capoluogo, muti in parlamento anche per difetto di lingua italiana; e figuratevi i presidenti e consiglieri della Regione. E infatti la campagna elettorale della Calabria praticamente non esiste: qualche riunione in bar per non far vedere che sono quattro gatti.

Del resto, la formazione delle liste – avvenuta la notte tra il 27 e il 28 dicembre – mostra degli evidenti girella dell’ultima ora; e 22 ricandidati di un Consiglio regionale fasullo; e idee serie, zerooooooooooooooooooooooooooooo.

Argomento cultura, vuoto torricelliano. Attenzione: i candidati non esprimono nemmeno promesse, ma sognano e dichiarano sorridenti utopie di imminente progresso e felicità, a cui ovviamente non credono per primi loro. Non ho nessunissima simpatia per le sardine: ma a Bologna ce n’erano migliaia; a Riace non arrivavano a trecento; e, dopo quella passeggiata, le calabri sarde si sono messe subito in ferie natalizie prolungate.

Ai candidati calabresi sta benissimo così. L’ultima volta votò il 45%, quest’anno sarà di meno. Grasso che cola per i candidati: se votasse il 90, per nessuno di loro ci sarebbe storia. Insomma, meno si parla di politica, più è facile che vengano rieletti: e sono altri cinque anni di stipendione, unica loro speranza.

In Emilia Romagna nacquero, nel 1879 Nicola Bombacci, nel 1883 Benito Mussolini. Amici ed entrambi socialisti massimalisti, questi nel 1919 fondò il fascismo eccetera; Bombacci invece nel 1921 fondò, con Bordiga e Gramsci, il Partito Comunista d’Italia; per poi distaccarsene, e, dopo il 1936, avvicinarsi al fascio, soprattutto negli ultimi tragici e disperati mesi, quelli di Salò. Quando andava a trovare Benito, si annunziava cantando a gran voce un vecchio stornello squadristico: “Me ne frego è il nostro motto; che m’importa di morir? Me ne frego di Bombacci e del sol dell’avvenir”. Cadde fucilato a Dongo.

Politica sentita, meditata, sanguigna, faziosa, cattiva, passionale, in Emilia Romagna… mai in Calabria, qui siamo tutti amici, tutti alla stessa cena, tutti della stessa loggia o peggio; tutti parenti.
Insomma lì fanno, e in Calabria pensiamo e parliamo: chi volete che ci fili?

Ulderico Nisticò